Matteo Pavlica, triestino trentottenne, da otto anni si è trasferito a Torino, dove è impegnato come Artista del Coro presso il Teatro Regio. Inoltre, si esibisce come tenore solista (nel mese di novembre è stato Alfredo nella “Traviata” di Verdi, a Pinerolo e, in forma di concerto, all’Educatorio della Provvidenza di Torino) e si dedica con passione all’insegnamento del canto. Lo abbiamo incontrato perché raccontasse ai nostri lettori la sua poliedrica esperienza nel mondo della musica.

Matteo, ci racconti come ti sei avvicinato al teatro d’opera?
Fin da bambino frequentavo, con mia nonna, il teatro d’opera e d’operetta. A cinque anni ho iniziato a studiare privatamente pianoforte, ma, svolgendo anche altre attività, non me la sono sentita di intraprendere subito gli studi accademici; e, quando a 16 anni ho deciso di iscrivermi al Conservatorio di Trieste, ho optato per la classe di strumenti a percussione, convinto che fosse più facile rispetto a pianoforte. In quegli anni ho maturato la decisione di lavorare nel mondo della musica, e ho infine deciso di iscrivermi anche alla classe di pianoforte. Studiando pianoforte mi è capitato di dover accompagnare cantanti d’opera, e mi sono innamorato del canto, di quella magia per cui il corpo umano diventa uno strumento musicale: ho così deciso di approfondire la mia conoscenza del canto, e ho iniziato a studiarlo senza pormi in un primo momento grandi mete.

Come è quindi proseguito il tuo percorso di formazione?
Quando iniziai a studiare canto mi dissero che non avevo il dono della voce, e presi questa affermazione come una sfida: dovevo dimostrare di poter cantare! Ho preso le prime lezioni private da Emilio Curiel, poi mi sono affidato alla mia maestra Gloria Paulizza, che con grande competenza ha costruito la mia voce attuale; e con lei continuo a vedermi regolarmente per perfezionarmi. Nel 2008 ho vinto la prima audizione alla Fenice, e mi sono trasferito dal Conservatorio di Trieste (dove mi ero diplomato in percussioni e in pianoforte) al Conservatorio di Vicenza, dove mi sono diplomato in canto nel 2010 con Elisabetta Tandura.

Come è proceduta la tua carriera?
Mi sono diplomato mentre lavoravo nel Coro della Fenice, poi nel 2011 ho affrontato il concorso da Artista del Coro presso il Teatro Regio di Torino. Vincendolo, mi sono trasferito qui, e questo per me ha significato uno sradicamento dall’ambiente veneto e dal network che mi ero creato. Ricostruirmi un ambiente a Torino non è stato semplice, perché è una città grande che ha delle dinamiche più complesse rispetto a quelle delle mie zone di provenienza.

Come si conciliano l’attività di Artista del Coro e quella di tenore solista?
Ritengo che sia molto utile abbinare le due esperienze, sia per il cantante, sia per il teatro in cui lavora. Essere solista è indispensabile per cantare nel Coro, perché permette di mantenere un contatto attivo con la propria voce. Il Coro, d’altro canto, insegna una disciplina che spesso al solista manca, e una tecnica che permette di sopportare un impegno vocale notevole.

Per quale motivo hai scelto di fare l’insegnante di canto?
La formazione per un cantante è fondamentale, sia nel canto lirico sia in quello leggero. Fare il maestro è una missione che sento mi sia stata affidata da Gloria Paulizza, la quale, oltre alla tecnica del canto, mi ha trasmesso un metodo che serve anche a insegnare. Paradossalmente, per insegnare canto non è richiesto nessun titolo specifico, si ritiene che un bravo solista debba essere anche un bravo docente, cosa nient’affatto scontata. I grandi maestri del passato procedevano per intuizioni, oggi ci sono delle competenze tecniche interdisciplinari che consentono un approccio più efficace alla tecnica del canto, e io mi sono formato per fare l’insegnante: ho seguito un master in vocologia artistica presso la facoltà di medicina dell’Università di Bologna e mi sono qualificato con il metodo americano “Voicecraft”: per questo riesco anche a trattare voci delicate per ragioni fisiologiche o patologiche. La chiave è saper tradurre il suono in movimento muscolare, e viceversa.

Quali sono la bellezza e la difficoltà del lavoro di cantante d’opera?
Credo che oggi fare il cantate lirico sia una grande scommessa, qualcosa che si colloca a metà tra essere uno sportivo e un prete: da un lato richiede allenamento costante, dall’altro una forte vocazione, perché per arrivare al successo sono necessari, oltre a un grande talento, un carattere tenace e un po’ di fortuna. La bellezza è quella che dà ogni professione artistica, cioè la soddisfazione di porre il proprio talento a servizio della comunità, per far arrivare a ogni spettatore le pagine di questo grande repertorio.

Ritieni che il teatro d’opera abbia qualcosa da dire alle nuove generazioni?
Il teatro d’opera è attualissimo, e mi pare che le nuove generazioni mostrino verso di esso un rinnovato interesse. Come ogni spettacolo eseguito dal vivo, permette di avvicinarsi all’autenticità dell’essere umano. La difficoltà di questo genere si situa negli alti costi di realizzazione, che rendono necessaria una politica seriamente intenzionata a mantenerlo vivo e a permettere a tutti di accedervi. È un peccato vedere che all’estero c’è più attenzione per l’opera di quanta ce ne sia nell’Italia in cui è nata!


QUESTO MESE AL BOTTEGHINO…

Unione Musicale: domenica 15 dicembre alle 16:30, al Conservatorio, concerto dei King’s Singers a tema natalizio. Domenica 12 gennaio, stessa ora, al Teatro Vittoria, recital del pianista Philipp Kopachevsky (musiche di Schumann, Liszt, Chopin).

Filarmonica: il 14 gennaio, al Conservatorio, “Tennis Time”, con il direttore Sergio Lamberto e Miriam Prandi nella doppia veste di pianista e violoncellista; in programma musiche di Mozart, Haydn e Angelo Francesco Lavagnino.

Accademia Stefano Tempia: il 17 dicembre, al Conservatorio, oratorio Messiah di Handel, con il coro dell’Accademia in collaborazione con l’Accademia Maghini, e le orchestre barocche “I Musici di Santa Pelagia” e “Academia Montis Regalis”. Dirige Antonio Florio.

Concertante: il 16 gennaio, alle 17, a Villa Tesoriera, recital lirico con il soprano Alexandra Zabala e il pianista Paolo Grosa.

Orchestra Rai: il 21 dicembre concerto di Natale: Lo schiaccianoci di Cajkovskij diretto da James Conlon. Il 9-10 gennaio Daniele Gatti dirige la Sinfonia n. 9 di Mahler. Il 16-17 gennaio torna Conlon per Des Knaben Wunderhorn di Mahler (con il baritono Matthias Goerne), insieme a pagine di Schreker e Bartok.

Concerti Lingotto: il 18 dicembre è ospite l’Accademia Bizantina, diretta da Ottavio Dantone, per un programma vivaldiano che prevede anche pagine vocali interpretate dal contralto Sara Mingardo.

Teatro Regio: fino al 22 dicembre Carmen di Bizet, con Varduhi Abrahamyan, Andrea Carè, Marta Torbidoni, Lucas Meachem, direttore Giacomo Sagripanti, regia di Stephen Medcalf. Il 29-30-31 dicembre consueto spettacolo di danza con Roberto Bolle and Friends. Dal 15 gennaio Il matrimonio segreto di Cimarosa, con Marco Filippo Romano, Carolina Lippo, Markus Werba, direttore Nikolas Nagele, regia di Pier Luigi Pizzi.

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