aerei_e_dIntorniWEBCon un intervento di rinnovamento e riqualificazione durato sette mesi, venerdì 22 novembre all’aeroporto di Torino Caselle è stato inaugurato al Livello Superiore Partenze, il nuovo Food Court ed anche ampliata l’area dedicata alla tematica dell’aerospazio, importante attività che da decenni è ubicata sul nostro territorio con gli stabilimenti Leonardo Velivoli di Caselle Nord e Sud, oltre a quelli della Thales Alenia Space di Torino, riguardanti la conquista e l’esplorazione dello Spazio. Nella nuova superficie di ristorazione al Livello Superiore Partenze, di oltre 2.100 metri quadri sono stati realizzati in collaborazione con la Chef Express, oltre al locale della Caffetteria Torinese, ideata con la Lavazza, anche il ristorante self-service Ingredienti e il McDonald’s.

Dalla zona riservata alla ristorazione, i passeggeri o i visitatori, possono usufruire di due aree separate dedicate all’aerospazio, ove si può percorrere la storia del volo nel suo primo secolo di vita, dove sono esposti dieci modellini in scala fedelmente riprodotti, provenienti dalla splendida collezione della Divisione Velivoli della Leonardo, modelli che ripercorrono la storia di questa importante azienda aeronautica italiana rinomata in campo mondiale, dove dalle sue catene di montaggio da decenni sono usciti ed escono importanti velivoli, esportati in tutto il mondo.

La seconda zona è dedicata all’esplorazione spaziale, dove si trova da tempo, un diorama che richiama il suolo marziano, con la riproduzione in scala del veicolo Rover e del satellite che fanno parte della prossima missione ExoMars 2020, il tutto arricchito da un maxischermo da 86”, per far partecipe il visitatore di questa importante avventura tecnologica umana.

L’inaugurazione del nuovo Livello Superiore Partenze segue di pochi mesi quella della riqualificazione del Livello Arrivi, augurandoci di poter dare nei mesi a venire non solo notizie di nuove aree commerciali ma piuttosto quelle più importanti riguardanti nuovi collegamenti duraturi con orari più consoni a chi vuole effettuare spostamenti di andata e ritorno in giornata, e non solo stagionali, collegamenti di cui “realmente” la Città di Torino e il suo interland necessitano. Sarebbe anche bello che l’aeroporto cercasse di gestire e agevolare al meglio chi porta o attende i propri cari senza incorrere per pochi minuti di fermata in discussioni o sanzioni irritanti. La buona accoglienza parte proprio da queste piccole ma importanti cose. E’ ridicolo veder spuntare “panettoni” e paletti dissuasori in ogni minimo anfratto. Purtroppo la viabilità è stata progettata male e da anni tutti ne portiamo le conseguenze.


 

Una targa per Faccioli, suo il primo aereo tutto italiano

In una Torino dove oggigiorno una moltitudine di monumenti, statue, e targhe sono in condizioni precarie senza una pur minima manutenzione , lasciando un immenso patrimonio artistico in stato di abbandono e degrado, venerdì 8 novembre è stato celebrato il 110° anniversario del primo volo sotto la storica targa dedicata a Faccioli, posata nel 1959 in occasione del cinquantenario. La targa marmorea, che per l’evento è stata rinverdita, è situata sulla facciata della storica palazzina della S.P.A., sita al numero 122 di Corso Ferrucci a Torino.

Alla cerimonia dello scoprimento della targa sono intervenute autorità civili e militari, tra cui l’Assessore allo Sport del Comune di Torino Roberto Finardi, il comandante UTT, Aeronautica Militare Italiana di Caselle, Colonnello Campobasso, il comandante del 34° Gruppo Squadroni Aviazione dell’Esercito Toro di Venaria Reale, Colonnello Corrado Motta, nonché il signor Luciano Bertolo dell’Associazione Arma Aeronautica di Torino, che con impegno si è fatto carico del rinnovamento della targa.

La targa in marmo bianco, come si legge nella foto, così riporta:

Chi era Aristide Faccioli

Agli albori dell’era pionieristica dell’aviazione, con i primi aerei costruiti in legno e tela, un posto d’onore deve essere lasciato senza ombra di dubbio all’ingegner Aristide Faccioli (1848-1920), bolognese di nascita ma poi torinese d’adozione, uno dei precursori del volo in Italia.

A lui il merito di aver progettato, costruito e fatto volare nel 1909, il primo velivolo interamente italiano, pilotato dal figlio Mario.

Ricordiamo che l’ing. Faccioli, è stato tra i soci fondatori, nel 1899, della Fabbrica Italiana Automobili Torino (FIAT), e fu anche il primo direttore tecnico, progettando anche la mitica auto “3 ½ HP”, conosciuta all’epoca come “4 HP”, che fu il primo modello costruito in 26 esemplari dalla casa torinese. Una delle quattro ancora esistenti al mondo la si può ammirare al bellissimo Museo dell’Automobile di Torino (MAUTO). L’auto derivava dalla Wellesey, prodotta nel 1899, da Giovanni Battista Ceirano, allora famosa azienda torinese che costruiva velocipedi, confluita lo stesso anno nella FIAT.

Aristide Faccioli, sempre impegnato in mille progetti, nel 1907 decise di intraprendere la costruzione di un aereo come si suol dire “fatto in casa”, senza dover ricorrere a prodotti di altre aziende, come per esempio il motore.

Uomo tenace e meticoloso, con il “pallino” dell’aviazione già nel 1885 pubblicò un libro, una vera “pietra miliare” per l’epoca, dal titolo “Teoria del volo e della navigazione aerea – Ricerche sperimentali sulla resistenza dell’aria – Teoria dell’eliche e del timone”.

Grazie all’amicizia con il comm. Ceirano, direttore della S.P.A., Aristide Faccioli coerente ai suoi principi, poté iniziare la costruzione di quello che sarà il Faccioli N.1, un triplano con un motore rivoluzionario di sua invenzione, che erogava una potenza di 75 CV, con quattro cilindri orizzontali contrapposti che, mediante due alberi a gomito paralleli, azionava direttamente due eliche controrotanti senza bisogno di cinghie di trasmissione. Il nuovo aereo, un triplano con una superficie portante complessiva di 50 metri quadrati, aveva una apertura alare di 10 metri, distanza fra le varie superfici sovrapposte di 1,30, una lunghezza totale di 7 metri, con un peso complessivo di 500 chilogrammi, e fu completato alla fine del 1908.

Il velivolo, costruito dalla S.P.A., era del tutto originale al punto tale che tutta la famiglia venne impegnata per la sua realizzazione, compresa la moglie Anna che a quanto tramandato cucì e tese la tela delle ali, mentre il figlio Mario, nato a Torino il 18 febbraio 1885, con grande coraggio si prestò come pilota, pur non avendo mai prima di allora volato o pilotato un aereo. Grande coraggio e spericolatezza.

Finalmente il 13 gennaio 1909, dopo giorni di prove per prendere dimestichezza del mezzo, Mario Faccioli, si alzò per la prima volta dal campo dell’Ippodromo di Mirafiori.

Il decollo non fu dei migliori, anche per la poca esperienza di volo del pilota, infatti dopo una breve corsa di circa sessanta metri l’aereo, a causa dei numerosi colpi di coda sul terreno durante il rullaggio, improvvisamente si impennò e cadde rovinosamente al suolo. Fortunatamente l’inesperto pilota uscì praticamente indenne dai rottami dell’aereo, riportando solo leggere contusioni. In precedenza il padre, si era raccomandato di essere prudente ma forse la giovane età ebbe la meglio come intraprendenza, preso anche dall’ebrezza e dall’entusiasmo di essere il primo italiano a portare in volo un aereo “tutto italiano”.

Da questo primo esperimento, il Faccioli non si scoraggiò, e subito iniziò la costruzione di un nuovo aeroplano, recuperando quanto possibile dal primo e apportando le modifiche opportune, in base alle esperienze fatte con il primo triplano. Questo secondo aereo, lo S.P.A.-Faccioli N.2, montava lo stesso motore del primo, era di formula biplana e leggermente più piccolo, fu collaudato questa volta nella Piazza d’Armi di Venaria Reale, con ai comandi sempre il figlio Mario. Spiccò con successo il primo volo nel mese di agosto, atterrando perfettamente senza alcun problema. Il secondo volo avvenne senza intoppi, ma al terzo, poco prima di posarsi sul terreno, un colpo di vento fece carambolare pesantemente il velivolo che nell’urto con il suolo di danneggiò pesantemente. Bisogna considerare che gli aerei di allora era facilmente preda di rovinosi atterraggi e data la struttura molto delicata facilmente messi fuori uso, ma alle volte facilmente rimessi a nuovo in poche ore. Un secondo esemplare del velivolo fu presentato alle autorità russe , che dopo una serie di prove decisero di acquistare un esemplare, fu così che lo S.P.A.-Faccioli N.2, fu anche il primo aeroplano italiano ad essere venduto ed esportato in un Paese straniero. Un grande onore per l’ingegner Aristide Faccioli e la futura nascente industria aeronautica italiana.

Purtroppo l’euforia iniziale del piccolo costruttore fu di poca durata, infatti dopo aver costruito altri due biplani denominati Faccioli N.3 e N.4 che vennero presentati in varie occasioni aeronautiche, senza mai entrare in produzione di serie, realizzò ancora un monoplano, il Faccioli N.5 di cui poco si conosce. Deluso dalle scarse aspettative dei suoi aerei, specialmente da parte degli enti militari, l’ingegnoso “Aristide”, pioniere italiano del volo, decise di concludere la sua avventura aeronautica dedicandosi ad altre attività, nonostante nel periodo che va dal 1908 al 1912, abbia ottenuto il riconoscimento di ben sette brevetti riguardanti aeromobili e loro componenti.

Nel libro “Pionieri del volo in Italia” (una bibbia per i cultori di storia aeronautica) scritto da Mario Cobianchi, a pagina 271 leggiamo “Il 21 gennaio 1913 Mario Faccioli su uno S.P.A.-Faccioli effettuò un regolarissimo volo di 37 minuti di durata”.

Purtroppo il figlio Mario morì a soli 30 anni nel 1915, alcuni ne riportano la morte per malattia altri in seguito ad incidente di volo. Una tragedia invece la morte di Aristide Faccioli, che si suicidò il 28 gennaio 1920. Sul giornale “La Stampa” del 29 gennaio 1920, n° 25, anno 54, pagina 2 si legge il seguente articolo: “…Aristide Faccioli di anni 71 per cause che rimangono ignote, si gettava dal terzo piano della sua abitazione, in Via Bidone n.2. Veniva raccolto cadavere nel cortile. La morte venne constatata da un medico municipale. La salma del suicida è stata lasciata a disposizione della famiglia”.

Una triste fine per uno dei precursori e pionieri italiani per quanto riguarda le prime costruzioni di aeroplani, ma un grande insegnamento per tutti coloro che dopo di lui intrapresero la via per la conquista dei cieli.

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