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“Ci sono viaggi da cui non torni.
Sono quelli che ti cambiano”

Angelo De Pascalis, scrittore e poeta.

Con Secondo Cravero e Enrico Ansaldi ci sono stato nel lontano 1983. All’epoca non esistevano Google, Wikipedia e guide varie e quindi dovevi aggiustarti un po’ con il passaparola. Questo è fondamentale per  comprendere bene quello che sto per raccontarvi.

Enrico Ansaldi, Vanni e Secondo Cravero nelle foreste di Giava nell’83

Arrivammo a Yogyacarta e ci sistemammo in un ostello; la sera incontrammo un ragazzo australiano e ci mettemmo a parlare delle nostre esperienze.
Ricordo che Enrico parlava un ottimo inglese; il turista australiano ci raccontò che il giorno seguente sarebbe andato a visitare alcuni templi, e vista la nostra curiosità, molto gentilmente ci invitò a seguirlo. Scelta felice perché entrambi i siti da noi visitati e praticamente sconosciuti in occidente otto anni dopo, nel 1991, vennero dichiarati dall’Unesco quali Patrimonio mondiale Storico culturale.

Borobudur
Borobudur è un tempio buddista risalente circa all’800 d.C., situato in Indonesia, più precisamente nella parte centrale dell’isola di Giava a circa 40 chilometri da Yogyakarta. È stato oggetto di paragone con altre opere colossali dell’antichità: ha infatti una base quadrata di oltre 120 metri per lato e un’altezza di 35 metri, poggia su circa 1.600.000 colossali blocchi di pietra e le sue pareti sono ricoperte da 504 statue e da 2.672 bassorilievi (per una lunghezza complessiva che supera i 5 km e una superficie che arriva agli 8 km²), di cui più di 1.400 narranti storie riguardanti Budda.

L’edificio rappresenta il monumento più visitato di tutta l’Indonesia ed ha una linea divisa in gradini che lo fa apparire come una montagna, nella vista dall’alto si nota proprio la complessità della sua pianta e della sua struttura architettonica.

È costituito da 10 terrazze, corrispondenti alle 10 fasi del cammino spirituale verso la perfezione, le quali sono a loro volta divise in tre gruppi.

In pratica il devoto buddista in questo luogo comincia un percorso di meditazione, che lo porta a poco a poco a purificarsi dalla mondanità, fino a raggiungere la totale liberazione dalla sofferenza, ovvero il nirvana, rappresentato dalla sommità del monumento.

La costruzione cominciò all’incirca nell’800 d.C., si suppone in un periodo tra il 750 e l’830 e venne commissionata dalla dinastia regnante in quel momento, i Sailendra, all’apice del loro splendore e potere.

La scelta del luogo fu attentamente studiata, in quanto la pianura dove si trova ricorda contemporaneamente diversi luoghi sacri per la popolazione. Infatti poco lontano dal tempio si può trovare una confluenza di due fiumi che ricorda quella dei fiumi Gange e Yamuna, e sullo sfondo del paesaggio si può notare anche una catena montuosa che ha alcuni tratti concordanti con il profilo dell’Himalaya, una cima sacra anch’essa per molte culture asiatiche.

L’architetto che la progettò fu Gunadharma, il quale venne assistito da alcuni monaci particolarmente abili, provenienti da tutte le parti del mondo. Il monumento risente infatti di influenze indiane, persiane e anche babilonesi; la sua costruzione richiese la manodopera di più di 10.000 persone per circa 75 anni e finì poco prima della fine della dinastia ad opera di Mataram.

Dopo la fine della dinastia dei Sailendra, i nuovi regnanti mantennero questa costruzione e ne edificarono altre simili nei paraggi, i famosi templi di Prambanan.

L’attività di questo tempio però durò poco, perché una serie di eventi naturali costrinse i residenti ad abbandonare la zona in seguito ad una eruzione vulcanica: il tempio, su cui in seguito crebbe la vegetazione, venne completamente sommerso dai detriti.

Nell’ottocento, l’isola si trovò sotto il potere degli inglesi, i quali decisero di ingaggiare un ricercatore olandese di nome Cornellius, con il compito di ritrovare questo tempio. Cornellius e i suoi 200 uomini impiegarono due mesi di intensi lavori, scavi e deforestazione, ma alla fine trovarono ciò che stavano cercando nei pressi del villaggio di Bumisegoro e i lavori finirono verso la metà del secolo.

Dopo un lungo restauro oggi Borobudur è meta di credenti e di turisti. Recentemente, nel maggio del 2006, un terremoto di magnitudo 6,2 ha colpito la zona ma il monumento è rimasto quasi miracolosamente illeso.

Prambanan
Prambanan è un complesso di templi induisti che si estende per chilometri non lontano da Borobudur e costruito all’incirca nell’850 d.C. da Rakai Pikatan, secondo re della dinastia Mataram.

I due templi sono spesso accomunati per zona e periodo storico, ma presentano differenze strutturali enormi, visto che Borobudur è sviluppato in orizzontale e ha un aspetto massiccio, mentre Prambanan è sviluppato verso l’alto e possiede una forma slanciata.

Si calcola che in origine il complesso di templi fosse composte da ben 232 templi, in seguito si scoprì che molti di questi in realtà non erano templi ma mausolei di antichi re. Tuttavia non si hanno certezze perché a metà del 1600 un terremoto devastante rovinò parte delle strutture.

Il complesso conta diversi templi, ma i più famosi sono i tre principali dedicati rispettivamente a Brahma, Vishnu e Shiva, che dominano la visuale in mezzo a tutti gli altri che vanno a formare una specie di corte.

In particolare il tempio di Shiva è quello più apprezzato da tutti, al punto che molti lo considerano il massimo monumento induista dell’Indonesia. Il tempio di Shiva è alto 47 metri e la sua pianta ricorda molto quella del precedente Borobudur, infatti anche qui la struttura è divisa in livelli.

Al primo dei sei livelli, i bassorilievi molto lavorati raccontano la storia del Ramayana, uno dei più grandi poemi epici dell’induismo, inoltre all’interno del tempio vi è una camera più grande, la principale, dove si può ammirare la statua di un bellissimo fiore di loto con al suo interno il dio Shiva dotato di quattro braccia.

Nelle celle attigue alla principale, invece ci sono diversi personaggi legati a Shiva: c’è il suo maestro Agastya, la consorte Durga e infine il figlio Ganesh con la caratteristica testa di elefante.

A seguire si trova il tempio dedicato al dio Brahma, più piccolo di dimensioni rispetto a quello di Shiva ma ne ricalca la struttura e le forme artistiche.

Infatti al suo interno vi è una notevole statua del dio raffigurato con quattro teste e sulle pareti sono anche qui presenti un numero notevole di bassorilievi che raffigurano le parti finali del Ramayana.

Infine c’è il tempio di Vishnu, molto simile a quello di Brahma, che presenta una statua del dio con quattro braccia nella stanza e bassorilievi sulle pareti, che qui riproducono in immagini la storia di Krishna, una divinità-eroe la cui vita è narrata nel poema epico Mahabharata.

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