Benvenuto o bentornato 2020?

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Il fascino del futuro ha attirato a sé l’attenzione umana fin dalla notte dei tempi. In antichità era consuetudine, soprattutto alla vigilia di una battaglia o prima di prendere una decisione importante, consultare gli specialistici della divinazione, gli oracoli in Grecia o gli aruspici a Roma. L’aruspicina era un’arte divinatoria che consisteva nella predizione del futuro attraverso l’analisi delle interiora degli animali. Altri, invece, basavano la loro profezia nella lettura del volo degli uccelli o di oggetti simbolici come sassi, bastoncini o tessere. La cartomanzia e l’astrologia, invece, sono due pratiche particolarmente diffuse nella società attuale. In una serie TV prodotta nella seconda metà degli anni Novanta dal titolo Ultime dal cielo, il protagonista riceveva ogni giorno il giornale del giorno dopo nel quale venivano riportati i fatti accaduti solo poche ore più tardi. La trama della serie TV si snodava attraverso i tentativi di Gary Hobson di sventare incidenti, uccisioni, rapine ecc. E se riuscissimo a conoscere anche solo alcuni avvenimenti che ci coinvolgessero nel futuro, ne trarremo beneficio? Detto in altre parole, vivremmo meglio?

Religioni, correnti filosofiche e pensatori hanno avuto sovente un atteggiamento bivalente: se da una parte si ponevano come promotrici di una visione che rendesse meno misterioso e più prevedibile il futuro, dall’altra parte la dimensione prossima era strettamente legata alla capacità di giustificare la morte.

Abbiamo vissuto i tentativi di rappresentazione del futuro attraverso film come 2001: odissea nello spazio, o come Ritorno al futuro parte II, nel quale un giovane Micheal J. Fox, Achille dell’epopea hollywoodiana positivista fino ai primi anni Novanta, volava nell’anno 2015 tramite una DeLorean trasformata in macchina del tempo. I visionari del cinema, della letteratura e della musica ci sono andati più o meno vicini a come realmente sono poi accaduti i fatti. Siamo molto distanti da auto volanti guidate da Doc. Brown e ci troviamo impantanati in dibattiti che vertono sull’impatto ambientale provocato dalle auto ad alimentazione derivata dal petrolio, sull’uso di modelli ibridi o totalmente elettrici. La realtà, in questi casi, pare irrimediabilmente in ritardo rispetto all’immaginazione.

Ora il 2020 è arrivato. Sembrava un punto distante nel tempo solo qualche anno fa e adesso, invece, ne stiamo assaporando i giorni. Ricordo, quando non ero ancora maggiorenne, un disco del 1995 del gruppo bresciano dei Timoria dal titolo 2020 Speedball dove degli irriconoscibili Francesco Renga ed Omar Pedrini cantavano un futuro nel quale una nuova droga avrebbe assuefatto l’umanità, la realtà virtuale. E in questo caso la realtà ha superato di gran lunga l’immaginazione, soprattutto riflettendo su servizi sorti per disintossicare le persone dall’uso eccessivo dei social network, come se fosse una vera e propria dipendenza da una sostanza nociva. Sulla rete si è parlato, scritto e discusso molto, e non poteva essere altrimenti visto come ha modificato profondamente molti aspetti della nostra quotidianità. Dagli acquisti alla comunicazione, dall’informazione alle recensioni, dalle mode alle scelte, il Web ha influenzato non solo il nostro comportamento ma il nostro modo di ragionare, tanto che non è più possibile pensare ad un futuro privo di internet.

La Storia è la disciplina che studia il passato, che tenta di chiarire i processi che hanno provocato determinati avvenimenti, che cerca le spiegazioni dell’agire umano. Se ne attribuisce anche un carattere pedagogico ed educativo, la cui conoscenza porterebbe ad un corretto discernere tra ciò che è bene e ciò che è male per non ricadere nei medesimi errori. Secondo questa interpretazione, la Storia stenderebbe un ponte tra il passato e il futuro passando attraverso la scelta nel presente. L’uomo, però, non è solo pura riflessione ma è anche istinto e spirito e ciò attenua questo potere conoscitivo della Storia. Ci sono poi diverse visioni dello scorrere del tempo della Storia. Le due principali sono quella lineare di matrice giudaico-cristiana e musulmana e quella circolare fondante il pensiero filosofico indiano e buddista. Nella prima concezione il divenire storico è inteso come un procedere verso un’unica direzione che scaturisce da un evento ben preciso, la nascita di Gesù Cristo o di Maometto. Nella seconda concezione, invece, il dispiegarsi del tempo avviene secondo un eterno ritorno, un continuo crearsi e distruggersi in modo infinito.   

Cosa ci aspettiamo da questo nuovo anno? Il ritorno di qualcosa già accaduto oppure un evento fondante un’esistenza totalmente rinnovata? Forse siamo in attesa di quello che abbiamo sempre desiderato. Serenità, amore, affetto, denaro, lavoro, soddisfazioni e tutto ciò che manca oppure ciò che non riusciamo a vedere nelle nostre vite. E tutto può iniziare già da oggi.    

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