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La mafia è una montagna di merda. Così diceva Peppino Impastato. E passano gli anni e le cose non cambiano, anzi…

Nella nostra Caselle assistiamo ad un fenomeno curioso e che vogliamo segnalare perché vede due pesi e due misure, di fronte alla trattazione dello stesso argomento: la mafia.

Da un lato vediamo una iniziativa il 23 maggio al Prato Fiera, dal titolo “Percorso della Legalità” dove si parla del ricordo delle vittime della strage dei Capaci e di Giovanni Falcone, organizzato direttamente dall’Assessorato alle Pari opportunità.

Dall’altro lato vediamo una iniziativa organizzata dalla Pro Loco di presentazione del libro del casellese Mauro Esposito “le mie due guerre” il 7 giugno presso Sala Cervi, dove si parla di mafia al nord, da Rivoli a Caselle. Sì Caselle, la città in cui viviamo.

Bene, si potrà pensare. E invece, osservando meglio, si nota che da un lato l’iniziativa è stata all’aperto al Prato Fiera, cosa che non è stata concessa per l’iniziativa della mafia al nord, organizzata dalla Pro Loco. Da un lato c’è la partecipazione direttamente di un Assessorato, dall’altra quella della Pro Loco, ma non del Comune. E quindi Caselle al posto di essere unita di fronte alla lotta alla mafia, cos’è? Domanda a cui non abbiamo risposta.

La mafia è una montagna di merda. Così diceva Peppino Impastato.

Anche l’indifferenza, il girarsi dall’altra parte, il non guardare le cose con gli occhi oggettivi dei fatti. A Caselle abbiamo un testimone di giustizia che ha lottato, sta lottando contro la mafia. Lo riconosce lo Stato, la Giustizia, l’Associazione Libera (quella di don Ciotti, di cui molti si riempiono la bocca quando riguarda la mafia al sud), e la città di Caselle che dà premi al mondo, dai bambini ai sacerdoti, nulla. Forse anche il silenzio è  una montagna di merda, o drugia, perché anche i silenzi a volte parlano più di mille parole.

Ricominciamo per Caselle

 

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