Il mondo di NazMostra dei lupi di Giada Gaiotto. Bibiana. É in corso la Sagra del kiwi. Nel cortile dell’antica villa Bodo, sede del Comune, si ammira una schiera di trattori storici che avevano gloriosamente preso il posto di cavalli e buoi, fuori tutto un fervore di bancarelle, fin davanti al campanile della chiesa settecentesca di San Marcellino, sormontato dalla “gabia dij mat”. Sotto la bella antica loggia del mercato, la meraviglia delle innumerevoli varietà antiche di mele e un appassionato volontario, Eros Vittone che mi dice: “A vedere la mostra c’è Batti Gai, il fotografo dei lupi!” Mai sentito. E già mi sento in colpa. Entro di corsa e individuo subito il mio personaggio: barba e capelli bianco Natale, giacca di panno verdone e fermacolletto alla cowboy, (mi farà osservare da vicino che si tratta di una piccola scultura in legno modellata da lui quella in cui scorrono i lacci) in attenta conversazione con Giada e altre persone che lo guardano con devozione. Parlano di lupi ovviamente.

“Allora lei è una persona fortunata, è difficile vedere i lupi!- mi fiondo io nel mezzo di una pausa. “Può dirlo, ha veramente …fondello!- ribatte la gentile signora in grigio che scoprirò essere Adriana, la moglie di Batti Gai.
Lui sorride e io spudorata provo a chiedergli di passare qualche scatto inedito a Giada per i suoi ritratti di lupi. E Batti Gai ci invita a casa sua, a Pinerolo, per sceglierli insieme. Intanto cominciamo ad ammirare alcune sue fotografie esposte nel padiglione della Sagra, dove siamo invitati da Eros e Pro Loco per un fritto misto da ricordare!
Ci racconta che una sua fotografia con due predatori (lupo, volpe) e la vittima pietosamente seminascosta da una roccia, ha vinto il primo premio del  concorso ”#Posti da lupi” ed è esposta al MUSE di Trento e un libro appena uscito, intitolato “Il lupo e il pastore” di Piervittorio Stefanone, contiene le sue foto dedicate ai lupi italiani: è l’unico fotografo ad averne scattate così tante e così perfette! Naturalmente fotografa tutta la natura e direi che tutte le creature che popolano le montagne del pinerolese sono prede fotografiche perfette. Conoscete il saltinpalo, il crociere, il ciak-ciak o cesena, il regolo, il fiorrancino, il codibugnolo, il picchio muratore? Batti nei suoi giri quotidiani (piccolo fuoristrada e poi bicicletta assistita quando la strada viene chiusa per il periodo invernale) mimetizzato con qualche fronda di fortuna, silenzioso e immobile con il suo apparecchio fotografico  riesce a farceli conoscere. Sa far scattare l’obiettivo con un tempismo e una calibratura della mira che gli permettono di fotografare ad esempio la sequenza di un ermellino che salta con la pernice in bocca quando altri fotografi… non riescono a scattarne neppure una. Ma tutto questo semplicemente lo diverte, non tornerebbe a dirigere con il fratello l’azienda di macchine imbottigliatrici di Ceresole d’Alba che ha seguito fino alla decisione di “andare in pensione” una ventina d’anni fa, per riappropriarsi delle sue giornate in libertà. Gode dei suoi splendidi 83 anni e di questa fama che gli sta piombando addosso nel campo della fotografia naturalistica.
Qualche settimana dopo questo incontro, allacciati stretti legami su facebook, ci presentiamo al portoncino di casa sua. E già intuiamo …l’unicità di questo personaggio: sul battente ecco un piccolo autoritratto scolpito nel legno, il bassorilievo con un camoscio e il nome intero: Gai Battista. Entriamo nello spazio grandioso di un loft divenuto sua abitazione e ci accolgono come in una galleria le sue opere: fotografie, sculture, dipinti, bastoni da passeggio dall’impugnatura trasformata in creatura del bosco dalla sua fantasia sfrenata. Sorride bonariamente al nostro stupore crescente. Adriana prepara un caffè e sorride di questo marito che ogni mattina all’alba sale sulle montagne. “É felice così!” Torna con i suoi tesori e la sera condivide con gli innumerevoli amici di fb, ai cui commenti risponde fino a tarda notte!”

Giù nella cantina-atelier-tavernetta piccoli tesori come la collezione di coltelli acquistati o costruiti da lui, locandine di mostre fotografiche a cui ha partecipato con grande successo, un affresco con gli amici di serate e di avventure naturalistiche. Alcuni trofei lo spingono a scusarsi del suo passato di cacciatore. “Non potrei più esserlo, la maturità e la riflessione sulla vita di tutte le creature mi spinge ora a lottare per la loro sopravvivenza e il loro rispetto.”

Intuisco però che proprio l’allenamento al traguardare, misurare e puntare può aver sviluppato in Batti Gai una straordinaria prontezza di scatto fotografico!

Ma ecco una nuova sorpresa: si aprono le ante di un grande armadio e si svela una postazione computer assolutamente degna di un informatico di professione. Batti Gai (nome e cognome si fondono in un unico appellativo) si siede alla postazione e dai suoi archivi escono meraviglie sia per me che amo l’avifauna e le immagini dagli sfumati acquerello, sia per Giada che con un pizzico di sana invidia corre con lo sguardo dietro i lupacchiotti che giocano strattonando una campanella, i cervi maestosi tra harem di cerbiatte, le livree invernali ed estive di pernici ed ermellini, l’aquila che lascia il nido con gli aquilotti fulminando di lontano l’obiettivo di cui avverte il lampo.

Con una generosità che credo sia insita nel suo dna, Batti riversa nella nostra chiavetta usb le immagini che abbiamo scelto, poi regala a Giada la scultura in metallo di un lupo, altro lavoro uscito dal suo laboratorio.

Usciamo che è già notte, il tesoro di una nuova bella amicizia con noi.

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