E’ stato un vero pugno nello stomaco scoprire questa mattina che Claudio Santacroce, il nostro Claudio Santacroce, non è più.

E’ stato uno scarno annuncio funebre sulla Stampa a dirci che Claudio, agronomo e storico, se n’era andato.
E adesso non importa chi e cosa se l’è portato via, conta solo che se n’è andato un pezzo importante di “Cose Nostre” e della storiografia delle nostre valli.

L’annuncio dice di “amorevoli cure prestate”, che lasciano  intuire un male  inesorabile e contro il quale ogni lotta è risultata vana.
Avrei dovuto intuire che gli stava capitando qualcosa, perché da un po’ di tempo, stranamente, non rispondeva più alle mie email: lui così preciso, puntuale…
L’ultima risaliva, alla seconda di campionato, a quando c’eravamo scambiati pareri sul nostro povero Toro che doveva giocarsela a San Siro. Poi, il nulla. Non avendo il suo numero di telefono, ho continuato a mandargli messaggi vani, a chiedergli “tutto bene?” No, non andava tutto bene. Affatto.

Ora, purtroppo, so che il silenzio non era addebitabile a mancanza di riguardo o disamore nei confronti di “Cose Nostre”. Le forze devono essergli mancate progressivamente, fino a spegnerlo, a impedirgli di mandarci un cenno e poi a portarcelo via.

Da noi era giunto parecchi anni fa come ennesimo regalo che Domenico Musci mi aveva e ci aveva fatto. Chivassese, originario delle Valli di Lanzo, è stato autore di innumerevoli libri e articoli sul Piemonte, riguardanti storia locale, etnografia (costumi, feste, leggende), toponomastica, dialettologia, minoranze linguistiche, agricoltura, araldica civica: una passione inesausta per il racconto e la riscoperta delle nostre radici.

La sua rubrica “Cose Piemontesi” ogni mese ci ha proposto spaccati, anfratti delle nostre vicende, guidandoci attraverso racconti  spesso misconosciuti.

La famiglia di Cose Nostre è incredula; attonita e affranta lo piange.

Buon vento, Claudio. Ci mancherai e perdona se per una volta mi mancano le parole giuste, quelle per dirti quanto e come ti abbiamo apprezzato.
Il vuoto mi avvolge e cancella ogni forza. Sappi però che serberemo caro il tuo ricordo che rimarrà indelebile. Per sempre.

Elis

 

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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