Viaggiare alimenta i pensieri, li arricchisce, aiuta a comprendere come la realtà abbia colori e sfumature in continuo cambiamento, permette di guardare con occhi nuovi il presente. Maurizio Perino è partito “non per abbandonare i propri confini, ma per allargarli“.
La sua storia è così ricca ed interessante che l’abbiamo raccolta in più puntate.

Andando via dal mio Paese – racconta Maurizio – ho capito quanto sia bello e quanto potrebbe essere ancora migliore. Vedere realtà diverse mi ha aiutato a cambiare prospettiva, a capire pregi e i difetti di ciò che prima neppure riuscivo a notare.

“Sono arrivato a Caselle nel 1998 e, dopo un paio d’anni di adattamento, questa è diventata la mia città. In tal senso sarò sempre grato alla “Don Bosco” che nel 2000  mi ha aiutato a  mettere radici facendo  nascere insieme ad un gruppo di ragazzi speciali, che ancora oggi fanno parte  delle mie amicizie più preziose, una realtà eccezionale.
A Caselle sono molto legato perché la considero la mia prima casa, il luogo cioè che custodisce  gli affetti più profondi, i legami indissolubili. Non lo dimentico mai e ovunque porto con me la certezza di avere un luogo in cui è bello tornare. Soffrire quando parti è la cosa migliore che può capitarti, significa che hai fatto bene fino ad ora.”

“Ho sempre viaggiato molto per lavoro e per piacere ma non ero mai stato lontano da casa più  di sei, otto mesi. Ovunque sia andato non mi son mai sentito del tutto “straniero”, ho sempre avuto la fortuna di incontrare persone che sapevano farsi voler bene e, quando c’è sintonia, quel posto diventa più casa e te ne fai carico, ti affezioni, lo curi e lo proteggi.
Ho lasciato l’Italia per libera scelta, dopo aver conseguito la laurea in ingegneria, volevo cambiare lavoro e fare un‘esperienza diversa e più completa.

Alla fine del 2015 un’azienda olandese mi propose una posizione tecnica come ispettore di qualità e sicurezza per il mercato europeo di prodotti progettati in Cina. Destinazione la  bella Guangzhou, alias Canton e io, fatte le opportune valutazioni con la mia ragazza, decisi di tentare.

Cosi sono partito per la capitale della Cina del Sud, primo porto aperto all’occidente nella storia cinese: quasi 30 milioni di abitanti, 14 linee di metropolitana, un diametro di circa 50 km per delimitarne all’incirca i confini. Venendo da Caselle il salto non è stato così banale. Ho vissuto lì un anno e mezzo e, nonostante le differenze di  clima, temperatura, cultura  mi sono sentito a mio agio grazie alle persone che ho incontrato, così che ancora oggi la sento come  una seconda casa e ogni volta che ci torno provo quella malinconia che sembra un po’ assurda ma sincera.”

“Il centro città di Canton è quasi avveniristico: bello come un dipinto di notte e stupefacente di giorno, a tratti inverosimile. Come sempre sono le persone a fare la differenza e qui ho conosciuto un pezzo di mondo fatto di storie interessanti, coraggiose ed esemplari.

Il lavoro tuttavia non era “il mio”, lo sapevo in partenza in cuor mio, ma non si arriva al mare senza zampettare prima su lembi di sabbia scottante! Così, dopo un anno di prova, ho deciso di cercare un’occupazione in loco e qui ho scoperto uno degli aspetti più sorprendenti della Cina. Nonostante io non parli il cinese, i miei corsi serali non mi consentono molto più di una mera sopravvivenza, ho trovato, in  poche settimane, decine e decine di offerte. Alcune in aziende di fama mondiale altre in interessanti start-up.

Ho preso in considerazione due offerte, una tramite le “Guanxi”: parola che si impara in fretta arrivando in Cina e che ci fa capire come tutto il mondo sia paese, ovvero le conoscenze, la rete di persone che per prima porta le tue referenze. Un’altra tramite una  piattaforma on line; in Cina ne esistono a decine, anche se in realtà la più  usata è Wechat, celebre applicazione che racchiude in sé qualsiasi servizio. Scelsi ad ogni modo di fare un’esperienza che per dimensioni e struttura non avrei mai potuto fare in Italia e forse in Europa. Sono entrato a far parte della Milwaukee Tool, che fa parte del gruppo Tektronic Industries, una storia d’impresa molto interessante. Solo la sede in cui sono io conta oggi 11 marchi e oltre 15.000 dipendenti.

La mia azienda produce utensili per carpenteria, giardinaggio, falegnameria e molto altro di prima gamma, conosciuti soprattutto negli USA ma anche in Europa per la loro affidabilità  e prestazione. La giornata lavorativa è intensa ma, per la mia personale esperienza, quando si è qualificati, laureati, specializzati si lavora meglio che in Italia. Storia completamente diversa è per i semplici manovali che rimangono  ancora il fulcro della forza economica cinese, il cui  stipendio  base, seppur  aumentato del 400% negli ultimi 10 anni, è ancora molto  lontano dai salari minimi italiani.

Io gestisco  un mio team di giovani ingegneri e tecnici con cui sviluppiamo tutti quei sistemi che servono ad automatizzare i test di affidabilità e qualità dei prodotti, alcuni incredibili. Trivelle, martelli pneumatici, tagliasiepi, trapani, motoseghe e molto altro. Una sfida molto dinamica all’interno di una struttura molto ben organizzata. Un connubio interessante tra una realtà cinese e un marchio americano in cui i punti di gestione del business si fondono e, da quanto mostrano i fatturati, direi positivamente.

Io per ora mi diverto molto; da molto tempo speravo di potermi mettere alla prova nel gestire un team mio e spero di riuscire a trasferire un po’ di quella passione e giovialità tipicamente italiana e acquisire qualcosa della loro dedizione all’apprendimento. Anche quando lascio l’ufficio tardi la sera trovo ancora i giovani al computer che studiano qualche nuovo programma o cercano di migliorarsi. Come in ogni cosa, l’importante è trovare l’equilibrio; io credo che la tradizione cinese sia ancora molto forte, così come la suddivisione dei ruoli e della formazione del gruppo familiare: è più tradizionale di quella a cui potremmo essere abituati nella nostra quotidianità.

In accoppiata con il nuovo lavoro mi sono trasferito a Shenzhen, perché Shenzhen direte? La mia ragazza mi ha raggiunto otto mesi dopo il mio arrivo nel 2016 e ha trovato un lavoro di spicco e responsabilità in un’azienda che produce giocattoli per il mercato occidentale e che sta crescendo come un bel fiore. Sicuramente il suo lavoro è più divertente dell’ingegnere … io non ho un campo da basket in ufficio!!

Lei lavora in un ambiente molto internazionale e collabora con ragazzi di ogni angolo del mondo ed è un piacere vedere come ci si assomiglia tutti seppur nella diversità di ognuno. Quando rendiamo I nostri difetti complementari a quelli degli altri, possiamo davvero creare qualcosa di migliore.  Il resto ve lo racconto nella prossima puntata Zàijiàn!
A presto.”

(Continua)

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