Il mondo di Naz

Giorgio Caponetti ha una biografia ricchissima: gli interessi e le attività molteplici come pubblicitario, sceneggiatore, giornalista, scrittore, professore universitario, regista, musicista, autore di format televisivi e spettacoli dedicati alla natura, insieme alla decisione di vivere in campagna e di offrire spazio alla grande passione per i cavalli e l’equitazione, trasformando anche questa in occasione di creatività e di lavoro, mi hanno davvero colpita. ”Tutte scelte fatte con l’appoggio di una grande donna, mia moglie” affermerà durante l’incontro dell’11 novembre all’Unitrè di Torino… E poi improvvisamente ricordo: ecco dove l’ho già visto! Alla Fiera cavalli di Verona, forse su un calesse o durante il carosello delle razze equine italiane, ideato e presentato proprio da lui! Il libro “Il grande Gualino” per un attimo passa in secondo piano tanto mi incuriosisce l’autore! Ma l’invito a tutti voi è proprio quello di leggere questo romanzo e anche il primo libro scritto da Caponetti: ”Quando l’automobile uccise la cavalleria” che analizza il periodo storico tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, con la nascita della Fiat di Agnelli e le ombre che ne accompagnarono l’ascesa. Il libro termina proprio là dove inizia “Il grande Gualino”: 1907, anno del matrimonio di Gualino con la cugina Cesarina Gurgo Salice. 

Che personaggio eccezionale e sconosciuto ai più questo Gualino, imprenditore lungimirante, creativo, ottimista, capace di affascinare e coinvolgere banchieri e soci in imprese colossali: manca il carbone per l’industria bellica? lo prendiamo negli Stati Uniti! E come lo trasportiamo? Ma sì, costruiamo le imbarcazioni. Manca il legname? Compriamo le foreste in Romania, in Corsica,  poi costruiamo le ferrovie per trasportarlo, le abitazioni per gli operai! Si parla di nuove fibre tessili? nasce la SNIA, nasce il cinema? e allora occupiamoci della distribuzione, creiamo cinematografi come il Lux, produciamo film! Voglio un bellissimo castello!-chiede Cesarina sognando castelli medioevali come quello inaugurato al Valentino! E durante il viaggio di nozze(lei ancora una bimba con i suoi 17 anni e l’ingenuo “Ti m’lu cate?” “Me lo compri?”) ha già modo di iniziare l’acquisto di oggetti preziosi, opere d’arte, mobili che opportunamente imballati arriveranno in Piemonte. Negli anni Venti la casa di Via Bernardino Galliari, 28 diventerà un cenacolo frequentato da ospiti illustri in ogni settore. Gualino ha infatti un’altra grande capacità: circondarsi dei migliori architetti, costruttori, ingegneri. Sa pagarli bene. Il denaro gli apre tutte le porte, ha appoggi nella massoneria, amicizie internazionali. Sempre sul filo del rasoio, sempre sfruttando i prestiti bancari. E i soldi che guadagna sono dispensati a larghe mani in progetti giganteschi come… la costruzione di un intero quartiere in San Pietroburgo! Andrà al confino, dove le manovre speculative degli avversari e l’odio politico  di Mussolini che non gli ha perdonato di aver scritto una lettera per spiegargli che la sua politica di chiusura dei mercati e di autarchia porterà l’Italia alla rovina, ma anche qui, a Lipari, il denaro gli permetterà di vivere dignitosamente in una casetta in affitto, con Cesarina che lo raggiunge e finalmente vive forse una dimensione più semplice e sincera del suo matrimonio. Impara anche a vivere più modestamente, lei abituata a maggiordomi e cameriere; la nuova regola di vita è ”…fumse manché niente, ma sgeiruma nen!” ”Non facciamoci mancare nulla, ma non sprechiamo!” Ogni tanto Cesarina torna dalle amiche, da Jessie Boswell con cui dipinge, da Eleonora Duncan maestra di danza, dai figli Renato e Cecilia che però non sembra amare molto, a dirla tutta. Al ritorno dal confino,nel 1932, i Gualino non torneranno a Torino; abiteranno a Parigi, a Roma o nei vari castelli in Liguria e le attività riprenderanno, con la solita capacità e lungimiranza.

Un altro aspetto della vita di Gualino viene messo bene in evidenza nel libro: il suo amore per l’arte, il suo mecenatismo, guidato da Lionello Venturi, critico d’arte, verso il gruppo dei Sei di Torino che seguiva la scuola di Casorati, ma anche verso tutti quegli artisti di cui intuiva la capacità innovativa: nel 1925 Cesarina e il marito acquistano il Teatro di Torino, dove passano famosi musicisti, i Ballets russes di Sergei Djaghilev, le danze di Mary Wigman, opere di Pirandello, scenografie di Braque, Matisse e Derain.

La collezione d’arte Gualino, di cui abbiamo potuto ammirare in questi giorni a Palazzo Chiablese a Torino una parte significativa, spaziava dal Rinascimento alle Avanguardie: Botticelli, Duccio da Buoninsegna, Veronese, Manet, Monet, Modigliani, Picasso . Come gli imprenditori americani era felice di fare donazioni a favore dell’arte; nel suo teatro chiedeva agli autori di organizzare spettacoli d’avanguardia, provocando il sobrio pubblico torinese con opere molto lontane dal gusto corrente. Mi è piaciuto un paragone suggerito da Giorgio Caponetti sulla figura di Gualino: una vita come una jam session di jazz, imprevedibile, effervescente, intensa. In fondo è vissuto solo una decina d’anni a Torino, ma vi ha lasciato tracce indelebili. Eppure è poco conosciuto. Lui al confino, Agnelli aveva acquisito i terreni dove sorgeva l’ippodromo di Mirafiori creato per le corse dei purosangue allevati da Gualino e aveva costruito il suo nuovo stabilimento. Non aveva più rivali scomodi. La Stampa di sicuro non ne parlava.Riccardo Gualino morì nel 1964, dopo aver ben disposto in modo che Cesarina gli sopravvivesse con il solito stile di vita. E Cesarina non si fece mancar nulla e morì dopo molti anni, nel 1992, dopo aver allegramente dilapidato tutto il patrimonio! 

Una lettura avvincente “Il grande Gualino”, scorrevolissima. Caponetti ribadisce che la sua è una ricostruzione storica, ma là dove le certezze mancavano ha ovviamente dato la sua interpretazione dei fatti. Ne scoprirete delle belle!

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