Poche settimane fa il Tribunale di Ivrea ha dichiarato il fallimento dell’azienda Comital di Volpiano. Perché occuparsi di una fabbrica volpianese su di un giornale casellese? Perché il caso della Comital è emblematico e sarebbe potuta essere tranquillamente ubicata a Caselle (o in qualsiasi altro Comune italiano) e la sostanza non sarebbe cambiata. La Comital è (era) un’azienda leader (da decenni) nel settore del laminato in alluminio per l’industria farmaceutica ed alimentare (Domopak, Cuki), con 110 dipendenti ad oggi. Il tribunale ha dichiarato il fallimento in assenza di offerte d’acquisto valide, rigettando anche l’ipotesi avanzata dalle organizzazioni sindacali della continuità produttiva che avrebbe garantito un minimo di operatività dell’azienda.

Tutto è iniziato nell’agosto 2017, quando la proprietà francese (Lamalù) dichiarò la cessazione dell’attività produttiva nello stabilimento di via Brandizzo 130 ed il conseguente licenziamento collettivo. I dipendenti non si arresero e cominciarono a presidiare lo stabilimento, riuscendo perlomeno ad ottenere la cassa integrazione straordinaria (che dovrebbe scadere il prossimo novembre) e, conseguentemente, un minimo di reddito per poter campare. La speranza è che si facessero avanti acquirenti per rilevare una fabbrica in attivo e con commesse, ma il 6 giugno è scaduto il termine per la presentazione delle offerte senza nessun risultato tangibile.

Le parole del sindaco di Volpiano, Emanuele De Zuanne: “Sinceramente sono sconcertato. Ormai da quasi un anno cerco di capire le motivazioni della proprietà francese ma non le riesco a comprendere. Anche l’intervento della Regione e dei nostri parlamentari di zona non ha sortito grossi effetti. Noi come Comune possiamo fare ben poco: possiamo organizzare incontri, sollecitare le istituzioni superiori, essere al fianco dei lavoratori e dei sindacati nelle legittime proteste, ma siamo consci che non è sufficiente. Non capisco perché dopo aver acquistato un’azienda sana pagando 40 milioni di euro poi la si fa fallire. Con la cessazione dell’attività i lavoratori erano rimasti anche senza cassa integrazione. Perché speculare sulla pelle dei dipendenti? Per fortuna il curatore fallimentare, il dottor Fabrizio Torchio, è una persona seria e capace che sta facendo di tutto per salvare l’azienda: per esempio, sta facendo lavorare, a rotazione, una trentina di lavoratori per volta per garantire un minimo di produzione e consegna”.

“Il Comune di Volpiano”, prosegue De Zuanne, “continuerà ad essere al fianco dei dipendenti Comital e non potrebbe essere altrimenti. Continueremo a sollecitare Regione e parlamentari perché ci supportino in questa lotta. Nel giro di un mese la situazione dovrebbe essere più chiara: speriamo che si sblocchi qualcosa, perché avere altre 110 persone, e relative famiglie, a spasso sarebbe davvero drammatico”.

Intanto, dopo le “buone notizie” sul fronte Embraco, anche sulla crisi Italia Online è arrivato un accordo in extremis, tutto sommato, positivo: passa la controproposta dei sindacati con nessun licenziamento, 400 dipendenti in cassa per sei mesi ed esodi incentivati. Rimangono però i 92 trasferimenti “forzati” dalla sede di Torino a quella di Milano: per loro solo un anno di abbonamento ai trasporti pubblici pagato dall’azienda.      

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here