Siamo nel mese di marzo e il ricordo, non subito ma pensandoci un po’, va a quel giorno 17 dell’anno 1861 quando venne proclamata l’Unità d’Italia. Ebbene, anche per essere in sintonia col mese raccontiamo qui una storia inedita di narrazione locale nella quale la nostra Caselle preunitaria è interessata e coinvolta nel Risorgimento italiano.

Infatti, sotto il porticato del municipio, dove sulla parete ci sono quattro lapidi, tra queste è possibile ammirarne una dedicata al ricordo del Cavalier Alessandro Bottone di San Giuseppe.  Ma pochissimi si soffermano, anche gli storici locali mai che io sappia hanno acceso i riflettori della Storia su questo personaggio. E invece la sua è una bella storia, sa tanto di Ottocento. E allora andiamo a raccontarla, invitando il lettore a leggere prima il testo della lapide che viene pubblicata a parte, anche per avere un’idea del personaggio e del suo mondo.

 

Testo lapide
EFFIGE
DEL C.re ALESSANDRO BOTTONE
DI San GIUSEPPE
NATO IN GASSINO IL 24 MAGGIO 1799
MORTO IN TORINO IL 17 GENNAIO 1858
———
CITTADINO – MAGISTRATO – MUNICIPALE –
RAPPRESENTANTE DEL POPOLO.
LA VITA INTERA DI ALESSANDO BOTTONE
FU UN INNO ALLA VIRTÚ – FU UN CONTINUO SACRIFIZIO
ALLA PATRIA ITALIANA.
IL COLLEGIO ELETTORALE DI CASELLE
LO VOLLE PER 10 ANNI DEPUTATO NEI NAZIONALI
CONSIGLI ED ORA ALCUNI COLLEGHI ED AMICI
DOLENTI PER TANTA PERDITA
AFFIDANO QUESTA LAPIDE COMMEMORATIVA
AL MUNICIPIO DI CASELLE
AFFFINCHÉ IL NOME DI LUI RIMANGA PERPETUAMENTE
IN RIVERENZA ED AMORE.
————-
CON TALI CITTADINI LE NAZIONI CONQUISTANO
I SUPREMI DIRITTI
L’INDIPENDENZA – LA LIBERTÀ
PENSINO I POSTERI A CONSERVARLE
CON EGUALI VIRTÚ

Lorenzo VALERIO

 


 

Un Bottone avventuroso
Dunque il cavalier Alessandro Bottone di San Giuseppe nacque a Gassino (Torino) il 24 maggio 1799 dal conte Vittorio Amedeo e da Costanza Speciani. Sappiamo questo grazie al Dizionario biografico degli Italiani della Treccani che ci racconta anche che nel 1820 Bottone si recò negli Stati Uniti, ove manifestò accese idee repubblicane e viva simpatia per i popoli dell’America latina. Lettere ricevute dall’Italia, probabilmente relative alla rivoluzione napoletana e ai progetti carbonari in Piemonte, lo indussero a partire precipitosamente alla fine di novembre. Era in quarantena nel lazzaretto di Genova quando questa città insorse. Non vi è traccia di una sua attiva partecipazione agli eventi di quei giorni; ma, sconfitta la rivoluzione, il Bottone decideva di prendere la via dell’esilio imbarcandosi il 14 aprile 1821 per Marsiglia, donde raggiungeva Barcellona.

Qui partecipò alle polemiche sorte nell’ambito dell’emigrazione piemontese; pubblicò anche in spagnolo (supplemento al Constitucional del 18 luglio 1821) una difesa della “nazione italiana”, e più precisamente dei suoi amici ufficiali piemontesi, in risposta alle accuse del generale francese G. Vaudencourt. Nel novembre 1821 il Bottone era in Inghilterra, nel febbraio 1822 in Toscana. A Pisa, con passaporto britannico intestato all’americano Bouquette, s’iscriveva alla facoltà di giurisprudenza per l’anno accademico 1822-23; nel maggio 1823 contestava il professor Carmignani “mentre stava in cattedra”: reato per cui fu punito con una settimana di domicilio coatto e l’espulsione dall’università. Nel giugno 1823, in seguito al ritrovamento di sue lettere compromettenti presso l’amico piemontese C. Perrone, subiva varie perquisizioni domiciliari (fu sequestrato, tra l’altro, un certificato di nascita che lo costrinse ad ammettere la sua vera identità). Espulso dal granducato, ritornò successivamente in Spagna, ove combatté con i costituzionali. Sconfitto il governo costituzionale, si rifugiò in Francia; rifiutò la residenza coatta di Alençon, e proseguì per l’Inghilterra. Da qui (1824) si recò più volte nei Paesi Bassi.

Carbonaro e viaggiatore
Il Bottone fu certamente carbonaro oltre che massone. È assai probabile che nei suoi molti viaggi fungesse da corriere della setta, ma le sue peregrinazioni vanno ascritte anche alla Wanderlust così frequente all’epoca, e che lo aveva spinto a viaggiare anche prima del 1820. Convinto assertore della costituzione spagnola, fu sempre solito esprimere liberamente le sue idee: già nel 1820 era stato denunziato da C. Castillia (viveva allora nel Pavese, presso gli zii materni) per discorsi filo carbonari, ma nulla si poté appurare sul suo conto. Forse questa consuetudine diede lo spunto all’avventuriero napoletano G. Malatesta, arrestato nel 1824 a Napoli, per una romanzesca deposizione in cui sosteneva di essere stato indotto ad assassinare Carlo Alberto a Pisa nel 1822 da un Fouquet (dal Benedetto identificato col Bottone). Il Malatesta, pentito, avrebbe rinunziato al tentativo e rivelato il complotto alla vittima designata.

Caselle lo elegge deputato
Non è nota la data del rientro del Bottone. in Piemonte. Era sindaco di Castiglione Torinese, ove viveva in una sua proprietà, allorché fu eletto deputato, nel 1848, per il collegio di Gassino al primo Parlamento subalpino. Lo stesso collegio lo rielesse per la II e la III legislatura. Sconfitto nel dicembre 1849 a Gassino, nel febbraio 1850 fu eletto (IV legislatura) nel collegio di Caselle, che lo rielesse poi fino alla morte. Fu sempre tra i più assidui deputati della Sinistra; dal dicembre 1853 fu eletto più volte questore. Partecipò frequentemente ai dibattiti, con interventi brevi, spesso brevissimi. Svolse un certo ruolo nei dibattiti finanziari: più che in quelli relativi alla Banca nazionale (si oppose costantemente al corso legale dei biglietti emessi dalla Banca), dimostrò competenza nelle questioni tributarie. Tipica la sua battaglia, non priva di successi parziali, nel febbraio 1853, per elevare il minimo imponibile e creare ulteriori categorie di redditi tassabili più elevati (fino al 15%), o per esentare certe categorie dal pagamento della tassa personale, e graduare la stessa.

Attivo in campo anticlericale, fu vicepresidente del comitato per l’erezione dell’obelisco commemorativo dell’abolizione del foro ecclesiastico (Torino, piazza Savoia, 1854). Dal novembre 1853 fu presidente del comitato elettorale della Sinistra parlamentare, senza purtuttavia svolgervi un ruolo importante.  Alessandro Bottone morì a Leini (Torino) il 17 gennaio del 1858.

Il fratello conte Emilio, che non si trovava in Piemonte all’epoca della rivoluzione, esulò anch’egli in Spagna (a Barcellona nel 1822 pubblicò un pamphlet anticlericale e visse poi in Inghilterra fino alla concessione dello Statuto. Morì ottantaquattrenne a Leinì (Torino) il 24 dicembre 1877.

Dunque sappiamo che Alessandro Bottone per una decina d’anni fu eletto prima in quello di Gassino e poi nel collegio di Caselle quale deputato al parlamento del Regno di Sardegna (1848-1861). Ricordiamo  anche che questo  Parlamento  (detto anche Subalpino), previsto dallo Statuto albertino era composto di due Camere: quella di nomina regia e vitalizia, il Senato, non poteva sciogliersi e aveva sede a Palazzo Madama; e quella elettiva, la Camera dei deputati, eletta su base censitaria e maschile, a collegio uninominale e a doppio turno di elezione e aveva sede a Palazzo Carignano. Dal Portale storico della Camera il Bottone risulta presente a tutte le legislature e che i suoi interventi e citazioni furono ben 205 e che ebbe diversi significativi incarichi nella Camera. Quindi una figura non sbiadita, non un peone, ma bensì un deputato idealista, attivo, presente.

La lapide con la scritta di Lorenzo Valerio
Da sottolineare che in questa storia a dettare e firmare il  testo della lapide che si trova nel porticato del municipio di Caselle dedicata al deputato  Alessandro Bottone è stata una firma molto importante del panorama politico e culturale del Regno di Sardegna, infatti questo è opera di Lorenzo Valerio  (Torino 1810 – Messina,1865).

Valerio fu un politico italiano, un senatore del Regno di Sardegna, per diverse legislature. Filantropo laico, fu il secondo di cinque fratelli. Organizzatore di cultura e uomo politico liberale, fondò e diresse il periodico “Letture popolari” (1836), che tanta influenza ebbe nel diffondere le idee liberali e democratiche presso i giovani della piccola e media borghesia piemontese, l’Associazione Agraria (dove si impose a Camillo Benso conte di Cavour) e la Società degli Asili infantili di Torino. Nel 1842 promosse ad Agliè la nascita di uno dei primi asili infantili e di un convitto per le donne del setificio. In seguito fondò e diresse l’influente quotidiano politico La Concordia e poi il quotidiano Il Diritto. Fu, in contrasto spesso durissimo col Cavour che fondò il Risorgimento nel 1847.

Brofferio con altri patrioti a Villa Bertalazona
Altro patriota da ricordare in questa storia è lo scrittore, poeta dialettale e uomo politico Angelo Brofferio che nacque a Castelnuovo Calcea (Asti) nel 1812 e morì a Locarno nel 1866. Fu uno dei capi della sinistra costituzionale in opposizione a Cavour. Nel 1848 divenne deputato al parlamento subalpino, direttore del periodico il Messaggero Torinese lasciò numerosi e importanti scritti in italiano e in piemontese. A qualche centinaio di metri da Caselle, esattamente nella Villa Bertalazona di Ceretta di San Maurizio, c’è una lapide che ricorda come Angelo Brofferio con altri patrioti si radunavano in quel posto e tra i silenzi e le ombre del parco secolare discutevano con grande passione il modo migliore per difendere la libertà contro ogni oppressione. Caselle a Brofferio ha intitolato una via.

Tre uomini, tre patrioti e tanto Ottocento
Ecco allora che Bottone, Valerio e Brofferio, tre intellettuali, tre uomini d’azione che attraversarono la prima metà dell’Ottocento in pieno Risorgimento italiano seguendo l’etica ottocentesca della partecipazione alla vita civile, che si sostanziava di una componente letteraria che l’immaginario romantico ha fecondamente provveduto ad alimentare.  Dove i ricordi e le memorie costituiscono quell’insieme di testi fondativi dell’idea di Patria, dei suoi valori di fratellanza e di concordia. Erano gli anni del Risorgimento nei quali si viaggiava verso l’Unità d’Italia. Si lottò e si morì, si scrissero milioni di parole da destra e da sinistra per avverare questo sogno.

Ebbene anche dopo 159 anni dalla fine del Parlamento Subalpino e la nascita dell’Unità d’Italia è con un pizzico d’orgoglio che annotiamo che anche la nostra città, Caselle, all’inizio della seconda metà dell’Ottocento contribuì con un suo rappresentante a dare una forma, un nome, una sola bandiera e tante speranze di futuro alla parola Italia.

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