Incanti russi dell’Accademia Glazunov di Mosca

Attualità della tradizione alla Pinacoteca Albertina

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V.V. Kuraksa - “La città di Jur’evec sul Volga” 2007 - Olio su tela

Russia ed Italia intrattengono da lungo tempo rapporti culturali. Lo zar Pietro il Grande affidò la realizzazione della nuova città di San Pietroburgo (fondata nel 1703) a Domenico Trezzini, architetto ticinese sulla cui preparazione ebbe grande influenza la cultura italiana mentre, nel XIX secolo, i migliori diplomati dell’Imperiale Accademia di Belle Arti della medesima città affinavano la formazione attraverso un viaggio in Italia, meta altresì di numerosi artisti russi già affermati.

La mostra “Incanti russi – Opere pittoriche di tradizione dell’Accademia Glazunov di Mosca” a cura di Salvo Bitonti, allestita presso la Pinacoteca Albertina di Torino, onora le relazioni fra i due Paesi ospitando ventidue opere scelte tra quelle offerte dall’Istituzione russa, in accordo con la Presidente dell’Accademia Albertina, Paola Gribaudo.

L’esposizione accoglie inoltre l’icona bizantina “Madre di Dio della Tenerezza e San Nicola di Myra Taumaturgo” (inizio XIV secolo), quale omaggio ai positivi rapporti tra Italia, Russia e Grecia.

I dipinti, realizzati dagli allievi dell’Accademia Glazunov tra il 1999 ed il 2019, raffigurano temi tratti dalla storia, dalla tradizione religiosa e dal folclore russo, per mezzo di un linguaggio pittorico “classico” e “mai superato”, basato su “composizione dal vivo dei soggetti, studio ed equilibrio dello spazio da rappresentare, attenzione alle atmosfere luministiche e accurata distribuzione nello spazio dei movimenti dei personaggi dipinti, ma soprattutto approfondimento della psicologia dei personaggi negli eventi narrati che ci introducono in una rappresentazione quasi teatrale di particolare fascino e significazione” (Bitonti).

Nel catalogo -Albertina Press- sono presenti testi di Paola Gribaudo, Vladimir Medinskij (Ministro della Cultura della Federazione Russa), Sergej Razov (Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa in Italia), Ivan Glazunov (Rettore dell’Accademia di Il’ja Glazunov e titolare della cattedra di composizione, nonché membro effettivo del Consiglio direttivo dell’Accademia russa di Belle Arti e pittore emerito della Federazione Russa) e dei Professori dell’Accademia Albertina Bitonti, Edoardo Di Mauro e Gabriele Romeo.

Nelle sale della Pinacoteca Albertina, i dipinti russi dialogano, in virtù di un’accorta disposizione che considera analogie tematiche e formali, con le opere della collezione permanente, capolavori della tradizione italica da cui spesso la pittura russa ha tratto ispirazione.

In “Scena con due figure in costume (L’indovina)” di E.O. Morgun, la lettura della mano richiama l’antistante “Concerto con scena di buona ventura” di Gregorio e Mattia Preti, mentre la neve, in dissolvimento sotto un’intensa, obliqua luce solare, lascia spazio alla “Primavera” nella tela dipinta da A.A. Gribanova, opera accostata alle vedute di Giuseppe Pietro Bagetti.

E.A. Zagajnov illustra la poesia epica russa tramite acquerelli dal sapore Art Nouveau, corrente artistica evocata altresì da S.P. Golubečkova nella scena “Lo zarevič tartaro”.

V.G. Šubina sottolinea il contrasto fra le tonalità fredde della neve in una zona d’ombra ed un cielo dalla nitida luce, sovrastante una molteplicità di figure che compaiono numerose pure in un’”Antica cerimonia di nozze russa” rappresentata da O.M. Cvetaeva.

O.P. Dolgaja dedica grande cura ai riflessi metallici del “samovar” e degli altri oggetti nella “Natura morta” composta con tessuti e stoviglie, mentre O.I. Glazunova ritrae attraverso sintetiche cromie una ragazza situata in un tipico villaggio.

S.D. Karev interpreta “Il monastero dell’Assunzione di San Cirillo” talora secondo un’ispirazione impressionista che valorizza un illusionistico movimento degli elementi naturali, talaltra delineando marcate linee di contorno dai richiami all’arte del primo Novecento europeo.

S.V. Blinkov narra la morte del giovane “Zarevič Dmitrij”, successivamente canonizzato; “Basilio il Benedetto, taumaturgo moscovita” è invece celebrato in modo verista da V.Ju. Grafov.

I temi architettonici sono preferiti da Ju.N. Borodina, A.S. Šanin, O.V. Pavlova ed infine da V.V. Kuraksa, che illumina i realistici soggetti con vivide luci, riconducibili idealmente, a nostro parere, alla scuola di Rivara ed a Carlo Pittara.

In conclusione, opere di Pittara si possono attualmente ammirare nella mostra (a cura di Virginia Bertone) allestita alla GAM -Cavalli, costumi e dimore. La riscoperta della “Fiera di Saluzzo” (sec. XVII) di Carlo Pittara-, dedicata ad alcuni importanti autori che parteciparono nel 1880 alla IVa Esposizione Nazionale di Belle Arti di Torino.

Nel visitare entrambe le mostre, è dunque possibile compiere un viaggio attraverso luoghi ed epoche differenti nonché porre a confronto tradizione ed innovazione nel passato e nel presente.

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