Nell’anno culturale torinese appena trascorso si sono inaugurate mostre destinate ai più svariati temi, alcune delle quali proseguiranno nel nuovo anno.

Nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Valdocco, luogo in cui venivano accolti da San Giovanni Bosco i giovani emarginati, è stata allestita l’esposizione del ciclo pittorico “Exodus”, curata da Giandomenico Romanelli, in cui l’autore SAFET ZEC (Bosnia, 1943), residente a Venezia dopo aver forzatamente lasciato la Jugoslavia nel 1992 a causa del conflitto nel Paese, raffigura con drammatico realismo (finanche con rimandi al noto naufragio rappresentato da Géricault) la sofferenza di coloro che sono obbligati all’esodo, alla migrazione oppure sono vittime della guerra. L’argomento si relaziona con la campagna “Stop Tratta” intrapresa da Missioni Don Bosco e VIS –Volontariato Internazionale per lo Sviluppo- con l’obiettivo di combattere il traffico degli esseri umani nell’Africa subsahariana attraverso l’informazione e la formazione dei potenziali migranti. I testi in catalogo sono redatti da Romanelli e da Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose.

Il dramma viene altresì interpretato attraverso il corpo umano, seppur maggiormente in chiave simbolica, da Elena Monaco, che, dopo la mostra “Alchimie Artistiche” tenutasi a Lequio Tanaro (CN) condivisa con l’artista Marco Gallafrio e curata per l’Associazione Piemontese Arte da Gian Giorgio Massara ed Angelo Mistrangelo, ha presentato numerosi dipinti, disegni ed incisioni presso la Galleria Fogliato (Via Mazzini 9 – Torino) nell’esposizione “Aenigma”, il cui catalogo contiene testi di Bruno Quaranta e Gianfranco Schialvino.

Attraverso sguardi, mani e distorsioni di membra posti in relazione con oggetti, animali e visioni oniriche, l’autrice esprime l’inquietudine esistenziale per mezzo di una rara maestria figurativa.

Fino al 31 gennaio 2020 rimarrà invece esposto nella Veranda Sud del Primo Piano di Palazzo Madama il “Servizio del Re di Sardegna”, acquistato dalla Fondazione Torino Musei a Londra l’estate scorsa dalla casa d’Arte Christie’s. I trecento pezzi del servizio in porcellana, particolarmente pregiato fra quelli prodotti dalla manifattura di Meissen (fondata presso Dresda per volontà del Re di Polonia ed Elettore di Sassonia, Augusto il Forte), furono inviati quale dono diplomatico nel settembre del 1725 al Re di Sardegna, Vittorio Amedeo II.

Nella Pinacoteca Albertina si è infine inaugurata la mostra “Arte come Teatro” dedicata all’opera di Paola De’ Cavero (le cui creazioni sono state esposte in importanti mostre personali), docente fino al 2011 per il corso di Costume dello Spettacolo tenuto presso l’Accademia nonché Accademico d’onore dell’Albertina dal 2016. In seguito ad un significativo lascito di opere dell’artista che arricchiranno la collezione dell’Albertina, “Officina delle idee” ha allestito la mostra, mentre Leandro Agostini ha curato il progetto grafico del catalogo, le cui riproduzioni fotografiche sono opera di Fabio Amerio. I testi e gli apparati critici sono a firma di Paola Gribaudo, Presidente dell’Istituzione, Marco Zuccarini, Salvo Bitonti, Edoardo Di Mauro, Giuseppe Marchiori, Alberto Blandi, Licisco Magagnato, Luciano Caramel, Alberto Testa, Giorgio Sebastiano Brizio ed Angelo Mistrangelo.

L’opera della de’ Cavero può essere intesa quale testimonianza della “visione e definizione di un’arte come teatro, delle cadenze di un pensiero che unisce indissolubilmente la parola alla gestualità dell’artista, lo spazio scenico al palcoscenico, dove si esprimono, muovono, agiscono, i teatranti secondo un’interpretazione che, a tratti, raggiunge e si identifica con le interiori scansioni del dettato surrealista” (Mistrangelo).

Si augura ai lettori, dunque, un nuovo anno ricco di esperienze culturali e d’inconsuete riflessioni sulla realtà, delle quali l’arte è sovente feconda messaggera.

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