Caselle verso la ripartenza

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Lo scalo di Caselle, come tutti gli altri aeroporti nazionali ed internazionali, a causa della grave pandemia mondiale, per alcuni mesi è rimasto praticamente senza voli di linea, se si esclude l’unico volo giornaliero con Roma effettuato da parte dell’Alitalia.

Ora si inizia ad intravvedere la luce in fondo al tunnel, in quanto dal 15 giugno sono iniziate alcune aperture graduali dei collegamenti da parte della Blue Air, decisione motivata dalla richiesta da parte dei passeggeri e dalle agenzie di viaggio: le destinazioni riguardano Catania e Lamezia Terme dal 15 giugno e Napoli e Bacau dal 18; intanto la Wizz Air ha riaperto dal 15 giugno il volo con Chisinau seguito il 17 con quello per Bucarest.

Anche la Air Dolomiti riprende i voli a partire dal 15 giugno con Monaco (per ora un volo giornaliero) e il giorno dopo con Francoforte (tre voli la settimana), mentre nei giorni successivi riprenderanno a volare da Caselle le altre compagnie come la marocchina R.A.M. e la Blue Express. Per quanto riguarda la Volotea a partire dal 18 giugno riprende la rotta verso Olbia e Palermo, dal 22 giugno Cagliari e Lamezia Terme, mentre nel periodo estivo a partire dai primi di luglio, inizieranno i voli con Catania e Alghero.

Rispetto ad altri aeroporto italiani il nostro scalo riparte molto lentamente, ma purtroppo il nostro territorio soffre più di altri del grave momento che stiamo attraversando.

Il 4 giugno è stato diramato il comunicato che l’Aeroporto di Torino ha ottenuto la certificazione Airport Customer Experience Accreditation da parte dell’ACI-Airport Council International, l’associazione di categoria che raduna gli aeroporti mondiali.

L’aeroporto, nella sua categoria ACI, è il primo scalo italiano ad essere certificato al Livello 1, facente parte degli scali con meno di 5 milioni di transiti; considerando che Torino è una delle maggiori città italiane non è poi una grande soddisfazione come volume di traffico.

La certificazione è stata conferita in base a diversi parametri tra cui la qualità e il miglioramento dei servizi erogarti, compresi quelli alla clientela, e il grado di maturità operativa. In Italia solo altri due aeroporti hanno ricevuto tale certificazione: Milano-Malpensa e Venezia.

Bilancio SAGAT 2019

Il 15 maggio, l’Assemblea dei Soci della Sagat S.p.A. ha approvato il Bilancio Consolidato 2019, che si è chiuso con un utile netto del Gruppo pari a 9 milioni 350 mila euro, in aumento di 1 milione 660 mila euro rispetto al 2018.

Il 2019 a Caselle sono transitati 3.952.158 passeggeri, una contrazione del 3,3% rispetto all’anno precedente, con un calo di 132.765 utenti, dovuto al ridimensionamento dei voli da parte di alcune compagnie come l’Alitalia, la Blue Air, la Blue Express (ora Luke Air) e la Air Italy (quest’ultima ha chiuso i battenti all’inizio di quest’anno). Queste aerolinee hanno comportato una perdita pari a 426.000 passeggeri rispetto al 2018, calo ridotto grazie ad altre compagnie come la easyJet, Iberia, Wizz Air e Volotea che hanno generato un recupero di 293.000 passeggeri.

A ragion veduta, per il nostro aeroporto i passeggeri e il movimento di aeromobili sono importanti, ma visto e l’utile riscontrato, nonostante il calo di transiti, fa riflettere che per la società di gestione forse sono più redditizi gli introiti di altri servizi, come i parcheggi, l’area commerciale all’interno dell’aerostazione e altre attività, mentre sono meno importanti quello che dovrebbe essere lo scopo principale dell’aeroporto, cioè il trasporto aereo.

Fortunatamente la pandemia sta scemando e pian piano ritornerà la voglia di riprendere l’aereo ed il ritorno alla normalità richiederà molto tempo ed il nostro aeroporto sarà in grado di accogliere al meglio chi vi transiterà.

I cento anni della KLM, “l’Olandese Volante”

seconda parte

Il 17 maggio scorso è stato il 100° anniversario del primo volo commerciale della compagnia, con l’inaugurazione del volo dall’aeroporto londinese di Croydon con destinazione Amsterdam-Schiphol, effettuato con un monomotore biplano inglese Airco DH.16 noleggiato dalla AT&T (Air Travel and Transport). A bordo due passeggeri, giornali e posta. Questo collegamento è tutt’ora attivo ed è una delle rotte tra le più longeve anche se oggi il vecchio aeroporto non esiste più sostituito con quello di Heathrow.

Con l’entrata preponderante in linea dei velivoli a getto, la KLM fu tra le prime compagnie aeree a dotarsi dei quadrigetti DC-8 (per il lungo raggio) e dei bireattori DC-9 (per il medio raggio), entrambi acquistati nelle varie versioni prodotte inizialmente dalla Douglas Aircraft Company ed in seguito McDonnell Douglas Aircraft dopo la fusione con la McDonnell Aircraft Corporation.

Nel 1968 fu la prima compagnia ad impiegare la versione allungata, il DC-8-63 da 244 posti, l’antesiniano del futuro Jumbo Jet il Boeing 747. La compagnia come tutte le principali concorrenti mise in servizio questo “mastodonte” dei cieli all’inizio degli anni ’70 a cui fecero seguito ulteriori versioni come come la 747M e 747B, quest’ultimo più pesante e dotato di maggiore autonomia di volo rispetto al modello base. Nel 1975 entrò in linea la versione 747-200 Combi (passeggeri e merci) e, nel 1989, i 747-400. Per le rotte con minor traffico entrarono in linea prima i trireattori DC-10 sostituiti in seguito dalla versione aggiornata, l’MD-11, questi ultimi ritirati dal servizio solo da pochi anni.

A causa della grave epidemia del Covid-19, la KLM nel mese di aprile di quest’anno ha deciso di mettere a terra prematuramente tutti i B.747-400 che, data la loro capienza, potrebbero essere rimessi in servizio se le necessità di distanziare i passeggeri richiedano un aereo capiente come questo quadrireattore.

La compagnia olandese è sempre stato un buon cliente dei costruttori americani ma nello stesso periodo si rivolse all’industria europea Airbus acquistando dieci bireattori Airbus A310, e nel nuovo millenio l’immissione in servizio dei più capienti A330-200.

Svariate le ramificazioni dagli anni ’60 della compagnia, sempre attenta alle attività riguardanti i diversi settori come quello dello off-shore destinato alle piattaforme in alto mare tramite la KLM Nordzee Helicopters, la NLM Dutch Airlines per i servizi interni olandesi, la KLM Aerocarto per quelli di aerofotogrammetria, mentre per quanto riguarda i collegamenti con le Indie Occidentali Olandesi, fu creata la ALM-Dutch Antillean Airlines. La NLM diventerà la KLM CityHopper che per anni ha servito anche Caselle, fino alla sospensione momentanea, avvenuta nel mese di marzo, sempre a causa della tragica pandemia, con la speranza di rivedere presto i velivoli dalla colorazione bianco-azzurra, gli stessi della casa madre.

Gli anni ’80 e ’90 furono anni di grande sviluppo per la centenaria aerolinea olandese che in breve tempo acquisì diverse partecipazioni azionarie non solo riguardanti compagnie aeree nazionali come la KLM CityHopper (nata nel 1991, dalla fusione della NLM con la NetherLines), la Martinair (ex Martin’s Air Charter) e la Transavia Airlines (ex Transavia Holland).

Nel 1989, la KLM, acquisì il 20%, della Northwest Airlines, fino ad un 25% dopo il beneplacido dell’anti-trust statunitense, consolidando così la partnership, ampliando ulteriormente il network mondiale. La società americana verrà in seguito assorbita dalla Delta Air Lines.

Nel 1996, entrò nell’azionariato, per il 26%, della compagnia africana Kenya Airlines e due anni dopo la KLM sarà completamente privatizzata, e sarà anche la prima compagnia europea a introdurre “il frequent flyer”, un programma che premia la fedeltà dei propri clienti, offerto da diverse compagnie aeree.

Nel 1997, l’Olandese volante” acquisì il controllo (45%) della compagnia regionale inglese, Air UK, rinominandola KLM UK, con base principale al London City Airport, compagnia che nel 2002 venne fusa con la KLM CityHopper.

La grande escalation della KLM fece si che l’aeroporto di Amsterdam Schiphol sia diventato uno dei maggior “hub” europei, il terzo in Europa come traffico con quasi 72 milioni di transiti nel 2019.

Dobbiamo ricordare l’infelice stipula dell’alleanza strategica con l’Alitalia, avvenuta nel 1997, che ebbe vita breve per le vicissitudini venutesi a creare tra le due compagnie, portando alla rottura tra le due società, con congrua richiesta di danni – poi ottenuti – da parte olandese.

La KLM, per non perdere i diritti di traffico con la Repubblica Popolare Cinese, nel 1995, fondò la KLM Asia, registrata a Taiwan, consentendo i collegamenti con Taipei, usando velivoli prestati dalla casa madre, in quanto chi collegava l’isola asiatica perdeva i diritti di traffico con la grande nazione asiatica. Un escamotage usato anche da altre compagnie come la British Airways, la Japan Airlines, la Qantas, la Swissair aggiungendo appunto il nome di “Asia”. La livrea era uguale ma solo la deriva differiva con l’eliminazione del logo della “corona olandese”.

Lockheed L-1049H Cargo ripreso in sosta a Caselle alla fine degli anni ‘50

 DC-9 della KLM

Douglas DC-8-53

 Boeing 787-10 con il logo “100” anni

il logo ufficiale dei 100 anni della KLM.

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