PiazzeAmicheWEBIl mese scorso Caselle ha ospitato un convegno che era inizialmente focalizzato, come strumento utile alle Pro Loco e al mondo associativo in generale, sulle tematiche fiscali.
Questo momento di approfondimento e di aggiornamento di fatto si è poi allargato a un tema di grande attualità, quello della riforma del Terzo Settore, una riforma, ancora in itinere, che interessa tutta la galassia delle associazioni che fondano la loro attività sul volontariato. Un mondo, quello del volontariato, che – come è stato evidenziato nel convegno- è fra le poche cose che ancora funzionano nel nostro Paese e che, proprio per questo, non avrebbe bisogno di essere zavorrato con ulteriori appesantimenti burocratici.


 

Terzo Settore: lo aiutiamo o lo affondiamo?

Terzo Settore: lo stiamo aiutando o, senza volerlo, con una riforma farraginosa e mal congegnata, rischiamo di danneggiare qualcosa che ora comunque funziona? Questo il dubbio che molti dei partecipanti all’affollato convegno, organizzato dalla Pro Loco di Caselle Torinese, si sono portati a casa.

“Gli enti del Terzo Settore in tempi di evoluzione normativa: riflessi civilistici e fiscali”, questo il titolo scelto per il convegno. Invitate a partecipare, tutte le associazioni casellesi, le Pro Loco della Città Metropolitana di Torino e i Centri Servizi dell’UNPLI piemontese. Dopo il benvenuto della padrona di casa, la presidente Pro Loco Silvana Menicali, ci sono stati i saluti dell’amministrazione casellese (portati dal sindaco Luca Baracco e dall’Assessora alla Cultura Erica Santoro) e dei vertici dell’UNPLI (il presidente nazionale Nino La Spina, il presidente regionale Giuliano Degiovanni e il presidente provinciale Fabrizio Ricciardi).

Il direttore di Cose Nostre Elis Calegari ha avviato i lavori dando la parola al primo relatore, il dottor commercialista Salvatore Florio, incaricato di fornire una panoramica civilistica e fiscale della riforma del Terzo Settore, ancora in corso in quanto mancante di tutta una lunga serie di decreti attuativi.

Un altro commercialista, Massimiliano Longi, ha quindi esposto una serie di profili di potenziali criticità e di problemi interpretativi posti dalla modifica del precedente quadro normativo.

Una panoramica sui rapporti di lavoro nel mondo del no-profit, ove ai volontari spesso si affiancano lavoratori dipendenti, è stata trattata dall’avvocato giuslavorista Luigi Carlo Corneli.

Di linee guida per la prevenzione e contrasto all’evasione hanno quindi parlato il dott. Massimo Barca, capitano comandante della Compagnia Guardia di Finanza Aeroporto Torino-Caselle, e il vicecomandante dott. Felice Varchetta. Una funzione, quella della Guardia di Finanza, non meramente repressiva, ma che può anche offrire possibilità di consigli e chiarimenti preventivi, come hanno tenuto a precisare i due ufficiali, intervenuti al convegno a titolo esclusivamente privato. Spiegazioni sulle modalità con cui si estrinseca l’attività ispettiva, che può essere di controllo o di verifica, sono stati accompagnati dall’esempio pratico di un recente caso, di cui hanno ampiamente trattato i giornali locali, che ha coinvolto un’associazione sportiva del ciriacese.

Un tema a parte, ma che ha suscitato comunque molte domande e richieste di chiarimenti da parte della platea, quello trattato da Celestina Olivetti, dirigente dell’Ufficio Tributi del Comune di Caselle: il tema era l’iter per l’assegnazione di contributi agli Enti No Profit e alle Associazioni da parte delle amministrazioni comunali.

Un convegno interessante, in cui sia Pro Loco che altre tipologie di associazioni no-profit hanno potuto condividere un momento utile di riflessione e confronto sul cambiamento in atto.

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I DUBBI IRRISOLTI SULLA RIFORMA DEL TERZO SETTORE

Sabato 16 novembre la Pro Loco di Caselle ha organizzato un convegno sulla Riforma del Terzo Settore: un tavolo di relatori qualificati ha illustrato i contenuti di quella che dovrebbe nei prossimi anni uniformare tutto il mondo del No Profit in Italia.

Recentemente Luigi Bobba, che è il padre della Riforma, ha scritto un articolo, sottolineando una serie di criticità a riguardo dell’iter attuativo e alla riduzione dei fondi messi a disposizione.

Sono condivisibili i dubbi che questa grande e ambiziosa riforma non stia raggiungendo i traguardi prefissati e resti quindi un cantiere aperto, con poche certezze e tante perplessità.

È indubbio che i continui cambi di governo nel nostro Paese non siano d’aiuto, ma ci sono comunque una serie di anomalie e criticità che cercherò di analizzare riferendomi ovviamente al mondo che conosco meglio, quello delle Pro Loco.

La prima critica è legata alla mancata individuazione di limiti dimensionali del mondo No Profit. Se la riforma può essere utile e sicuramente innovativa per le grandi associazioni o le reti associative (novità rispetto al passato), non lo è per le piccole o piccolissime associazioni, dove a fronte di qualche vantaggio fiscale ci sarà sicuramente un incremento di adempimenti burocratici e gestionali che come sappiamo impatteranno pesantemente sulle piccole realtà, poco organizzate e strutturate per gestirle.

Le Pro Loco, soprattutto in Piemonte, sono dimensionalmente medio piccole e operano in piccoli comuni o frazioni degli stessi, organizzando eventi importantissimi, e la preoccupazione è di conseguenza evidente.

Questa preoccupazione ha indotto altri soggetti a trovare delle soluzioni: citiamo come esempio le piccole o piccolissime Associazioni Sportive Dilettantistiche, per le quali non cambierà nulla: esse potranno discrezionalmente decidere se aderire o meno, iscriversi o meno al Registro Unico e nel caso in cui decidessero di restare fuori non avrebbero penalizzazioni fiscali. Purtroppo questo trattamento di favore non è concesso alla Pro Loco e alle altre associazioni senza scopo di lucro.

Non dico che questo risolverebbe tutto, ma sicuramente darebbe molti più margini di interpretazione e di decisioni alle piccole Pro Loco del Piemonte e d’Italia.

La seconda criticità che riscontro è legata al fatto che la Riforma individua sette grandi “famiglie” di associazioni; nel caso specifico delle Pro Loco il settore consigliato di appartenenza sarà quello delle Associazioni di Promozione Sociali; il motivo: una certa affinità con il passato e maggiori agevolazioni fiscali. Ritengo però limitativo e limitante che le Pro Loco Italiane non abbiano, per storia passata, presente e futura, un posto ben definito all’interno della Riforma, con regole particolari proprio per le attività particolari che gestiscono e organizzano. Sono consapevole che la Riforma non potesse riconoscere tutte le varie famiglie associative Italiane, ma ritengo che più di 6200 associazioni diffuse dalle Alpi alla Sicilia potessero avere un trattamento differente.

Forse i ritardi sui vari decreti attuativi permetteranno di fare ulteriori riflessioni, forse il legislatore correggerà le anomalie strada facendo, ma allo stato attuale questa ambiziosa riforma spaventa e preoccupa più che rassicurare. Questo non è dovuto al fatto che le Pro Loco, nello specifico, non vogliono cambiare; esempi di cambiamenti anche radicali ci sono stati in tutti questi anni. La perplessità è legata a mio personale giudizio alla diffusa convinzione che le soluzioni calate dall’alto siano sempre quelle più giuste, sbagliando, perché la saggezza insegna che solo conoscendo a fondo un problema lo si può affrontare nel verso giusto, e forse questo percorso di umiltà non è stato fatto neanche per la Riforma del No Profit.  

                                                                                   Giuliano Degiovanni 
Presidente Pro Loco del Piemonte

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