A Malta, tra Caravaggio e il blu del Mediterraneo

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Li Cunti di Vittorio“Che dici, andiamo anche noi a Malta?”,  questa domanda mi fu rivolta da mia moglie mentre ero soprappensiero. Continuò a dire: “Un gruppo di amici, tra cui Teresa, Elena ed Antonio, stanno organizzando un viaggio a Malta. Andiamo anche noi?”

Ebbi un sobbalzo. Malta, il crocevia del Mediterraneo. Il luogo dell’Ordine Militare Ospedaliero di S Giovanni: I Cavalieri di Malta. L’isola dove si rifugiò il Caravaggio per trovare una soluzione a come sfuggire alla condanna a morte che lo inseguiva. Qui dipinse uno dei capolavori assoluti della storia dell’arte: “ la decollazione del Battista”. Mica è finita. Qui trovò rifugiò San Paolo in seguito ad un naufragio mentre si recava a Roma. Vi soggiornò tre mesi.

Ce n’era abbastanza per dire subito: “Sì, andiamo anche noi!”

Potevo coronare il sogno di vedere da vicino l’opera di Caravaggio e conoscere un’isola che ha avuto un ruolo importantissimo nella storia dei popoli del Mediterraneo, vera culla della civiltà. Un minuscolo lembo di terra messo al posto giusto.

Ci troviamo nel giorno della partenza all’orario convenuto all’aeroporto di Caselle. Ci sono tutti, anche due amici che conosciamo in quel momento: Maurizio e Rosetta, gente di compagnia: simpatici.  Poche ore di volo, e…l’isola ci accoglie con il bellissimo colore giallo ocra chiaro con cui sono costruite tutte le abitazioni di Malta. Il colore di questa pietra rende ancora più luminosa la già tersa luce mediterranea dell’isola. Ad una prima occhiata sembra il tufo con cui sono costruiti interi paesi e città del Sud, come Matera. Al tatto si rivela per essere una bellissima pietra calcarea, costituita, a mio avviso, in gran parte da conchiglie che in quantità sterminate, nel corso dei milioni di anni si depositarono nei fondali del mare. Le enormi pressioni dei vari strati compattarono il tutto. Le successive forze telluriche fecero affiorare questo minuscolo arcipelago formato da tre isole: Malta, Gozo e Comino.

Altra sorpresa: la circolazione, abbastanza caotica, si svolge a sinistra come in Gran Bretagna.

Programmiamo dei tour per visitare e conoscere il notevole patrimonio storico artistico di Malta che nei secoli e stato snodo cruciale dei traffici. Base di sosta e ripartenza dei naviganti.

L’importanza strategica dell’isola di Malta è sottolineata dagli imponenti bastioni che caratterizzano tutta la baia di La Valletta. Un vero e proprio porto naturale molto frastagliato. Il più grande tra i bastioni  è Castel S. Angelo  e si trova proprio di fronte all’imboccatura del porto. Maestoso ed imponente. In certi punti lo spessore dei muri raggiunge i dieci metri. Dai suoi spalti si gode di una vista mozzafiato.

Queste colossali opere furono costruite dai cavalieri di Malta per difendere questo avamposto dell’Europa Cristiana dai Saraceni. L’Ordine Ospedaliero Militare di S Giovanni, comunemente chiamato dei Cavalieri di Malta, si rifugiò qui nel 1530 dopo  che i suoi adepti erano scappati via prima da Gerusalemme e poi da Cipro per sfuggire alle truppe saracene.

Gli Ottomani più volte tentarono di conquistare l’isola senza mai riuscirci. Sbattevano contro i bastioni ed il notevole valore militare dei cavalieri, nonostante questi fossero sempre in inferiorità numerica. L’influenza del turco nella lingua maltese è evidente.

La visita delle cittadine è intrigante e coinvolgente. Scopriamo molti angoli suggestivi e numerosi ed interessanti musei.

Particolarmente emozionante è stata la visita ad un piccolo museo che si trova nella cittadina de La Vittoriosa, collocata di fronte a La Valletta. É ospitato in una piccola chiesa sconsacrata, tipo i Battuti. Vi sono accatastati moltissimi reperti di varie epoche. Sono stati raccolti da due appassionati, oramai anziani, I quali con amore e competenza li custodiscono e rendono visitabile questa collezione che meriterebbe un’adeguata sistemazione. Ci sono anche reperti dell’ultima guerra mondiale quando Malta fu bombardata con ferocia da tedeschi e italiani.

Giunge il giorno della visita guidata a La Valletta: la capitale. É il gran giorno oggi vedremo da vicino “La Decollazione” del Caravaggio. Bisogna prepararsi bene, dobbiamo esserne degni e all’altezza. Abbigliamento consono. Niente sciatteria.

La Valletta è una città piccola, appena quattromila abitanti. L’intero arcipelago ne conta quattrocentomila.

É molto bella, ci sono molti edifici maestosi. Ogni palazzo fu costruito dai cavalieri a seconda della loro nazionalità. Sono riccamente decorati.

Arriviamo davanti alla Cattedrale di S Giovanni. C’è coda. Marco, la nostra guida, ci assicura che avremo tempo sufficiente per la visita.

Entriamo. Ci accoglie un ambiente sfavillante d’oro; ovunque stemmi dei cavalieri e magnifiche opere d’arte. Tuttavia l’architettura della cattedrale è austera, ad una sola navata e senza cupola, come si addice ad un severo ordine militare.

Per entrare nella cappella dove è conservata l’opera del Caravaggio c’è coda. C’è molta gente. L’emozione mi prende, non vedo l’ora di entrare. La maggior parte dei presenti scattano foto a ripetizione, anche a cose di poco conto. Si chiacchiera e si gesticola. Ma si rendono conto di dove siamo e dove ci accingiamo ad entrare?

Ecco ci siamo: entriamo…

Rimango frastornato alla vista dell’opera. É grandissima, occupa tutta la parete di fondo. É un quadro che conosco bene: da vicino è tutta un’altra cosa. É come se non lo avessi mai visto. Provoca un impatto emotivo che ti travolge.

Il Merisi, detto “il Caravaggio”, arrivò nell’isola nel 1607. Divenne cavaliere nell’ordine Magistrale. Fu necessaria una dispensa papale perché fosse ammesso in quanto aveva commesso un delitto:  gli fu concessa. Questo convinse Caravaggio che si era sulla strada per il perdono.

Dipinse molte opere tra cui un bellissimo S. Gerolamo e diversi ritratti di cavalieri e, ovviamente, “La decollazione del Battista”. Il suo capolavoro sommo.

Quest’opera in realtà cosa rappresenta? Molto probabilmente quando i committenti videro la prima volta l’opera rimasero perplessi. Cosa che capitava sovente con l’artista. Forse si aspettavano un San Giovanni in atteggiamento eroico mentre subiva il martirio, circondato dai carnefici che infierivano con furore e invasati.  Una scena epica insomma. E invece? Si trovarono di fronte ad una scena di ordinaria banale ferocia. Una violenza perpetrata in un ambiente vuoto e spoglio. Sembra di essere in un macello per montoni e maiali.

I vuoti e il fondale scuro nelle opere di Caravaggio rappresentano lo sfondo teatrale dove va in scena la vita reale.

San Giovanni è steso a terra, è già morto. Il sangue sgorga dalla gola e scrive il nome dell’autore: il grido disperato di un uomo che vive costantemente nella tragedia. Su di lui c’è il carnefice chino, tranquillo compie gesti per lui consueti. Con la destra sta estraendo “ La Misericordia”, il pugnale con cui si dava il colpo di grazia, per tagliare la testa al Precursore. Si muove come se stesse sgozzando un montone.

A sinistra c’è una fantesca che regge un vassoio su cui verrà posta la testa del Battista. Ha fretta deve portarla alla figlia di Erodiade quale premio per il suo sensuale ballo davanti ad Erode.

Il carceriere osserva indifferente: ha fretta che tutto finisca. A destra dalla finestra di una cella due detenuti guardano: stanno osservando il loro futuro destino.

C’è una sola figura che mostra umana pietà. É l’anziana donna posta al centro del gruppo. Si porta le mani al volto in segno di disperazione. É la rappresentazione della donna-madre, che inorridita, osserva la morte di quello che potrebbe essere il suo amato figlio, vittima della brutale violenza causata dall’ingordigia del potere e dalla sete di vendetta. Solo chi genera la vita e chi ama resta sempre devastato dalla cieca brutalità.

Ecco, qui sta il messaggio rivoluzionario del Caravaggio.Éla rappresentazione di un mondo che lui conosce bene: i bassifondi e la miseria. É tra i primissimi artisti a scodellare in faccia ai potenti, abituati ad essere idolatrati, la dura realtà della vita. Lui rifugge l’idealismo. Mette la sua alta poetica e la sopraffina tecnica che possiede al servizio di un linguaggio che indagando il mondo reale diventa denuncia politica.

Un uomo e un artista consapevole del suo ruolo e che tra i primi capisce che il mondo sta cambiando.

Dopo la visita di La Valletta la vacanza continua con la visita dell’antica e meravigliosa capitale Mdina ed altre cittadine. Visitiamo le bellissime isole di Gozo e Comino che completano l’arcipelago. Ovunque un mare bellissimo e azzurro.

In realtà, più che vacanza è stato un viaggio tipo Gran Tour. Abbiamo conosciuto uno dei luoghi che hanno svolto un ruolo nevralgico nella storia. Siamo tutti coscienti di aver vissuto un’esperienza importante. Abbiamo cementato antiche amicizie e conquistate di nuove.

Esperienze queste, più che servire a noi adulti, servono ai giovani per aprirli al mondo. Unica medicina per curare le tenebrose derive attuali.

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