E dire che sino ad ieri ero pure convinto di aver scritto, anni fa, un thriller post apocalittico coinvolgente… Sapete, quei romanzi che vanno così di moda ultimamente su quegli eventi spaventosi che azzerano la specie umana, distruggono la terra e, massì, annientano pure l’universo, spargendo a piene mani paura e terrore… Che so?, meteoriti impazzite, guerre nucleari, zombie, carestie… pandemie…

Rileggendo ora quelle pagine alla luce delle reazioni di buona parte della popolazione italiana al diffondersi del coronavirus sul patrio territorio, mi rendo conto di aver scritto una favoletta per bimbetti dell’asilo… quelli della materna ci avrebbero riso su!

Sì, perché chi avrebbe mai potuto lontanamente immaginare le reazioni degli italiani di fronte ai primi contagi conclamati sulla nostra penisola? Gli scenari dipinti da Lovecraft, Poe e Stephen King, padri del mistero e del terrore, sembrano prodotti di principianti allo sbaraglio.

Mi consolo, valesse qualcosa, con il fatto di aver profetizzato il tutto con l’articolo di febbraio quando parlavo del “Demone della paura”…

Di fronte a fatti obiettivamente non allarmanti, un contagio bassissimo (mentre scrivo ci sono 374 infetti e 11 morti assolutamente non riconducibili. Direttamente al virus) e continui inviti da parte di esperti, virologi e biologi a considerare questa infezione alla stregua, se non meno preoccupante, di una influenza stagionale, la meglio, su tutto e tutti, l’ha avuta la paura!

Il panico, pompato e spettacolarizzato da media, social e passaparola, ha invaso le nostre case, è entrato nella nostra pelle, si è cristallizzato nei nostri cuori.

Noi uomini, piccoli piccoli, di fronte ad un ipotetico pericolo, ad una minaccia apparentemente misterica, siamo stati sbranati dall’angoscia e ci siamo appellati, senza se e senza ma, all’istinto primordiale della sopravvivenza, senza raziocinio, senza coscienza.

Chiunque diventa il nemico, l’untore; rancori sopiti e antiche faide storiche e culturali esplodono senza freni in attacchi personali e criminalizzazioni.

Si assaltano i centri commerciali come i forni del pane di antica memoria manzoniana, si riesuma, come Lazzaro ma peccatore, il mercato nero di tutto ciò che potrebbe ritenersi utile per contenere il morbo, dalle mascherine ai disinfettanti.

Sospetto e paura sono i piatti principali delle nostre giornate, il pericolo intangibile è il pane quotidiano… l’“altro”, il nostro nemico.

Provo solo ad immaginare (e questa volta la paura assale me…) se dovessimo veramente far fronte ad un evento catastrofico, apocalittico… in meno di un giorno ci sbraneremmo un con l’altro, come belve insulse, egoiste e morte di paura.

Sarebbe forse la prima volta che un virus si autodistrugge.

Il coronavirus?

No, assolutamente no, sto parlando dell’uomo, virus malefico e presuntuoso che da millenni infetta un essere perfetto e meraviglioso: la Terra!

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