VenticinqueGocce2WebProvate a chiamare un muratore, a casa vostra, per un qualsiasi lavoro: intanto che voi gli spiegate cosa è capitato e di cosa avreste bisogno, lui si guarda intorno, scuote la testa, abbozza un sorriso beffardo e dice: “Ma chi ha fatto un lavoro così?!” Nel caso fossimo stati noi, balbettiamo e la vergogna ci assale. Stesso discorso per l’elettricista: è venuto da me un paio di volte, commentando in modo colorito il lavoro fatto dai suoi predecessori.

Sempre colpa di quello prima, non si scappa.

Esattamente ciò che sta accadendo al nostro Paese con questo Governo che naviga come una barca senza più timone né vela verso il mare in tempesta. Ovviamente con un equipaggio litigioso e senza più scorte di Rum a bordo. In politica l’autocritica non risulta nel vocabolario.

É il caso di dire “che botta”! Se apriamo Wikipedia digitando elezioni politiche 2018, poi clicchiamo sulla mappa dei consensi, vediamo la distribuzione delle preferenze degli Italiani: due colori: il verde e il giallo, La Lega e Il Movimento Cinque Stelle. I primi al Nord, i secondi in tutto il resto. Gli altri, asfaltati! Era il governo del cambiamento. O perlomeno dicevano così e noi ci speravamo. Stanchi dei precedenti, eravamo abbastanza fiduciosi. Ad oggi i due conduttori si battibeccano ovunque e su qualunque decisione ci sia da prendere. Facebook il mezzo più usato, o meglio, abusato, anche a sproposito per comunicare o almeno per tentare di farlo, ma ciò che ne segue sono i soliti bisticci e nulla di concreto. Intanto l’Europa prepara l’ennesima letterina che minaccia una “procedura d’infrazione”, a questa rispondiamo ovviamente con una nostra giurando che terremo i conti a posto. Il nostro ministro dell’economia, Giovanni Tria somiglia sempre più al Crozza del venerdì sera. E se fosse realmente lui?

Ad oggi, una autentica Waterloo s’è abbattuta sul Movimento, mentre la Lega ed il PD hanno raccolto i voti dei sempre più insoddisfatti e scontenti cittadini che ormai le hanno provate tutte: il risultato è che peggio di così non avremmo potuto. Nemmeno il timoniere Schettino!

L’ISTAT continua a meravigliarmi, e guardo i dati sull’occupazione con lo stesso sconforto di chi trova la propria vettura rigata sulle fiancate: in breve, l’occupazione registra una crescita, sale il tasso di occupazione, insomma ci sarebbe di che essere ottimisti.

Non so se nel calderone siano però racchiusi i dati disperati di Wirpool che chiude a Napoli, della Unilever produttrice del dado Knorr, di Mercatone Uno, che ha annunciato tramite Facebook  il fallimento dell’azienda, più decine e decine di altre ancora tutte intorno ad un cosiddetto tavolo di crisi, senza contare l’assorbimento di un gruppo a danno di un altro, situazione che sistematicamente crea esuberi e disoccupazione.

Forse se ne sono accorti ultimamente, rivedendo le stime di crescita: un colpo al cerchio ed uno alla botte come si dice. Numeri, oggi positivi domani negativi.

Dov’è il cambiamento? Le promesse non mantenute, le aspettative deluse sono state punite con un calo di preferenze annunciato. Reddito di cittadinanza, il concorso per i navigator, la frase sbandierata “abbasseremo le tasse”, appaiono come ultimi rantoli di un moribondo.

L’esempio lo abbiamo molto vicino: il Comune di Torino nel tempo, ha imparato ad utilizzare le case di proprietà e le autovetture alla stregua di un Bancomat; nulla in cambio, a parte la solita retorica.

A proposito di retorica: dopo aver fatto alcuni mesi di vacanza si è riaffacciato nel panorama politico Alessandro Di Battista: pare carico di energie, di voglia di fare, tonificato e pronto a fare le scarpe a Di Maio. Il primo bentornato glielo ha dato la Lilli Gruber, suo ospite a Otto e Mezzo; se non proprio un tonno in faccia, almeno un merluzzo se l’è preso. “Se siete come Alice nel paese delle meraviglie, non candidatevi e studiate!”

Ma in questo panorama desolante, la luce, si spera per il futuro, dei giovani che hanno affrontato la Maturità, puliti, pieni di speranza, di dubbi, con buoni propositi per il domani.

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