Cronache MarzianeDal mese di dicembre, la Pianura Padana è stretta in una cappa di inquinamento a causa dell’assenza del vento o della pioggia che non riescono a spazzare via le famigerate micro polveri originate dai motori, dalle caldaie a gasolio, dalle stufe a pellets, dal riscaldamento a legna, dai roghi, dalle grigliate, eccetera.

Ho già scritto molto su come stiamo distruggendo il pianeta (avrete visto tutti l’attuale tragedia dell’Australia che continua e di cui non si parla già più…) e mi fermo qui per non essere noioso e ripetitivo.

Vorrei invece soffermarmi sul problema dei blocchi della circolazione, specialmente per quanto riguarda i motori diesel come il mio. E osservare come certe mode finiscano velocemente per essere rimpiazzate.

Ricordo che una ventina di anni fa i motori a benzina erano quasi fuorilegge, soppiantati dai moderni motori a gasolio: massicce pubblicità dei produttori di automobili ci spiegavano che questi ultimi erano più puliti, funzionavano meglio, consumavano meno e duravano molto di più. Inoltre il gasolio era conveniente perché costava quasi la metà della benzina. Così la maggior parte degli automobilisti, ormai ipnotizzati da queste feroci campagne consumistiche, acquistavano in trance una nuova automobile diesel facendo rate per 120 anni permutando la vecchia auto a benzina per poche lire, che funzionava benissimo.

Ora l’auto diesel è nuovamente bandita: il gasolio ormai costa come la benzina, e inquina molto. Anche oggi le grandi case automobilistiche ci inducono ad acquistare un’auto ibrida o elettrica, a favore dell’ambiente (ci fanno credere) o piuttosto a favore dei produttori di auto, come è sempre stato.

Tra una decina di anni, quando non sapranno più dove buttare le batterie esauste perché tutti i fossi saranno pieni, vedrete che se ne usciranno con qualche altra novità, tipo “Comprate la nostra auto ad acqua, basta un giorno di pioggia e fate il pieno per un mese”, oppure “Auto elettrica? No grazie, inquina per 1.000 anni. La nostra auto a Tavernello vi porterà dove volete, e se avete voglia di bervi un goccetto c’è il comodo rubinetto collegato al serbatoio sul cruscotto”. Comunque. Anche a Torino sono stati istituiti dei blocchi della circolazione, a seconda della gravità dell’aria. Che hanno creato il terrore tra gli automobilisti.

Dato che anche io (non chiamandomi CR7) devo lavorare, mi tocca andare a Torino.

Mentre scrivo questo pezzo c’è il blocco degli Euro 5 diesel ante 2013, come la mia auto; ma a breve il blocco sarà esteso agli Euro 6. Quindi alle auto con pochi mesi di vita. Tra l’altro strano che il bollo e l’assicurazione si paghino tutto l’anno, se poi bisogna lasciare a casa l’auto. Mah, misteri della legge.

Ci sono alcune esenzioni, che giustamente riguardano i mezzi di soccorso, le Forze dell’Ordine eccetera; ma tra queste una mi ha fatto riflettere: se avete più di 70 anni, potete circolare liberamente.

Dunque, fatemi capire: intanto la maggior parte di coloro che guidano dai 70 anni in su sono dei pericoli pubblici, delle mine vaganti, dei protagonisti di Fast and Furious nelle case di riposo. Te li trovi davanti con quelle Pandine verdi, e non sai mai cosa faranno. Recentemente un over70 ha imboccato la tangenziale contromano, per fortuna è stato fermato prima che provocasse una strage.

Po, come sarebbe? Posso arrivare fino in centro con una Chevrolet Bel Air del 57 che è un Euro sottozero e non inquino solo perché sono anziano? Allora facciamo due conti: l’Italia è un paese di anziani, e sarà sempre peggio; se tutti questi si mettono alla guida come diventerà l’aria? Ma per favore… lasuma pèrdi.

Notare che proprio in questi giorni, gli spazzini (sorry Elis, volevo dire operatori ecologici) stanno spazzando le foglie secche con i soffiatori a motore, che puzzano, inquinano e sollevano tonnellate di polveri…

Quindi come dicevo prima, dato che alle 07.30 giro per Torino non per andare in discoteca ma al lavoro, mi devo adeguare. Raggiungere la città in treno e mezzi pubblici è impensabile: ho descritto su Cose Nostre quello che è successo durante il mio tragitto, in un pezzo precedente. Bon.

Ho anche pensato l’accoppiata treno/monopattino, ma non sarei più qui a scrivere… un conto è essere un ragazzino snello e sveglio alla guida, con i riflessi pronti e la salute di ferro; un conto è essere un babbione di 60 anni con i riflessi di un bradipo e la stazza di un ippopotamo: se consideriamo il mio peso sommato alla velocità del monopattino magari in discesa, ci sarebbe un bolide da una tonnellata in giro per la città, libero di schiantarsi ovunque e incapace di fermarsi.

Infine ho pensato al treno/bike sharing, ma anche questo progetto non è fattibile per almeno due motivi: il primo è che la maggior parte delle bici sono rotte, vandalizzate o in fondo al Po, dimostrazione del nostro grande senso civico. Il secondo è che, essendo molto schizzinoso, difficilmente guiderei una bicicletta usata da centinaia di sconosciuti, magari trovando dei pezzi di pizza sulle manopole e evitiamo di parlare della sella.

La soluzione quindi rimane quella di usare l’automobile. Posso fare in due modi: seguendo il percorso indicato dal Comune di Torino (in pratica bisogna evitare il centro passando da Corso Casale per finire in un parcheggio apposito per poi proseguire a piedi per un totale di circa 530 km.) o sfidare la fortuna non incontrando pattuglie. Dato un appuntamento urgente nel pomeriggio, scelgo la seconda soluzione.

Dunque, raggiungo il parcheggio dell’azienda ed esco (noto un collega che furtivamente svita la targa ad un’auto nuova, per sostituirla con la sua). Provo da Corso Vercelli: niente di più sbagliato, ci sono quattro pattuglie di vigili, un mezzo blindato, un campo minato ed alcuni militari armati fino ai denti. Stanno caricando alcuni malcapitati automobilisti sugli autocarri militari, così torno indietro perché non mi hanno visto.

Funziona così: se vi fermano con un euro 5 e il capo pattuglia è un ex SS senza cuore indifferente del fatto che avete bisogno dell’auto per andare a lavorare, vi fanno la multa; se vi fermano con un euro 4 vi fanno la multa e vi danno 10 frustate; se vi fermano con un euro 2/3 vi sequestrano il mezzo e verrete caricati sui mezzi militari e portati direttamente al C.R.A. (Centro Rieducazione Automobilisti), dove con il lavaggio del cervello vi obbligheranno ad acquistare una nuova auto elettrica.

Ma attenzione, se vi fermano con un euro 0/1 ci sarà l’esecuzione immediata sul posto: a questo proposito hanno riportato il Rondò della Forca di Torino alle sue condizioni originali.

A questo punto torno sui miei passi e attraverso Corso Grande Dolce (Corso Tortona, eh eh eh) e mi butto sul lato del Cimitero Generale. Qualcosa non va, c’è un carro funebre a lato strada con gli inservienti in mezzo. Ovvio che è un posto di blocco camuffato.

Giro in una stradina, riesco ad aggirarli e sbuco su una strada che dalla zona Regio Parco arriva in Barriera di Milano, evitando i corsi grossi e trafficati. Ad un incrocio un mendicante si avvicina alle auto ma è una trappola: si è dimenticato di togliersi il cappello da vigile,… che figura da balengu.

Evito alcuni vigili travestiti da semaforo e mi fermo al rosso, mentre mi sorpassano: un camper a carbone del 1967 li saluta allegramente, una trentina di bici elettriche che arrivano da ogni dove anche contromano, otto monopattini elettrici che passano direttamente sul tetto della mia auto ricamando un bel disegno degno dei migliori murales che imbrattano la nostra città.

Calma, ci siamo quasi. Incrocio Corso Giulio Cesare, assistendo ad un inseguimento tra una pattuglia e un temerario su una Jeep Renegade (quella vera) a benzina del 1983, un mezzo che non passa inosservato…

Ad un certo punto incontro un cantiere stradale, ma osservando bene è tutto finto: un’altra pattuglia in un riuscito travestimento che ha appena fermato un triste geometra che si è riverniciato l’auto facendola così credere nuova. Peccato che si tratti di una terrificante Fiat Duna euro 0. Esecuzione immediata.

Finalmente svolto alla fine di Corso Vercelli: è fatta!

Prima di imboccare la superstrada per Caselle, impallidendo, noto 7 Suv neri della sicurezza nazionale, 4 pattuglie della Polizia, 3 pattuglie dei vigili e un furgone con le Squadre Speciali, tutti sulla destra.

Ma cosa succede? Forse il Presidente della Repubblica è venuto qui a gustarsi il kebab piemontese?

Niente di tutto questo: si tratta della scorta di una famosa influencer (le influencer sono ragazze che hanno capito tutto della vita: non avendo nessuna voglia di lavorare, si sono inventate questo mestiere fasullo, tra l’altro seguitissimo) che sta facendo shopping.

Mi vedono. E mi fermano. Ho già diversi puntatori laser addosso, se mi muovo sono morto.

A questo punto, non potendo permettermi una nuova auto, penso di stanziare una quota mensile per le multe così mi metto il cuore in pace.

Accosto e abbasso il finestrino. Il severo vigile mi guarda: “Ah, mi scusi vada pure, lei ha più di 70 anni”.

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