PARTE PRIMA
Ore 8.30 … linea ferroviaria Ivrea-Aosta… direzione Pont Saint Martin. Dopo aver occupato allegramente due compartimenti del treno in compagnia di una trentina di amici escursionisti del Cai di Ciriè, mi sto mentalmente preparando alla nuova gita domenicale: 26 km dalla cittadina valdostana al capoluogo eporediese, lungo l’antica strada Francigena … sei ore di cammino, escluse le soste!
Si parlotta, volano chiacchiere allegre e qualcuno ripensa alle vacanze ormai alle spalle.
Si parla di esperienze sul suolo italico, soprattutto marinare, e percepisco che qualcosa non va.
Qualcuno racconta di un ritorno, dopo vent’anni, in quel di Lampedusa e c’è tristezza nel narrare: l’isola, che spesso associamo drammaticamente ai drammi dei migranti, ha perso il suo alone di struggente bellezza naturale e non certo per gli sbarchi di uomini, donne e bambini disperati. Sua maestà la Cementificazione la fa da padrona, i prezzi sono alti, troppo, troppo spesso il turista è un mero oggetto economico, non una ricchezza da valorizzare.
Qualcuno ripensa alle esperienze in Calabria o in Sicilia e si chiede come si faccia a non rendersi conto delle immense risorse ambientali e culturali di quei luoghi meravigliosi e come queste potenzialità non siano adeguatamente sfruttate… anzi.
Per non far torto alle diverse latitudini, però, altri ricordano come spesso, ormai, anche le nostre montagne, le nostre valli abbiano da tempo perso il “treno” del turismo e via via si stiano spegnendo in un mesto déjà vu di un mondo che non c’è più.
La voce registrata dell’interfono ci avvisa di prepararci a scendere: rinfiliamo nelle saccocce delle nostre menti i ricordi estivi e ci prepariamo alla lunga marcia.

PARTE SECONDA
Il percorso che ci attende, tra Valle d’Aosta e Piemonte, si snoda tra pendici costellate di vigne, frutteti, boschi di castagni, querce, faggi e frassini, borghi assolati e qualche isolato castello. Un saliscendi piacevole che affrontiamo più volentieri assaggiando qualche noce precoce e soprattutto l’uva, bianca e nera, che ci accompagna per lunghi tratti occhieggiante tra vigne già intrise dei primi colori autunnali.
Da subito non possiamo fare a meno di notare una cura diffusa del territorio; i prati sono rasati, i tratturi e i sentieri puliti. Ogni borgo che attraversiamo ci stupisce piacevolmente per qualche angolo caratteristico, una casa recuperata con maestria, un acciottolato integro.
A Carema ci accolgono in alcune cantine private, ci raccontano un po’ della loro storia personale, ci offrono l’assaggio del Nebbiolo locale.
I castelli che occhieggiano dalle cime sono a dir poco invitanti, ma ogni deviazione vorrebbe dire chilometri e ore da aggiungere alla tabella di marcia che onestamente ci sembra già sufficientemente corposa.
Nei pressi di Mombarone sostiamo per una bevuta che permetta ai gruppetti dispersi lungo il percorso di ricompattarsi e ci rendiamo conto che il prato all’inglese su cui ci stiracchiamo è parte integrante di un campeggio immerso tra castagni e querce. Curatissimo, arioso e accogliente; roulotte, casette e camper si integrano piacevolmente con il tutto e qualche dubbio inizia a insinuarsi tra il gruppo… ma dove siamo?
Riprendiamo il cammino sapendo che dopo un’oretta circa ci aspetta la pausa pranzo.
Questa volta è Montestrutto ad accoglierci e nuovamente su un tappeto verde naturale.
Il parco è vasto, costellato di castagni e cinto da pareti di roccia ripide; sulla cima più alta troneggia un castello.
Famiglie, giovani, anziani e bambini costellano l’area attrezzata: qualcuno consuma il pranzo sui tavoli o all’ombra delle piante; qualcuno sorseggia l’aperitivo al punto di ristoro. Gruppi di bambini, con tanto di caschi protettivi e imbraghi si stanno cimentando in un percorso “avventura” tra alberi e rocce, mentre numerosi arrampicatori sono impegnati a scalare le pareti dalle svariate difficoltà.
Regna la serenità e la rilassatezza.
Il dubbio che la via Francigena ci abbia portati al di là del suolo patrio è più che diffuso, ma sappiamo bene che non è così: siamo in Italia, alla faccia del pessimismo più radicato.
Da Ivrea ci separano ancora diverse ore di cammino, ma sento in cuor mio che sarà con passo più leggero.
I problemi sono tanti, milioni di milioni (parafrasando una vecchia pubblicità), ma se vogliamo, pure noi italiani, con la buona volontà, possiamo trovare le nostre ‘stelle’ che spesso, le più brillanti, sono a due passi, proprio lì, dietro l’angolo.

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