E’ stato un vero pugno nello stomaco scoprire questa mattina che Claudio Santacroce, il nostro Claudio Santacroce, non è più.

E’ stato uno scarno annuncio funebre sulla Stampa a dirci che Claudio, agronomo e storico, se n’era andato.
E adesso non importa chi e cosa se l’è portato via, conta solo che se n’è andato un pezzo importante di “Cose Nostre” e della storiografia delle nostre valli.

L’annuncio dice di “amorevoli cure prestate”, che lasciano  intuire un male  inesorabile e contro il quale ogni lotta è risultata vana.
Avrei dovuto intuire che gli stava capitando qualcosa, perché da un po’ di tempo, stranamente, non rispondeva più alle mie email: lui così preciso, puntuale…
L’ultima risaliva, alla seconda di campionato, a quando c’eravamo scambiati pareri sul nostro povero Toro che doveva giocarsela a San Siro. Poi, il nulla. Non avendo il suo numero di telefono, ho continuato a mandargli messaggi vani, a chiedergli “tutto bene?” No, non andava tutto bene. Affatto.

Ora, purtroppo, so che il silenzio non era addebitabile a mancanza di riguardo o disamore nei confronti di “Cose Nostre”. Le forze devono essergli mancate progressivamente, fino a spegnerlo, a impedirgli di mandarci un cenno e poi a portarcelo via.

Da noi era giunto parecchi anni fa come ennesimo regalo che Domenico Musci mi aveva e ci aveva fatto. Chivassese, originario delle Valli di Lanzo, è stato autore di innumerevoli libri e articoli sul Piemonte, riguardanti storia locale, etnografia (costumi, feste, leggende), toponomastica, dialettologia, minoranze linguistiche, agricoltura, araldica civica: una passione inesausta per il racconto e la riscoperta delle nostre radici.

La sua rubrica “Cose Piemontesi” ogni mese ci ha proposto spaccati, anfratti delle nostre vicende, guidandoci attraverso racconti  spesso misconosciuti.

La famiglia di Cose Nostre è incredula; attonita e affranta lo piange.

Buon vento, Claudio. Ci mancherai e perdona se per una volta mi mancano le parole giuste, quelle per dirti quanto e come ti abbiamo apprezzato.
Il vuoto mi avvolge e cancella ogni forza. Sappi però che serberemo caro il tuo ricordo che rimarrà indelebile. Per sempre.

Elis

 

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