Era la settimana Santa del 1968. Avevo appena terminato la scuola di specializzazione alla Cecchignola di Roma, quando, con la penna da Alpino in testa, venni assegnato alla Brigata Alpina Tridentina ed inviato al reparto operativo della motorizzazione del Brennero.

Quegli anni quelle zone di confine, erano funestate dagli attentati ai tralicci dell’alta tensione elettrica. Gli Alpini comandati di guardia nelle lunghe interminabili giornate e nelle gelide notti, dovevano governare i tralicci con la sola compagnia del rumore del silenzio accompagnato dal fischio delle marmotte e delle poiane alte in cielo. Nelle poche ore di libertà, trascorse in caserma, la radio (vi erano solamente i canali Rai…) trasmetteva sovente la canzone Azzurro cantata da Celentano.

Sono passati cinquanta anni e oggi guardo dalla ampia finestra del mio studio dove sono in compagnia del rumore del silenzio di Caselle, e della canzone Azzurro cantata dai poggioli dei condomini d’Italia.

È la storia che si ripete.

Cinquanta anni fa io ricevevo ordini, oggi siamo invitati a restare a casa.

Ma io sono stato fortunato e privilegiato, ho svolto il mio servizio per lo Stato in una zona poi dichiarata patrimonio dell’umanità. Oggi invece lo sguardo spazia su un ampio raggio non certo patrimonio dell’umanità, che va dalla Piazza Falcone, fino all’aeroporto, dove vedo nettamente la maestosa figura dell’aereo che con la sua impennata offre il benvenuto della città a tutti coloro che arrivano al Sandro Pertini. È un pezzo della nostra Caselle, non sarà patrimonio dell’umanità, ma è la nostra Caselle. Dormiente.

Mi accomuna l’oggi come ieri: il rumore del silenzio di Caselle. Lo sento aprendo la finestra: dove un giorno sfrecciavano decine di auto, nulla. Quell’arteria ieri percorsa da migliaia di veicoli,  oggi sembra morta.

Mi soffermo, guardo, controllo, rifletto: un autocarro di trasporto latte, una macchina civile, l’autobus della Società Sadem di servizio da Torino, tutti intervallati fra loro da numerosi secondi…poi i primi acuti di una sirena, ecco all’orizzonte una ambulanza di soccorritori, ancora una pattuglia di Carabinieri, poi un’altra della Polizia.

E allora subito penso al mondo che c’è dietro a tutto quel, molto molto poco, traffico di umani.

Chi c’è sull’autocarro che porta latte, sull’autobus, sull’ambulanza, sull’auto di Polizia e di Carabinieri?.

Uomini e donne che lavorano per noi. Ma penso anche a tutti coloro che in Comune a Caselle tengono attivi i servizi essenziali, il sindaco, la sua giunta, la Polizia locale, gli impiegati, insomma tutto l’apparato comunale.

Penso ai bravi contadini che non possono permettersi di smettere di mungere le mucche.

E su quella ambulanza chi c’è?

Un caso di coronavirus? Un traumatizzato? Una patologia ancora diversa?

E chi è che svolge quel sevizio? E i Carabinieri, la Polizia, i nostri Vigli Urbani.

È il momento di una Caselle unita insieme alle forze dell’ordine che svolgono un capillare lavoro di controllo. E penso a chi oggi governa la città, quante responsabilità! Domani ci sarà chi, profeta, dirà: “Bisognava fare così,.. dovevano fare cosà…”

Ma chi ha la verità in tasca?

Chi ha la carta vincente? Nessuno. È una battaglia durissima e lo sarà ancora, ma la vinceremo solo con la giusta pazienza, con l’ubbidienza agli inviti e la fiducia nelle istituzioni.

E il nostro pensiero dunque non può che essere rivolto verso tutti quei volontari, e servitori dello Stato che stanno operando con abnegazione per il bene di tutti.

Li vogliamo ricordare proprio tutti, compresi i commercianti di Caselle che si sono resi disponibili a portare a casa i generi alimentari di prima necessità che i clienti ordinano telefonicamente o con messaggio.

Vogliamo ricordare il nostro Parroco Don Claudio, i suoi stretti collaboratori, la sua sofferenza nel non poter adempiere alle sue principali funzioni, e poi ancora gli ospiti del Baulino, soli senza visite di parenti ed amici, i volontari della A.M.S., tutti gli altri volontari di cui poco sappiamo perché operano quasi nell’anonimato, i Vigili del Fuoco, sempre pronti a correre, i volontari della Croce Verde Torino Sezione di Borgaro-Caselle e quelli della Croce Rossa di Mappano.

E forse abbiamo dimenticato qualcuno e non ce ne voglia, ma sappia quel qualcuno che è il primo nei nostri pensieri e nel nostro cuore.

Forza Caselle.

Finirà. Quando non lo possiamo sapere, ma finirà con la certezza che dalle macerie sono sempre sorte città più belle, più vive, più umane. Ce lo insegna la storia.

Questa la nostra speranza, ma anche la nostra certezza.

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