Qual è lo stato di avanzamento dei lavori di corso Grosseto? Era difficile trovare una risposta attendibile. Dai canali ufficiali le notizie arrivavano col contagocce, e in loro assenza trovano spazio le voci più allarmiste. Abbiamo allora cercato di andare alla fonte, e grazie alla cortesia di SCR, l’ente della Regione che è committente dell’opera e supervisiona i lavori, abbiamo avuto la possibilità di visitare il cantiere. Le informazioni che seguono, e le foto che vedete, derivano da quella visita.

I dati salienti dell’opera. Una galleria ferroviaria interrata, lunga 2,7 km, profonda 8 metri rispetto al piano strada, larga 9,5 metri e centrata sull’attuale spartitraffico centrale di corso Grosseto. La galleria si innesta da una parte, lato largo Grosseto, sulla ferrovia esistente, poco prima della stazione di Madonna di Campagna, e termina, lato Parco Sempione, dentro gli spazi già predisposti nella stazione Rebaudengo del Passante di Torino. Sostanzialmente un lungo rettilineo, con due curve, di raggio 180-190 metri, per il raccordo con l’esistente alle due estremità. La stazione di Madonna di Campagna non sarà più utilizzata, sostituita da una nuova stazione, pure lei interrata, denominata “Grosseto” e posta in corrispondenza dell’area mercatale all’altezza di via Lulli. Oltre alla galleria per i treni, è previsto qualcosa anche per le auto: sotto largo Grosseto, è stato inserito nel progetto un sottopasso stradale che replicherà in sotterraneo il tracciato della vecchia sopraelevata Grosseto-Potenza, ora demolita.

Quando sono cominciati i lavori e quanto dovevano durare. I lavori sono stati consegnati al raggruppamento di imprese che ha vinto la gara d’appalto il 29 settembre 2017, e dovevano essere completati in poco meno di tre anni (34 mesi, per la precisione). Quindi entro fine 2020, questo il termine finora usato come riferimento.

Si scava senza talpa, con il “metodo Milano”. Siamo, per gli scavi della metropolitana, abituati a vedere entrare in azione le macchine TBM, gigantesche talpe meccaniche che operano in profondità senza scavo a cielo aperto. In corso Grosseto, invece, per la galleria ferroviaria, che è relativamente superficiale e su spazi accessibili dall’alto, si è scelta una tecnica diversa: quella che i tecnici nel loro gergo chiamano “metodo Milano”, per essere stato utilizzato in Italia per la prima volta per la linea 1 della metropolitana milanese. La sequenza delle operazioni prevede: un primo scavo in superficie con spostamento dei sottoservizi, l’infissione di paratie verticali per costituire le pareti laterali, il getto e l’impermeabilizzazione della soletta di copertura, la rimozione della terra fra paratie e soletta e infine il getto della soletta del pavimento galleria.

Qui passeranno i treni. La nostra visita al cantiere inizia dal curvone interno al Parco Sempione. La galleria ove viaggeranno i treni, fatta col metodo prima descritto, è pronta al grezzo, finita come struttura e svuotata dalla terra fino ad arrivare in corrispondenza dell’incrocio con via Ala di Stura. Ci incamminiamo in direzione sud. La galleria a un certo punto si allarga, dove i futuri binari da due diventano tre e si affiancano alle banchine in cemento.  Siamo quindi già dentro la stazione Rebaudengo. Di fianco a noi, al di là della parete, c’è parallela l’altra galleria ove già circolano i treni del Servizio Ferroviario Metropolitano, da Stura verso Porta Susa. I tecnici che ci accompagnano spiegano che stanno definendo con RFI i permessi per effettuare i tagli alle paratie esistenti, per mettere in comunicazione la galleria nuova con la galleria già in esercizio.

Da via Ala di Stura a largo Grosseto. Il tratto rettilineo dell’opera è una sequenza di tratte con vari livelli di completamento. Per dare un minimo di sfogo alla viabilità lungo il corso, lasciando aperti gli incroci con le vie trasversali, non si è potuto infatti lavorare dando continuità alla galleria da est a ovest. Le tratte già finite come struttura e svuotate dalla terra sono quelle da Rebaudengo ad Ala di Stura, da via Chiesa della Salute a via Bibiana, da via Bibiana a via Casteldelfino, e infine l’altro curvone da largo Grosseto a via Confalonieri, ove la galleria nuova si ferma contro la galleria esistente.

Quindi, qual è lo stato di avanzamento? Oltre allo scavo delle nuove gallerie, nel conteggio dei lavori già fatti bisogna inserire lo spostamento dei sottoservizi esistenti (fra cui rilevante la ricostruzione della dorsale fognaria SMAT, che era in cattivo stato) e la demolizione del complesso sistema di cavalcavia in largo Grosseto. Fra i lavori ancora da fare, la nuova stazione interrata Grosseto, appena avviata come scavo, e il sottopasso stradale Grosseto-Potenza, che dovrà essere fatto alla fine dato che passerà all’interno della galleria ferroviaria in esercizio. Quindi a che punto siamo? Avanzamento al 45%, complessivamente, ci dicono i tecnici che hanno il polso del cantiere. La domanda successiva, naturale, è quando si finirà.

Previsioni di ultimazione. La fine del 2020, che era il riferimento temporale finora preso come riferimento, non si riuscirà a rispettare. Ad introdurre i ritardi, principalmente le complicazioni legate ai ritrovamenti di amianto. La bonifica dei primi ritrovamenti, sotto il manto stradale dei cavalcavia, era stata riassorbita senza significativi allungamenti del cronoprogramma generale. Non così quella dei più recenti ritrovamenti in tutti i manufatti delle canalizzazioni di raccolta acque da via Lulli a largo Grosseto e via Lucento. La minaccia è quella di una traslazione rigida di 10-11 mesi, ma per la quale si stanno studiando con le imprese i correttivi per mitigare il ritardo. Si finirà a metà/fine estate 2021, questa una ragionevole stima ad oggi, secondo i tecnici.

Lo stop ai treni a Venaria. L’altra previsione temporale, di interesse per gli utilizzatori della Torino-Ceres, è quella dell’inizio del servizio sostitutivo con autobus, quando i lavori andranno ad interrompere l’arrivo dei treni a Madonna di Campagna e Dora: se prima si parlava della fine di quest’anno, ora la disconnessione sembrerebbe slittare alla primavera prossima.

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