Incalzato dal nostro stimato direttore a riprendere in mano la penna, dopo una pausa da Cose Nostre, vengo colto in flagrante privo di temi da affrontare. Anche perché non essendo purtroppo la mia professione, la scrittura, ma solo una delle mie passioni, mi limito come voi al ruolo di osservatore della realtà cercando risposte alle inevitabili domande. Allora mi vedo costretto ad appigliarmi ad una attività, la lettura, che è mia piacevole compagna ormai da anni immemorabili. Sicuramente più argomenti possono fuoriuscire da uno dei tre libri che attualmente giacciono, in diversi stati di lettura, sul mio comodino: una raccolta di quindici saggi sulla crisi culturale, politica, economica, sociale e di identità dei giorni nostri dal titolo “La grande recessione” (che poi non è così grande rispetto ad altre precedenti e neppure rispetto al numero di persone coinvolte); “Lo spazio delle varianti” libro di un ex fisico quantistico russo di nome Vadim Zeland ed, infine, Le guerre di Giulio Cesare (Guerre perché raccoglie quella gallica, quella civile, quella di Alessandria, quella d’Africa e quella di Spagna). In realtà le mie ambizioni sono ben altre, anelo a tessere un unico grande tema che attraversi i tre libri. Vi è sicuramente il tema del potere. Il potere delle élite neoliberiste a favore della globalizzazione; il potere che si vorrebbe sulla propria vita e il potere che un condottiero come Cesare ambiva ad avere sempre più. Vi è il tema del controllo, del controllo statale sull’economia nazionale attraverso il protezionismo (vedasi i dazi minacciati da Trump); del controllo che si desidererebbe su alcune situazioni quotidiane e sulle proprie emozioni; del controllo, infine, delle proprie conquiste. Ve ne possono essere molti altri di argomenti comuni ai tre libri ma quello che mi tocca di più nel profondo è certamente il tema della scelta. La scelta di sottostare, o anche di favorire, un certo tipo di sistema economico; la scelta di poter essere se stessi accettandosi così come si è; la scelta di continuare sulla propria strada o di ritirarsi a seconda delle opportunità.

Una tra le più radicali scelte che si possano rivendicare in questa congiuntura storica è la scelta alla normalità. La scelta di formare una famiglia, di vivere nella terra in cui si è nati, di riporre fiducia nelle istituzioni e, soprattutto, nei confronti dei propri simili, pare essere messa in forte discussione. Certo il neoliberismo, la globalizzazione e la tecnocrazia sono elementi che hanno introdotto nella nostra vita una nuova gamma di scelte. In questo periodo, che potremmo derivare dal concetto gramsciano di Interregno, ovvero quello lasso di tempo di durata non determinata tra l’eclisse di un vecchio ordine e uno nuovo ancora da manifestarsi, le scelte acquistano ancor di più un aspetto da roulette.

Nell’accattivante contributo di David Van Reybrouck ci si domanda se gli strumenti che tradizionalmente usiamo per la scelta della classe politica o della direzione da intraprendere come ad esempio sulla costituzione o sulla brexit siano ancora i migliori possibili. Elezioni e referendum possiedono ancora quelle caratteristiche che ci aiutano a scegliere la forma di governo adatta a colmare la distanza tra le élite politiche e i cittadini? Inoltre noi cittadini abbiamo le competenze e, soprattutto, le corrette informazioni per esprimerci attraverso un’alternativa tra un sì e un no su accordi internazionali, costituzioni nazionali o sull’appartenenza all’Unione Europea? Quello che è evidente è che le ultime elezioni e referendum hanno aumentato la frammentazione del tessuto sociale, come una lotta tra noi e loro.

Vadim Zeland ci può venire in soccorso promettendoci un sistema che ci dice che la scelta è molto più semplice di quella che possa apparire. Non si tratta di scegliere se proseguire nella conquista fino ai confini dell’allora mondo conosciuto oppure ritornare in patria e non si tratta neppure di conoscere tutti i particolari meccanismi del Parlamento Europeo. Forse non si tratta neppure di riuscire a mettere in pratica ogni insegnamento del Transufing. Sarebbe sufficiente saper scegliere alcune parole, tipo grazie, permesso, per favore oppure evitare di saltare la fila per sentirci giusto un po’ più civili. Sarebbe proprio un atto rivoluzionario.

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