Poco prima di Natale, le salme di re Vittorio Emanuele III e della regina Elena sono state tumulate nel bellissimo santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì.
Sull’onda dell’emozione e dell’indignazione personali avrei voluto scrivere subito un pezzo sull’accaduto, ma poi il raziocinio ha preso il sopravvento e consigliato di lasciar sedimentare un po’ i pensieri. Però, a distanza di circa un mese, i fatti di cronaca hanno riportato prepotentemente in prima fila la necessità di buttare giù due righe per sfogarsi.
Qualcuno dirà: dove sta lo scandalo nella traslazione delle spoglie dei due reali (rispettivamente da Alessandria d’Egitto lui, da Montpellier lei) a distanza di decenni dalla fine della monarchia in Italia?
Ebbene, lo scandalo c’è eccome, per chi scrive (e può valere assai poco), ma anche per molti italiani che non hanno dimenticato chi era Vittorio Emanuele III.
Ma cominciamo da come sono arrivate le spoglie del monarca: in gran segreto, di notte, su di un volo militare (quindi di Stato), perché? Perché un volo di Stato (quindi a nostre spese)? Pare poi che ad organizzare il tutto sia stata una nipote, all’insaputa degli altri parenti stretti, ma soprattutto all’insaputa di chi doveva saperlo, cioè il popolo italiano.
E poi perché ad accogliere le spoglie vi erano le autorità dello Stato italiano? Ma a partire dall’altro nipote Emanuele Filiberto, la vergogna non sarebbe il rientro, ma la segretezza dello stesso perché non c’è nulla di cui vergognarsi: questione di punti di vista, certamente… La vergogna per i Savoia starebbe nel fatto che le salme non siano state portate a Roma, al Pantheon, “dove dovrebbero stare”. Troppo indegno e periferico il bellissimo Santuario cinque-seicentesco di Vicoforte (tra l’altro fatto costruire dal loro antenato Carlo Emanuele I)? E certo, ci mancava solo una cerimonia di Stato in pompa magna.
Qualcuno potrebbe chiedersi perché il sottoscritto, ma anche molti italiani ben più autorevoli, si scalda per tutto questo: un morto è un morto e ci va rispetto e pietà. Certamente sì… Stupisce però che ad organizzare tutto ciò sia stato un Governo di centrosinistra ed un Presidente della Repubblica che richiama, ad ogni occasione, l’attualità dell’antifascismo e la tutela della memoria storica.
Stupisce poi che il rientro sia avvenuto proprio in un periodo in cui si assiste, troppo passivamente, al risorgere di gruppi di estrema destra, del neofascismo e del razzismo xenofobo.
Ma chi era Vittorio Emanuele III? Vogliamo ricordarlo brevemente?
Sotto il suo regno, l’Italia partecipò alla Grande Guerra dopo essere anche entrata in guerra contro la Libia. Nel 1922, il sovrano permise l’ingresso nella capitale delle camicie nere di Mussolini: non solo non diede l’ordine all’esercito di spazzarle via, non solo non firmò lo stato d’assedio, ma arrivò a conferire al futuro duce l’incarico di formare un governo, aprendo di fatto le porte a vent’anni di dittatura fascista. Neppure si oppose poi alla guerra d’Etiopia o al sostegno al dittatore spagnolo Franco.
Altro fatto gravissimo fu la firma in calce alle leggi razziali che furono il primo passo verso la persecuzione degli ebrei e la deportazione nei campi di sterminio. Come se non bastasse, la partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale, la fuga dopo la resa dell’8 settembre 1943, lasciando l’Italia in mano ai nazifascisti.
Può bastare? Come può un Governo della Repubblica, nata dall’antifascismo e dalla Resistenza, gestire una tale operazione (dal significato simbolico e politico enorme) in gran segreto e senza informarne prima i cittadini, magari sviluppando un dibattito? O era proprio il dibattito ed il confronto che si volevano evitare? E a posteriori, possibile che quasi solo la Comunità Ebraica (a parte Anpi e altre associazioni) si sia lamentata ed indignata? Ma d’altronde, proprio la stessa Comunità Ebraica si è resa conto che sono numerose le scuole e le biblioteche ancora intitolate a Vittorio Emanuele III in giro per la penisola.
In conclusione, quali sono i due fatti che mi hanno portato alla necessità di scrivere questo pezzo-sfogo?
Le dichiarazioni del candidato del centrodestra alla carica di Governatore della Lombardia, il leghista Attilio Fontana, che ha affermato che dobbiamo difendere la nostra etnia, ossia la razza bianca (!), dall’invasione degli immigrati; l’allontanamento da un’aula del TAR a Bologna di una praticante avvocatessa di religione islamica che si è rifiutata di togliersi il velo, su richiesta del giudice, per poter continuare ad assistere all’udienza in corso (il velo lasciava il volto scoperto). Meditiamo…

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here