Caselle, Case CIT: intimazioni di pagamento a casaccio?

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Brutto inizio anno per molti degli inquilini delle case CIT di Caselle. Centinaia di raccomandate sono arrivate nel quartiere di via Grassi, coinvolgendo, per quanto si è appreso, circa l’80% delle 180 famiglie residenti. Le comunicazioni, inviate tramite il servizio legale del CIT e firmate dal direttore dell’ente, intimano il pagamento degli arretrati, per canoni d’affitto e spese condominiali, da regolarizzare entro il 29 febbraio. Pena lo sfratto.

Vincenzo Meola, caposcala in una delle palazzine di via Grassi, è uno dei destinatari di queste raccomandate; sentito al telefono, è un torrente in piena: “Io ho pagato sempre tutto. E posso dimostrarlo. Mai ricevuto solleciti. Chiederò all’ente il rimborso dei danni morali. Non si possono inviare lettere di quel tenore senza fare prima dei controlli. E l’ufficio casa del Comune mi sembra ridotto a fare l’agenzia di recupero crediti. È inconcepibile. In queste case abitano anche persone molto anziane, ultranovantenni, spaventate a ricevere lettere di quel tipo.

Io è da oltre dieci anni che mi batto per queste case, che sono state costruite male e hanno problemi di ogni genere. Sotto le case non c’è vespaio, e ci passa pure una bealera. A ogni temporale ci sono allagamenti. Ci sono crepe che uno ci può infilare la mano. Cinque anni fa c’è stato il passaggio da ATC a CIT. Tante promesse, anche da parte dei nostri politici, ma poi di concreto non fanno nulla”.

Da parte sua l’assessore Angela Grimaldi cerca di rassicurare, precisando che le lettere inviate dal CIT sono un segnale forte per i grandi morosi, mentre chi è in regola può stare tranquillo. Portando allo sportello dell’ufficio casa le ricevute dei pagamenti, lo sportello provvederà a inoltrare la pratica al CIT. Chi invece è veramente moroso deve pagare per non perdere l’assegnazione.

Queste dichiarazioni non convincono per nulla il consigliere di minoranza Andrea Fontana, della lista Caselle Futura, che osserva che finora chi aveva il compito di controllare non l’ha fatto, e non risulta vero che ci siano stati solleciti precedenti. Ora l’onere della prova viene fatto ricadere su cittadini, spesso di fasce deboli, come molti anziani che a fronte delle lettere ricevute sono caduti nel panico. Ad alcuni sono richieste ricevute di pagamenti di anni anche lontani, oltre il limite dei cinque quando dovrebbe intervenire la prescrizione. “Sarebbe opportuno che il Comune di Caselle si muovesse come già hanno fatto altri comuni soci del Consorzio CIT. Ma qui nulla. Chiederò conto nel prossimo Consiglio Comunale” conclude Fontana.

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