Radici

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Pillole1WebFinché si è giovani, normalmente, non si è molto interessati alle proprie radici, a conoscere le origini della propria famiglia. Recentemente, mi è venuta questa curiosità e con l’aiuto di una persona che forse mi legge e vorrei ringraziare, venni a conoscere i nomi e le date significative dei miei avi, di cui forse nemmeno mia madre me ne aveva parlato. Non intendo vantare alcuna nobiltà, le origini sono umili, contadine, operaie; ma nel percorrere le vie del centro storico di Caselle, guardando quel che abbiamo conservato del passato, mi chiedo come poteva essere la vita dei miei bisnonni, Tommaso e Felicita, nati a Caselle rispettivamente il 13/3/1824 e il 20/06/1834. Una breve carrellata sui fatti storici più importanti di quegli anni ci ricordano che la nostra Italia, così come la conosciamo non esisteva affatto.
Come si sa, in seguito alla sconfitta di Napoleone, il Congresso di Vienna del 1815, disegnò la penisola in diversi staterelli con una forte egemonia austriaca, rispetto a cui poteva essere considerato estraneo soltanto il regno di Sardegna, governato dai Savoia, comprendente oltre la Sardegna, la Liguria, la Val d’Aosta, e il Piemonte.
Questo salto nel passato, di quasi due secoli, non vi vuol condurre lontano bensì restare proprio qui, in Piemonte, anzi nella nostra Caselle.
Vorrei ripercorrere quel tempo per ricordare, in particolare, com’era questa nostra cittadina quando nacquero i miei avi.
Il paese contava una popolazione di circa 4000 persone, si trattava quindi di un centro di una certa importanza, per quell’epoca. La sede del Comune era Palazzo Mosca o meglio Palazzo dell’Ala, oggi sede della Sala Consiglio e della biblioteca. I sindaci di quegli anni sono stati: il barone Bianco di Barbania, Bonifacio Gibellini, e poi Luigi Guibert ai quali Caselle dedicò vie nel centro storico. Il primo ricco e nobile possidente di quasi tutti i terreni e le rispettive cascine tra Caselle e Leini, comprese quelle che ora sono a  Mappano, più altri possedimenti a Barbania. Il secondo fu senatore del Regno e per molti anni consigliere comunale in paese, il terzo un generale.
Caselle aveva buona parte della popolazione insediata nei cascinali, alcuni distanti chilometri dal centro. Il settore agricolo casellese, nell’anno 1837, contava 1178 addetti, mentre gli addetti alle manifatture erano circa 1500. Quindi la prevalenza agricola era già stata superata dall’operosità di 5 cartiere, 8 setifici, un grande lanificio, una filatura di cotone, 3 concerie di pelli e 5 biancherie di tele. Non vorrei sbagliarmi, ma penso che tutt’oggi, nel 2020, le industrie insediate nel comune non occupino altrettanta manodopera.
La situazione igienico sanitaria non era delle migliori, un primo tratto di acquedotto fu costruito proprio allora, quando nacque mia bisnonna, nel 1834. Ondate di epidemie come il colera, il vaiolo e difterite falciavano la popolazione. Il vaiolo è arrivato a Caselle nel 1830 e fino al 1832, fece numerose vittime, così il colera arrivato subito dopo, nel 1835.
Il paese aveva l’ospedale, era, come si sa, quell’edificio attinente al prato fiera, ora in condizioni di degrado, conosciuto come ex Baulino, che benché dotato di camera operatoria (sperimentata anche da chi scrive), era all’epoca anche rifugio di poveri e derelitti e viveva solo di offerte e donazioni. In pieno centro, oggi Via Cravero, c’era anche un bel mulino posseduto anch’esso dalla famiglia Bianco di Barbania. Ora l’ospedale è a Ciriè, l’edificio temporaneamente in abbandono è destinato a sede comunale, del mulino non c’è più alcuna traccia; ma fortunatamente qualcosa è rimasto di quell’epoca.
I miei bisnonni avranno senz’altro potuto ammirare diversi edifici che sono ancora disponibili per i nostri occhi, in condizioni anche migliori. Ovviamente le tre chiese: Santa Maria e San Giovanni che risalgono entrambe al 1200 e quella dei Battuti terminata nel 1721. Anche il castello, sull’attuale piazza Boschiassi, è datato 1220, che a quel tempo era occupato dal “solito” barone Carlo Bianco di Barbania. Il già citato Palazzo Mosca, era in costruzione e poi terminato nel 1833. Ben più antico era l’ex convento, realizzato nel 1689, ora sede degli uffici amministrativi del Comune. Sarei curioso di sapere come vissero Tommaso e Felicita un evento straordinario come l’Unità d’Italia e tutto quanto conseguente, e poi l’arrivo della ferrovia a Caselle nel 1868, l’inaugurazione della scuola elementare nel 1887. Lui morì poco dopo a soli 67 anni, ma nonna Felicita ebbe modo di conoscere la tragedia della prima guerra mondiale, vedendo partire per il fronte l’unico figlio, mio nonno Luigi.
In questi due secoli la città è molto cambiata, i miei avi, si perderebbero, non riconoscerebbero la “loro” Caselle. La popolazione è quadruplicata, per due terzi importata, catrame e cemento hanno avuto la meglio su quella che era una campagna florida e generosa.

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