Brutta fine per una vicenda partita male. Si sta profilando un finale molto amaro per l’avventura imprenditoriale del Bertetto Center, l’insediamento commerciale nato su Strada Torino dall’ampliamento del vecchio Mobilificio Bertetto. La società è stata dichiarata fallita, alcuni dei negozi insediati se ne sono andati, cinque imputati per l’emissione di fidejussioni false stanno attendendo l’esito della loro vicenda giudiziaria, il Comune di Caselle rischia di perdere 363.000 euro di oneri di urbanizzazione non più coperti dalle garanzie rivelatesi fasulle.

Dal mobilificio al Bertetto Center. La vicenda prende avvio con il progetto di ampliamento dell’originario mobilificio, costruito negli anni 70, che poteva essere ridimensionato per far spazio a nuove attività commerciali. Si trattava di far fruttare meglio una posizione molto appetibile, grazie anche alle sinergie create dal vicino insediamento del Bennet. Il Comune di Caselle rilascia i permessi a costruire nell’agosto 2015, per un ampliamento di 1200 mq (600 mq per piano). Nasce però un contenzioso, fra la società Bertetto e il Comune, sulla modalità di conteggio degli oneri di urbanizzazione. Il privato si appella al TAR, che dà però ragione al Comune. La Bertetto presenta ricorso al Consiglio di Stato, la cui sentenza, resa nota a settembre 2018, è di nuovo sfavorevole al privato.

Le fidejussioni false. La bomba scoppia a marzo 2018: le due fidejussioni consegnate al Comune dalla Bertetto, a copertura della differenza fra quanto conteggiato dal Comune e quanto già versato dal privato, potrebbero essere false. Quando il Comune le presenta all’assicurazione per l’incasso, l’assicurazione non le riconosce come sue. Il Comune di Caselle presenta all’autorità giudiziaria istanza di querela di falso, costituendosi come parte civile.

Il procedimento giudiziario. Le indagini condotte dal Pubblico Ministero del Tribunale di Torino accertano che le fidejussioni sono effettivamente false. Vengono imputati per l’emissione truffaldina in cinque:  l’ex agente assicurativo Elia Sorrentino, l’architetta mappanese Cinzia Folchi, Franco Goria socio della società Geomark incaricata della progettazione, e infine gli imprenditori Lorenzo Bertetto con la moglie Maria Vittoria Pelazza, in passato consigliera comunale a Caselle. Si è avuto notizia inoltre che tutti cinque gli imputati hanno chiesto la cosiddetta messa in prova, che eviterebbe loro di macchiare la fedina penale, ma sembrerebbe che il giudice la condizioni al pagamento del risarcimento al Comune di Caselle.

La polemica politica. Minoranze all’attacco su questa vicenda. Lo avevano già fatto nel marzo 2018, quando era uscita la notizia del sospetto di falso sulle fidejussioni. Interrogazioni sui mancati controlli erano state allora presentate in particolare dal Movimento 5 Stelle e da Andrea Fontana.

Ora sembra particolarmente scatenato sull’argomento il consigliere Mauro Esposito, che sui social anticipa quanto chiederà nel prossimo, imminente, Consiglio Comunale. Chiede Esposito, con sarcasmo: “Come ha fatto il Comune ad essere pagato con i soldi del Monopoli senza accorgersene? Qualcuno, all’interno dell’apparato burocratico del Comune, ha verificato che queste garanzie non fossero farlocche?”

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