Prima che sia tardi

Editoriale n. 525

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Pensieri vanno e vengono. Densi. Cupi. S’affollano in un vortice senza fine. Ma come abbiamo fatto a ridurci così, grondanti odio?

É intervenuto anche il presidente Mattarella a ricordarci, caso mai ce ne fosse bisogno, che quando una bimba di colore non viene fatta sedere su un bus la questione  è davvero concreta. E basta pescare nel trogolo per trovare altri esempi che gridano razzismo e fascismo.

Non c’è giorno senza il quale personaggi politici non ricevano messaggi di morte impuniti; rari i match di calcio che non prevedano scendere dalle curve più facinorose latrati razzisti.

Per non dire di ciò che sta capitando a Liliana Segre: davvero la vita sembra non volerle risparmiare nessuna infamia, nessuna cosa immonda.

Che l’uomo sia una mala bestia sono lì a dircelo secoli e secoli in cui l’orbe terracqueo  è stato teatro e scannatoio, sempre con gli stessi temi a predicar morte e a giustificare eccidi: in nome di una razza superiore, di una religione, di un sesso diverso.

Noi che abbiamo avuto e abbiamo  il privilegio di vivere, da più di settant’anni, senza guerra, abbiamo l’obbligo di tramandare quei beni preziosi che sono pace e libertà.

Ci corre l’obbligo, senza se e senza ma, di fermare subito l’onda di odio che pare non avere barriere, chiedendo con forza il rispetto integrale della Costituzione nata dal riscatto della nostra nazione, assolutamente compresa la norma transitoria che vieta la ricostituzione in ogni forma del partito fascista.

Il fatto che troppo tempo sia passato e che una pericolosa rivisitazione della storia prenda piede, mi conferma due cose: fa gioco coltivare il buio della memoria, così come lasciar proliferare l’ignoranza.

É da quasi trent’anni che assistiamo al deliberato disegno di annientare, destrutturandolo, uno dei migliori impianti scolastici che l’Europa abbia mai avuto. Nella nostra scuola, come in tanti altri settori, s’è proceduto per semplificazioni, relegando a scarti l’insegnamento fondamentale della storia: c’è solo un modo per capire il presente, se non quello di studiare, e bene, il passato.

Provate a porre a uno qualsiasi dei nostri ragazzi un quesito banale, di quelli che si trovavano sui sussidiari di quinta, sul nostro ‘900 e vi accerterete di ciò che è stato perpetrato.

La non conoscenza può generare mostri. Far ignorare cosa sia davvero stato il fascismo, quell’allucinazione sociale e collettiva che ci costò lo scaraventarci nei gorghi della dittatura e di una guerra che produsse un milione tra morti e feriti, è un delitto volontario.

L’idea che giovani tracotanti che nulla sanno di ciò che è stato, che belluinamente inneggino a grandezze create da manganello e olio di ricino, che sognino il ripristino immediato dei forni, deve agghiacciare.

E il fenomeno non è più mucillagine strisciante, ma è già con noi e dentro di noi: tollerato e sdoganato.

La realtà che si voglia o no è questa e se anche il presidente Mattarella lancia qualcosa che è più di un monito, forse è il  caso di  preoccuparsi e di occuparsene davvero.

Basta leggere l’esemplare libro di Scurati, “M, il figlio del secolo” per rendersi conto di come una società imbelle, corroborata dall’autolesionismo e la cecità della sinistra e del centro-sinistra, favorirono l’ascesa di una dittatura che durò un ventennio.

Non è detto che la storia non si ripeta. Poniamo un argine deciso, prima che sia troppo tardi. Senza fette di prosciutto davanti agli occhi.

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