PiazzeAmicheWEBCaselle Torinese e Cameri. Due cittadine di pianura che si assomigliano per tante cose. La presenza di una significativa economia agricola (che a Cameri alimenta anche la produzione di un pregiato gorgonzola).
L’acqua delle bealere che attraversa il centro storico: tutte ahimè coperte a Caselle, meglio valorizzate a Cameri, ove la rusgia (così è chiamata nel dialetto locale) crea scorci suggestivi nel centro storico. La presenza di un aeroporto e di un’industria aeronautica.
Infine, la presenza di una pro loco che è editrice di una testata giornalistica, un mensile per Caselle, un trimestrale per Cameri, che si chiama per l’appunto La nuova rusgia.

E dall’ultimo numero del loro giornale proviene il racconto di viaggio, un viaggio un po’ particolare, che proponiamo ai lettori di Cose Nostre.

 


Viaggio in Irlanda

Cameri, 7 giugno 2017

Sono appena rientrato da un viaggio a ritroso nel tempo nell’anno 1920. Sono stato a Dublino in Irlanda.

Cosa mi ha spinto a visitare Dublino? Sicuramente è stata la mia immensa curiosità e l’amore per i libri.

Ho caricato sulla macchina del tempo solo un ombrello nero, indispensabile per ripararmi dai capricci della pioggia, quasi giornaliera in quel paese. Il clima, nella verde Irlanda, nel mese di maggio è sempre molto capriccioso e sono più i giorni di pioggia che quelli dove un pallido sole riscalda le ossa della gente.

Volevo visitare il Trinity College e perdermi nella sua immensa biblioteca, prendere qualche libro da leggere e migliorare il mio pessimo inglese, proseguire poi per una visita in una sala particolare, dove è custodito il libro dei quattro vangeli, detto “Book of Kells”; famoso per essere un grande libro antico, con splendide miniature: un capolavoro dell’800.

La fortuna, ancora una volta, mi aveva aiutato e sono arrivato in un giorno con in cielo un tiepido sole che giocava a nascondino tra le nuvole. Dopo avere oltrepassato il massiccio portone di ingresso fui accolto da un giardino ben curato. Subito mi mescolai agli studenti e professori che lo affollavano, quasi tutti avevano libri tra le mani. Nessuno si accorse del mio abbigliamento un po’ strano che avevo attinto accuratamente dai vecchi abiti rimasti nel guardaroba del mio indimenticato e amato suocero.

Con passo deciso e sicuro, mi recai verso la biblioteca. Raggiunta, mi sistemai in una sala laterale, dove vi erano a disposizione sedie e tavoli per la lettura; fui sorpreso dall’intenso odore di fumo che un camino acceso rilasciava nell’ambiente. Odore di torba che lentamente bruciava e scaldava leggermente il locale, affumicando tutti i presenti. Da noi non esiste questo antico combustibile largamente utilizzato in questo paese, composto di erba marcia, carbonizzata e fossilizzata circa 5000 anni fa.

Timidamente mi sedetti su una lunga panca di legno lontano dal camino, perché i posti a sedere nelle sue vicinanze erano tutti occupati dai giovani studenti intenti nella lettura dei loro libri. Dopo qualche mio soffocato colpo di tosse dovuto alla mia mai domata asma, il mio vicino di panca distolse la sua attenzione dalla propria lettura e mi guardò con fare interrogativo. Approfittando di quella sua interruzione gli chiesi dove dovevo recarmi per prelevare qualche libro da leggere. Rimase perplesso, sicuramente per la mia particolare pronuncia e, senza parlare, alzando il mento mi indicò una porta. Ringraziai e mi allontanai verso la direzione indicata. Notai che lo studente aveva ripreso la lettura e scuoteva lentamente la testa in segno di incomprensione e sorpresa.

Oltrepassata la porta, fui stordito dallo spettacolo che mi veniva offerto. Un immenso salone tutto ricoperto di legno mi invitò a muovere silenziosi, piccoli e lenti passi verso il centro. Il lungo salone aveva un pavimento ricoperto di legno lucido. Ai lati del salone, alcune decine di grandi nicchie arcuate erano disposte su due livelli, stracolme di libri. Ognuna di queste era suddivisa per tipo di letteratura trattata e autori. Ogni arcata era stipata e ricolma di volumi ben ordinati di varie dimensioni. Alcuni busti in marmo bianco di antichi seriosi scrittori abbellivano e separavano questi archi in base anche al periodo storico in cui i volumi erano stati pubblicati.

Il salone centrale era affollato di studenti seduti su panche, messe attorno a lunghi tavoli, che leggevano e prendevano appunti in silenzio. Mi avvicinai alla segreteria per richiedere qualche volume da consultare.
In quel momento, uno studente restituì tre volumetti deponendoli provvisoriamente sul banco della segreteria. Richiesi così di leggere quei tre libri.

L’operazione si svolse velocissimamente e, ottenuti i libri, li misi nella mia borsa e mi allontanai verso la sala del Book of Kells.

Posto su un semplice tavolo, un docente era intento alla consultazione del Vangelo di Kells. Mi avvicinai e chiesi se potessi approfittare, non disturbando, per osservare il libro in religioso silenzio. L’uomo emise un sospiro di sopportazione che interpretai come assenso.

Le pagine sfogliate lentamente, delicatamente e con molta attenzione, mostravano stupende miniature dorate. Erano dei piccoli capolavori, dipinti con una raffinatezza unica, realizzati dai monaci di un piccolo monastero nell’800, più di 1200 anni fa. Inglobavano nel disegno, a volte, la prima lettera d’inizio pagina. Queste miniature eseguite con pazienza, arte, saggezza e fede incondizionata, valorizzavano la preziosità del testo. Fui rapito, nell’osservare i dettagli, dagli sfondi lontani e dal tipo amanuense di scrittura latina (che da “ignorante” non conosco). L’abilità, la precisione e il timore nel vergare e trascrivere la parola sacra di Gesù tracimavano da quelle pagine. Il tempo mi è sfuggito dalla mente, affascinato nell’ammirare quel capolavoro, pagina dopo pagina. Senza accorgermi erano trascorse quattro ore. Il tempo massimo che posso riservare ai miei viaggi nel tempo, prima dell’esaurimento delle batterie dei meccanismi per la curvatura spazio-tempo.

Dovevo rientrare subito, il tempo a mia disposizione stava scadendo tra pochi minuti. Preso dal panico, corsi verso l’esterno del college, dove avevo lasciato la macchina del tempo. Il tempo di avviarla e immediatamente il tempo e lo spazio si distorsero e si confusero. Il ritorno iniziò dopo pochi secondi con led rossi, di segnale di emergenza, che lampeggiavano furiosamente. Se il tempo fosse scaduto e la macchina non fosse partita, sarei rimasto prigioniero del passato, per sempre.

Rientrato a casa, mi accorsi di avere ancora in borsa i libri prelevati per la lettura. Assicuro che non è stata una cosa voluta. Anzi, se la biblioteca del Trinity College li rivuole, sono disposto a restituirli. Allego le foto del mio viaggio e di questi tre libri rimasti nelle mie mani. Mi scuso ancora per l’incidente involontario con lo stato irlandese. Se qualcuno di voi volesse informare la segreteria del Trinity College e chiedere su come fare per poterli restituire, sono a disposizione.
Attendo fiducioso. Nel frattempo, inizio a leggerli e li conservo gelosamente.

P.S. Per i soliti scettici allego alcune fotografie, con i tre libri dimenticati in borsa.

Giampiero Galli

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