FortissimaMenteFin dai primi anni di università i miei professori insistevano nel dire che oltre l’80% dei fastidi che i pazienti lamentano presso i medici di base sono di origine psicologica.

Da studente alle prime armi questa percentuale mi sembrava eccessiva ma andando avanti ed entrando sempre più nel merito della professione mi sono accorta che queste stime non sono affatto azzardate.

Molti disturbi psicologici infatti presentano anche una sofferenza nel corpo. Ad esempio, chi soffre d’ansia non è semplicemente molto preoccupato, ma sperimenta fastidi a livello dell’apparato gastrointestinale, soffre di tachicardia, tremori, sudorazione eccessiva, sensazione d svenimento.
Chi è depresso non è solo molto triste, ma ha dolori diffusi in tutto il corpo, non dorme, non mangia, si sente sempre troppo stanco.

Spesso le persone che sperimentano malesseri psicologici non riescono a capire il nesso tra psiche e sensazioni corporee ed insistono troppo a lungo con visite ed esami medici.
Non raramente mi capita che arrivino in terapia pazienti che soffrono da anni, hanno fatto ogni sorta di controllo, preso vari farmaci e addirittura in certi periodi della loro vita hanno rinunciato a curarsi, quasi rassegnati al loro malessere.

Ultimamente i ricercatori psicologi si stanno interessando anche al dolore cronico: si tratta di quelle sofferenze, come mal di testa, mal di schiena o dolori diffusi e fastidiosi che persistono magari da anni e per i quali la medicina fatica a trovare una causa chiara ed anche una cura adeguata.
Sembra che un adulto su cinque presenti forme di dolore cronico. Le cause principali dei dolori cronici sono i traumi fisici, come le distorsioni, gli interventi chirurgici, lesioni al sistema nervoso.

I risultati della attuali ricerche sembrano dimostrare che un male insignificante può diventare cronico perché è stato memorizzato da qualche parte nei circuiti neuronali del dolore.
I ricercatori per ora hanno capito che alcuni dolori, anche se deboli, che si sono sofferti in tenera età a volte imprimono delle tracce definitive nei circuiti neuronali in via di sviluppo, tanto da alterare la sensibilità al dolore per sempre. Pensate che all’ospedale di Toronto, negli Stati Uniti, hanno fatto degli studi su bambini circoncisi alla nascita. Hanno notato già all’età di 4 e 6 mesi delle notevoli differenze di risposta al dolore in quei bambini che erano stati circoncisi senza anestesia rispetto a quelli che lo erano stati con l’uso di anestetici. I primi infatti si lamentavano molto di più quando venivano sottoposti a vaccinazione rispetto agli altri.
La stessa cosa è stata notata nei bambini nati prematuri alla nascita, che in età precoce hanno dovuto subire molte cure mediche invasive. Questi bambini rimangono molto più sensibili al dolore sia in età infantile che in adolescenza rispetto agli altri bambini nati a termine e diventati adulti, possono sviluppare sindromi dolorose che sono difficili da diagnosticare.
Sembrerebbe proprio che il sistema nervoso centrale immagazzini la memoria del dolore nel lungo termine. 

La domanda adeguata è quindi: è possibile dimenticarsi del dolore?
È possibile farlo dal punto di vista farmacologico, utilizzando delle sostanze, come ad esempio gli oppioidi, che riducono le risposte di alcuni neuroni al dolore, oppure anche con dei trattamenti psicologici.
Sembra assurdo che chi sente un dolore solo corporeo possa trarre giovamento da una terapia psicologica, ma questa viene sempre più spesso consigliata quando altri tipi di interventi hanno fallito.

Proprio quest’estate mi ha chiesto aiuto una paziente che corrisponde alla descrizione che ho fatto fino ad ora; vorrei raccontarvi la sua storia a titolo esemplificativo.
Questa paziente era una ragazza appassionata di sport, specie di corsa podistica, tanto da avere partecipato a numerose maratone. In seguito ad uno sforzo inizia a sentire molto dolore ad un ginocchio, per questo motivo subisce ben tre operazioni, nessuna di esse risolutiva.
Dopo questo evento non è più la stessa, oltre a sentire sempre fastidio al ginocchio, è demoralizzata ed ogni volta che parla delle operazioni subite l’assale una forte ansia. Prova vari tipi di cure fino a che un fisioterapista esperto, accorgendosi del suo disagio anche a livello psicologico, le consiglia un percorso psicoterapeutico.
Dopo poche sedute di trattamento, la ragazza ha notato dei miglioramenti: non ha più sperimentato ansia nel ripensare al periodo delle operazioni e del dolore acuto e ha iniziato a sentire meno fastidio al ginocchio. Il traguardo più importante è stato accettare che non le sarebbe più stato possibile correre come un tempo (consapevolezza che invece la rendeva piuttosto depressa).
Grazie e questo lavoro è riuscita a vedere delle alternative, sia per gestire il dolore, sia per continuare a fare sport ma in modo più tranquillo. Il solo intervenire sul corpo non le sarebbe bastato.

Per maggiori informazioni visita il sito: www.psicoborgaro.it

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