Da quando è dilagata in modo gravoso, inaspettato a inizio di marzo,  l’epidemia di Covid 19, l’intera popolazione italiana è passata a un graduale isolamento forzato che ha bloccato anche le aziende e le attività produttive, per contenere il diffondersi della pandemia.

La scuola è stata, di fatto, la prima a sospendere l’attività didattica, trasformando la pausa di Carnevale in una più lunga vacanza.

Se un primo momento si pensava ad una soluzione temporanea, presto ci si è resi conto che il fermo doveva essere protratto. A questa decisione del Governo è seguita la direttiva ministeriale che invitava a garantire un minimo di continuità didattica anche a distanza, una delibera che ha colto la Scuola di sorpresa, con una gestione difficile da attuare, perché se da una parte ci sono le difficoltà oggettive di attivare in tempi brevi un dialogo in formato digitale tra docenti e studenti, dall’altra si fanno i conti con la capacità delle famiglie di rispondere a questa richiesta. Non tutti possono disporre di collegamenti internet, di dispositivi (computer, stampanti) sufficienti per il lavoro da casa di tutta la famiglia. A complicare le cose, la carenza di materiale scolastico, che non può essere venduto e difficile da reperire su internet, soprattutto per i tempi di attesa.

Una matassa che le scuole devono sbrogliare da sole, almeno per il momento, ciascuna con le proprie risorse e ciascuna con le proprie difficoltà, situazione che segue con attenzione  anche Giuseppa Muscato, dirigente della scuola di Caselle.

Dirigente, in quattro e quattr’otto le scuole hanno dovuto organizzarsi per garantire la continuazione scolastica anche da casa. È ormai certo che il prolungamento della quarantena “sine die”, perciò diventa sempre più importante per l’istituzione scolastica organizzarsi con strumenti informatici e device multimediali per l’istruzione anche a distanza. Come si è organizzata la scuola di Caselle per rispondere a queste esigenze?
Ogni docente secondo le proprie competenze, con grande volontà e senso di responsabilità, si è adoperato per tenere vivo l’interesse per l’apprendimento degli alunni. Il momento che stiamo vivendo, proprio perché inaspettato, ci ha trovato tutti impreparati.

L’ Istituto Comprensivo di Caselle, infatti, non essendo Scuola secondaria di secondo grado, non ha tra il personale ausiliario assistenti tecnici, né è dotata adeguatamente di specifici laboratori informatici. Tutto è demandato alla buona volontà dei docenti, che partecipano a dei corsi di formazione su base volontaria per migliorare le competenze digitali. Di recente molti si sono attivati per seguire dei Webinar proposti dal MIUR.

Il registro elettronico può essere uno strumento utile per assegnare i compiti e quant’altro, ma è sufficientemente adatto a svolgere le lezioni a distanza? E come sta reagendo la nostra scuola oggi?
Certamente lo è. In quanto non serve solo a scrivere i compiti che assegna il docente, ma può contenere tutte quelle attività che sono proposte e le risposte che i ragazzi inviano per tramite dei loro genitori. Di fatto è utilizzato dagli insegnanti per inviare anche video lezioni preparate da loro. Ma oltre a ciò ci sono scambi e-mail, chiamate, interazioni con i rappresentanti di classe e quant’altro possa essere utile per fare scuola, per venire incontro alle esigenze di tutti.

Si sta procedendo in ordine sparso a livello globale di Istituto Comprensivo di Caselle o si sta adottando una linea comune? State svolgendo lezioni da remoto con gli studenti?
Proprio perché siamo in un Istituto Comprensivo, con tre ordini di scuola diversi, ci sono realtà e contesti diversi. Parlare di “lezioni da remoto con gli studenti” è un po’ troppo, forse è più adeguata alla scuola superiore. Infatti, i bambini della Scuola dell’Infanzia possono seguire solo gli audio che le maestre inviano, fare delle attività ludiche ed interagire con la famiglia. Alla scuola primaria la maggior parte dei bambini ha bisogno della presenza dei genitori per ricevere ciò che i docenti propongono e quindi, si cerca di mantenere alta l’attenzione su ciò che accade in ogni singola realtà, per migliorarne eventualmente alcuni aspetti. Ciò che è importante è che i docenti quotidianamente sono in contatto con gli alunni e le famiglie, utilizzando canali immediati per rassicurarli e far sentire loro la propria vicinanza, incoraggiandoli e supportandoli anche dal punto di vista psicologico.

E l’esame di terza media, certamente sarà un problema per tutta l’Italia e non solo per noi, intanto però, come state affrontando il tema?
Per i ragazzi della Scuola Secondaria di I grado i vari Consigli di classe, dopo l’iniziale periodo di consolidamento delle abilità e competenze degli alunni, hanno concordato di proseguire con i programmi, in linea con le recenti indicazioni ministeriali. L’emergenza studio – come del resto l’Esame di Stato del Primo ciclo – credo siano secondarie rispetto allo stato di emergenza epidemica in atto. I ragazzi stanno mostrando tanta attenzione ed impegno, vogliono studiare (forse un po’ di più rispetto a febbraio scorso), sentono il bisogno di confrontarsi con i docenti, ma soprattutto perché sono più grandi rispetto agli alunni della Scuola Primaria, avvertono la drammaticità del caso, e dunque, occorre principalmente che vengano incoraggiati e sostenuti. Se l’esame in genere è una prova da superare, loro si stanno preparando a superare quello della vita, rispettando le regole per evitare il contagio, ubbidendo a stare a casa, partecipando alla vita familiare, rinunciando ai momenti extra-scolastici. Noi comunque, restiamo in attesa di conoscere l’Ordinanza Ministeriale che sarà pubblicata e ci attiveremo di conseguenza.

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