A Ceretta, durante la tradizionale processione in onore di Sant’Antonio, un nostro amico musico si è presentato con una versione alquanto singolare del flicorno baritono, uno degli strumenti da banda meno conosciuti.
Due sono i motivi che richiedono l’adattamento di certi strumenti a fiato per l’utilizzo all’aria aperta: il peso e l’orientamento del suono. Il primo elemento è intuitivo, questi strumenti esigono normalmente l’emissione di una grande quantità di fiato che può essere resa difficile non solo dal movimento del corpo in marcia ma anche dallo sforzo prolungato per sorreggere il peso dello strumento. Da qui la produzione di strumenti semplificati e di dimensioni più contenute o prodotti con materiali leggeri.
Gli ottoni bassi, che analizzeremo in una prossima puntata, vengono costruiti anche in forma di chiocciola (helicon) in modo tale da poter essere “indossati” dall’esecutore, avvolgendo il canneggio intorno alle spalle e dirigendo il suono in avanti.
Altra soluzione moderna è l’impiego della plastica al posto del metallo per il corpo dello strumento. L’attuale tecnologia consente di costruire strumenti in plastica colorata leggeri ed economici caratterizzati da prestazioni più che accettabili, ottimi non solo per le parate ma anche per l’avvio degli studenti alla musica.
In una sala da concerto o teatro i suoni vengono in parte assorbiti ed in parte riflessi dalle superfici che incontrano come i muri, il soffitto, gli arredi e gli stessi corpi dei musicisti. Una sala ben studiata sarà quindi il giusto equilibrio tra l’assorbimento, che riduce i riverberi e la riflessione che consente al pubblico di distinguere chiaramente i singoli strumenti a distanza. Le sale concerto più moderne come l’Auditorium del Lingotto a Torino sono quasi totalmente foderate in legno come a costituire una gigantesca cassa armonica.
All’aperto invece è tutto più complicato e l’utilizzo di strumenti ben direzionati può aiutare ad evitare la dispersione. Un tipico caso è quello del corno, l’unico degli ottoni con la campana rivolta all’indietro, il cui suono viene propagato prevalentemente per riflesso. In strada il suono del corno rischia di perdersi tra le gambe dei musici. Per questo è stato inventato il mellofono (riquadro 1), che ha una apparenza da flicorno, ma adotta l’imboccatura del corno, il piccolo cono che ne consente le meravigliose armonie. In alternativa le parti del corno possono essere interpretate dal genis (flicorno contralto) o da altri elementi della stessa famiglia; nel terzo riquadro della foto abbiamo una notevole raccolta di strumenti da sfilata, in esposizione presso la sede di una banda vicina.

 
Filarmonica Cerettese
Classe 1958, ex dirigente di azienda, torinese di nascita, ho una famiglia che unisce Sud e Nord, Italia ed Europa. Mi sono diplomato al liceo classico ed ho conseguito la laurea in Economia a Torino. In azienda mi sono occupato di controllo di gestione, amministrazione, personale. Ho lavorato oltre 15 anni in paesi esteri dirigendo piccole filiali del gruppo al quale ho dedicato tutta la mia carriera. Ho così avuto l’opportunità di avvicinarmi a lingue straniere e scoprire culture antichissime; ho provato a capire la gente di altri paesi vivendoci un po’ insieme ed ho imparato che quello che ci divide sono solo i preconcetti ma anche, troppo spesso, il peso della Storia. Una volta in pensione mi sono dedicato da una parte al volontariato, utilizzando le mie competenze a beneficio del terzo settore, dall’altro ho ripreso la passione per la musica che mi aveva sempre accompagnato, in verità senza grandi risultati. All’età della pensione ho iniziato a studiare e praticare uno strumento a fiato che mi ha permesso di introdurmi nel meraviglioso mondo delle bande musicali piemontesi. Per Cose Nostre scrivo della Filarmonica Cerettese ed in generale di temi relativi all’associazionismo musicale popolare.

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