In questo momento di pandemia da Covid 19 e di conseguente “infodemia”, dove ormai si sentono solamente più bollettini, statistiche, accaniti dibattiti sulla situazione del disastro creato dal famigerato coronavirus, il nostro pensiero è subito andato al lavoro in più e diverso che si è riversato sui medici di famiglia casellesi.

Nella normalità eravamo abituati a rivolgersi al medico di famiglia per le prescrizioni farmacologiche, per le visite se necessarie, per la prescrizione di esami, insomma per tutta quella attività che sta proprio alla base del medico generico.

Ora tutto è cambiato. Il Covid 19 ha cambiato tutte le nostre abitudini e anche quelle dei medici, e loro stessi le hanno dovute cambiare nei nostri confronti.

Abbiamo incontrato “virtualmente” il dottor Stefano Dinatale uno degli otto medici di famiglia che operano nella città di Caselle.

Dottor Dinatale, come vive da medico questo momento di Covid 19?
“È un periodo surreale un po’ per tutti. Noi medici di famiglia siamo in prima linea in questa emergenza sanitaria. Ogni giorno riceviamo notizie sconfortanti, ma nonostante ciò cerchiamo costantemente di essere vicini ai nostri assistiti, rincuorando e tranquillizzando le persone più fragili, ma al tempo stesso ammonendo coloro che sottovalutano il pericolo.”

Come è riuscito ad organizzare lo studio, le visite, la gestione delle prescrizioni?
“Se fino a pochi mesi fa passavano ogni giorno dal mio ambulatorio circa 30-40 assistiti, oggi i passaggi ambulatoriali si contano sulle dita di una mano e sono sempre filtrati da un pre-triage telefonico. Questo non significa aver abbandonato i miei assistiti, anzi! Ricevo circa 50-60 chiamate al giorno, con picchi di oltre 100 chiamate nei giorni più critici. Per la prescrizione di ricette, la tecnologia ci aiuta molto. Oggi possiamo infatti inviare le ricette per visite, esami e prescrizione di farmaci mutuabili via e-mail. Il paziente può stampare queste ricette o in alternativa mostrare al farmacista la ricetta direttamente dal proprio cellulare. Le visite domiciliari ovviamente non sono state sospese; continuano anche le visite domiciliari programmate. La sala d’attesa in questi giorni è desolante: è composta da due sole poltroncine (prima erano 20), dal defibrillatore cardiaco, dall’estintore ed una pianta.”

Come medici di Caselle avete creato una rete, avete fatto sistema comune a fronte di tanta emergenza?
“Tra medici di famiglia siamo molto affiatati. Abbiamo numerose chat. L’obiettivo comune è quello di remare tutti dalla stessa parte e condividere i continui aggiornamenti, le linee guida, le indicazioni ministeriali. “

Sappiamo del suo impegno profuso particolarmente nella Giornata Mondiale del Cuore dello scorso autunno, da medico così vicino ai Casellesi quali consigli può dare in questo momento?”
“Mi emoziona vedere come lei ricordi la Giornata Mondiale del Cuore organizzata a settembre. I Casellesi hanno un cuore molto grande, lo provo con mano ogni giorno nel mio piccolo. Tanta generosità e tanto affetto non sono scontati e perciò dobbiamo esserne orgogliosi. Ecco, l’entusiasmo e l’energia di quella giornata ci serve anche oggi per affrontare questa emergenza. Ne approfitto per ringraziare alcuni imprenditori casellesi che hanno deciso di aiutare noi medici di famiglia: Enzo Valsania  con la sua “Giorgio Valsania” Onlus  ed Emanuela Zaniboni di “Toba Tank” ci hanno fornito mascherine, mentre Monica Mastrullo con la Magica Servizi  sta sanificando gratuitamente i nostri ambulatori.”

Veniamo alle mascherine di protezione: quando e come dobbiamo indossarle?
“Purtroppo le mascherine sono spesso introvabili e quando si trovano hanno prezzi inaccettabili. Noi medici stessi abbiamo ricevuto dalle Asl un quantitativo assolutamente insufficiente. È triste ammetterlo, ma l’unità di crisi ha dimenticato le cure primarie..
Anche qui però è entrata in gioco la solidarietà dei Casellesi: numerose mascherine FFP3 che ho utilizzato in queste settimane mi sono state donate dai miei pazienti.
Le mascherine vanno utilizzate ogni qualvolta dobbiamo uscire di casa per lavoro o spesa, che peraltro sarebbe meglio fare una sola volta a settimana.”

Dottore, può darci qualche previsione di quando potremo vedere l’arcobaleno?
“Difficile fare previsioni. I dati della Protezione Civile ci dicono che i nuovi contagi si stanno gradualmente riducendo, ma i morti sono ancora troppi e non dobbiamo quindi abbassare la guardia. Passata l’emergenza inoltre dovremo fare attenzione ad evitare un nuovo focolaio autunnale, con il ritorno dell’influenza e delle basse temperature. Questo virus ci ha cambiato le abitudini; sicuramente anche in futuro dovremo imparare da quanto accaduto e mantenere dei comportamenti più corretti. Contro il COVID 19 sono in sperimentazione numerosi farmaci e vaccini. Se per questi ultimi i tempi non saranno brevissimi, per i farmaci la scienza sta facendo passi da gigante.

ANDRA’ TUTTO BENE!!

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Mauro Giordano
Sono nato a Torino il 23 settembre 1947, dove ho studiato e lavorato in tre aziende del settore servizi fino a tutto il 2005, quando, raggiunta l’età pensionabile ho potuto lasciare tutti i miei incarichi. Risiedo a Caselle dal 1970, anno in cui mi sposai trasferendomi da Torino nella nostra città. Fin dal 1970 ebbi l’onore di conoscere ed apprezzare il fondatore del mensile Cose Nostre, il dottor Silvio Passera, il quale fin dal primo numero mi propose di scrivere notizie relative alla Croce Verde, ente di cui facevo parte come milite a Torino e poi come milite della Sezione di Borgaro, poi divenuta Sezione di Borgaro-Caselle essendo stato il fondatore del sodalizio nel 1975. Una più corposa collaborazione con il giornale è avvenuta negli ultimi tempi e sotto la direzione di Elis Calegari, anche per effetto del maggiore tempo disponibile. Attualmente collaboro - con piacere e simpatia -anche alla stesura di notizie generali, ma sempre con matrice sociale. I miei hobby sono sempre stati permeati da una grande curiosità di tutto ciò che mi circonda: persone, fatti, lavoro, natura, buon umore e solidarietà. Ho avuto modo di conoscere tutta l’Italia, ed è questo il motivo che ora desidero dedicare tempo a “Cose Nostre”.

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