Borgaro nel 1753 per il Sicco era così

Viaggio nella storia dei paesi vicini

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Nel novembre del 2014 sul giornale venne pubblicata integralmente la relazione che nel 1753 l’Intendente Antonio Sicco aveva redatto su Caselle nell’ambito di una ampia e capillare rendicontazione, paese per paese, su tutta la Provincia di Torino, che ricordiamo all’ora era più piccola di quella conosciuta ai nostri giorni, in quanto i territori del Pinerolese, della Valle di Susa e dell’Eporediese costituivano province autonome.

Più volte ho ricordato quanto importante fosse questa opera manoscritta per una preliminare storia locale, che è sicuramente una delle più complete ed approfondite relazioni ufficiali dell’epoca, ricche di dati sulla demografia, sull’economia, sull’ambiente e sulla amministrazione locale sia civile che religiosa, ai cui spesso l’intendente accompagnava le sue osservazioni e richiami alle autorità locali.

Per una maggior conoscenza del territorio, voglio ora proporre le relazioni scritte sui paesi confinanti a Caselle, per meglio inquadrare e confrontare la storia di Caselle con quelle del territorio circostante, cominciando da quello di Borgaro.

Per una migliore e più facile lettura la relazione viene questa volta proposta riscritta in forma più scorsiva, accompagnato da alcune mie annotazioni di chiarimento.

– Diocesi, Capi di Casa e qualità d’essi

Questo piccolo borgo si trova unito ad Altessano inferiore come unico Comune, e si trova in distanza da Torino quattro miglia. Dipende dalla Diocesi Arcivescovile d’essa città, e l’aria che si respira è d’una qualità mediocremente buona.

La popolazione comprende, tra quelli che abitano nel recinto (il paese che all’ora era ancora recintato), e i cascinali dispersi per il territorio, novantacinque capi di casa, fra i quali non si può dire che vi sia alcuno veramente benestante, visto anche il fatto che dal Registro dei proprietari, i borgaresi possiedono solo la ventesima parte del territorio, mentre il resto è posseduto dai forestieri, e al massimo da Corpi Religiosi.

La maggior parte dei capi di casa sono massari e lavoranti di campagna, e per il numero di trenta e più capi di casa si devono considerare poverelli.

– Chiesa Parrochiale, Parroco ed elezione d’esso.

Nel concentrico si vede l’antica Chiesa Parrochiale (costruita alla fine del 1500), sotto il titolo della Beatissima Vergine della Assunta, e l’attuale Parroco è il Sig. Don Anselmo Sciandra di Pamparato col titolo di Prevosto; resta questa Parrochia è di libera collazione, e il suo reddito annuale consta in L. 700 circa tra entrate certe ed incerte.

– Ecclesiastici

A Borgaro vi abitano poi li seguenti altri Sacerdoti ecclesiastici, cioè i sig.:

Don Domenico Talentino di Castellamonte, Capellano dell’infrascritto Sig. Feudatario,

Don Giovanni Battista Mirano patrizio maestro di scuola debitamente ammesso,

Don Giovanni Antonio Marieta di Coassolo, e

Don Giovanni Battista Della Valle Cappellano del Sig. Marchese di Caraglio nella chiesa annessa ad una sua riguardevole Cascina sul territorio chiamata di Santa Cristina.

– Cappelle

In distanza d’un sesto di miglio da detto luogo, andando verso Caselle, s’incontra una cappella campestre, sotto il titolo della Vergine delle Grazie col suo Cimitero attinente, dove si seppelliscono i cadaveri di quei Terrazzani (ricordo che questa cappella è stata costruita nel settecento sui ruderi di una antichissima chiesa medievale che fino all’inizio del seicento era ancora la parrocchiale di Borgaro e venne demolita alla fine degli anni cinquanta per allargare la provinciale).

– Castello

All’inizio del paese si trova il Castello dello stesso Sig. Feudatario di recente rimodernato in civil architettura, e resta per una parte in sito feudale, e per l’altra no, con la sua capella unita, e giardino davanti la facciata del Castello medesimo (per la storia del castello vedi il numero scorso del giornale).

– Feudo e Vassallo

Resta investito di questo feudo con il titolo comitale e solidaria giurisdizione, il Sig. Conte Renato Ignazio Birago di Vische, Capitano nel Reggimento Artiglieria, e scudiero di Sua Altezza Reale la Duchessa di Savoja, figlio legittimo, e naturale del Sig. Marchese Enrico di Candia alla primogenitura Lorenzo San Martino Conte di Vische, Gentiluomo di Camera di Sua Maestà, e figlio adottato ed erede universale della Eccellenza il Sig. Conte Renato Augusto Birago di Borgaro Cavaliere dell’Ordine Supremo della Santissima Nunziata, Gran Maestro della Casa di Sua Maestà e Generale di Cavalleria nelle armate della medesima. Il predetto Sig. Conte Feudatario ha la sua solita residenza in Torino.

La Giurisdizione viene esercitata per mezzo d’un Podestà, che si trasferisce un giorno alla settimana a Borgaro per provvedere ai suoi compiti, a cui somma la carica di Segretario del Tribunale. Attualmente il Podestà è il Notaio Paolo Antonio Vallino del luogo di Caselle, che ha come suo Luogotenente il Notaio Francesco Antonio Perrucca nativo di Borgaro, e Segretario attuale della Comunità di questo luogo.

Il paese è completamente sprovvisto di Avvocati, Medici, Cerusici, Flebotomisti, Misuratori, ed Agrimensori, e vi è lo Speziale piazzato Pietro Antonio Frola, che però per sostenersi si dedica anche in altri affari perché l’utile che ricava dalla spezieria non è sufficiente per mantenerlo con la sua famiglia, benchè composta di sole tre persone (lo speziale era colui che si occupava della preparazione delle medicine, e nella sua bottega effettuava anche attività di vendita delle spezie e delle erbe medicinali, in pratica l’attuale farmacista).

– Fiere, Mercati e Commercio

Nel paese non si fa alcuna fiera, ne mercato, e nessun altro commercio, ne vi sono manifatture.

– Consiglio e soggetti abili

Il Consiglio della Comunità è composto di tre soggetti, e dalle informazioni avute le uniche persone che si possono considerare sufficientemente capaci per questo compityo sono: Carlo Mirano, Bernardo Borgarello, Francesco Mondino, Battista Bertolone, Giacomo Lamberto, Francesco Lamberto, Giuseppe Dugone e Battista Bovo. E fra i suddetti il migliore e più considerato nel luogo, è il sig. Carlo Mirano.

Questa piccola Comunità si amministra ancor ragionevolmente, e non vi sono contabilità scorse da evacuare (ossia debiti).

– Archivio e Catasto

Nella Casa Comune situata a lato della predetta Parrochiale, verso mezza notte, si trova l’Archivio delle Scritture in buon ordine con il suo inventario e libro delle ricevute regolarmente formati.

Vi esiste il suo Catasto ben aggiornato, con il libro delle mutazioni ben tenuto, e l’uno, e l’altro sono stati formati in dipendenza della misura generale eseguita nel 1735.

– Liti vertenti

Questa Comunità ha una lite attiva contro il Sig. Marchese di Caraglio davanti l’Eccellentissimo Senato, con la quale Borgaro pretende di venir reintegrata nel possesso di 400 giornate e più di bosco che il marchese si è appropriato asserendo che sono sue.

Da qualche tempo Borgaro non ha più proseguito questa lite per mancanza di fondi, a causa delle gravi spese che la Comunità a dovuto intraprendere per fare dei ripari sul Fiume Stura contro la minaccia di inondazioni al territorio, e anche per la scarsità dei raccolti nei diversi anni scorsi.

– Congregazione di Carità

La Congregazione di Carità non è più nel suo vigore, ciò nonostante si fanno le solite congreghe da suoi Direttori, sebbene da qualche anno si è tralasciato l’uso delle collette per la circostanze dei tempi. A causa del poco reddito, che si ricava dall’affittamento di due piccole pezze di campo di 132,6 tavole di proprietà della Congregazione, che non fruttano più di 16 lire, scontate le tasse, che vengono distribuite ai poveri ammalati, i bisognosi locali hanno ripreso ad elemosinare di casa in casa.

Per questo l’Intendente nella sua relazione ha intimato di riprendere le collette per permettere alla Congregazione di tornare alla sua normale attività e rispettare i doveri previsti dai Regi editti contenuti nel volume in stampa della mendicità.

– Confini del territorio

Questo Territorio è confinante verso mattina, in parte con le fini di Torino, ed in altra parte con quelle di Settimo Torinese, verso mezzo giorno con dette fini di Torino, e di Altezzano, verso sera sempre con li fini di Altezzano ed a quelle di Venaria Reale, ed a notte con quelle di Caselle.

– Qualità dei beni

A riguardo dello stato e coltura dei beni di questo territorio consistenti in campi, prati, boschi, e gerbidi si dividono in due parti, e si riferisce che la parte dei beni esistenti inferiormente al luogo per li due terzi circa è d’una fertilità tra il buono ed il mediocre a riguardo dei prati e campi, avendo di tanto in tanto i primi il beneficio dell’acqua, mentre l’altra parte sono in buona parte sottoposti alla nebbia, cosicchè i raccolti ne soffrono non di rado.

L’altra parte dei terreni di questo territorio, posti superiormente al medesimo luogo, il suolo resta d’inferiore bontà, e fertilità per esser d’una qualità sabbiosa, e ghiaiosa, e senza avere il beneficio dell’irrigazione, se non quando avvengono delle inondazioni del Fiume Stura. A seguito delle inondazioni però sono già state corrose più di 70 giornate di territorio, resasi del tutto incolto ed infruttifero, in maniera che non vi è rimasta che la pura ghiaia e pietra nuda.

Inoltre i coltivatori praticano senza interruzione tutti i modi più validi per ricavar dai terreni ogni maggior frutto, e nonostante tutto i raccolti ogni anno diminuiscono, tanto che ad esempio solo per i marsaschi (tutte le coltivazioni da cui si raccolgono semi, come il grano, meliga ecc), non si raccoglie più che la sesta parte di quella che anni addietro si otteneva in questo paese.

– Boschi, gerbidi e pascoli

A riguardo poi dei boschi esistenti per un ammontare di circa 500 giornate, sono di poco reddito, producendo per lo più rovi e cespugli selvatici, senza contare che vi sono molte radure per il mantenimento delle strade a servizio delle Regie Caccie.

In quanto ai siti gerbidi, per la superficie di circa 100 giornate, questi non si possono ridurre a coltura, per la cattiva qualità del terreno, per lo più paludoso e fangoso.

Attorno a questi gerbidi si sa dai proprietari stessi, che negli anni si son fatte tutte le operazioni possibili sia per coltivarli, che per imboschirli, con la formazione di fossi di scolo, con li roncamenti, e col tentativo di piantare le querce, ma il tutto è stato inutile per le cause predette.

Il territorio si ritrova sprovvisto di sufficienti pascoli comuni per il sostegno dei bestiami, e non si sa qual espediente suggerire per migliorare le condizioni.

I boschi cedui della Comunità vengono affittati all’asta pubblica, dai quali, fatta una media, si ricava l’annua somma di 65 lire, che si utilizzano in deduzione delle Regie Debiture dovute dalla Comunità al governo centrale.

– Fiume

Viene lo stesso territorio costeggiato verso sera dal Fiume Stura, e per il rapido corso delle sue acque avvengono annualmente forti esondazioni, soprattutto in estate all’occasione dello scioglimento delle nevi sopra le montagne, e di autunno per le piogge continue che soventi avvengono, dal che ne derivano forti corrosioni dei beni confinanti. Per riparare questi danni e impedire ogni maggior guasto al territorio la Comunità è costretta dall’anno 1744 in poi a far sempre delle spese considerevoli per eseguire dei ripari che di tempo in tempo si realizzano, e che non sono neppure perfezionati.

– Bealere

Si ritrovano pure in questo finaggio due bealere, una chiamata la Sturetta, proveniente dal suddetto fiume, che attraversa il comune ma serve per l’irrigamento dei beni di SettimoTorinese. Da questa Sturetta ne deriva anche un danno per la Comunità di Borgaro, per il motivo che le sue acque ad ogni piccola esondazione debordano in varie strade pubbliche, attorno ai quali deve poi la Comunità far seguire le riparazioni con un non leggiero dispendio di denaro.

L’altra bealera è quella che si chiama del Molino, pur derivante dal detto fiume, e propria del Conte Feudatario, le cui acque, inferiormente al mulino feudale, vengono distribuite per l’irrigazione come è stato fissato nel riparto compreso nei Bandi Campestri del luogo debitamente approvati dai Supremi Magistrati e dei quali ne resta investito il detto Conte.

– Edifici

Si ritrovano su questo territorio due edifici, cioè il mulino feudale spettante al Feudatario, che è composto di due ruote, a cui a fianco vi è il forno anch’esso appartenente al feudo, da cui si che il Conte in buona parte utilizza per la manutenzione della detta bealera dei Mulini di sua proprietà.

L’altro edificio è il follone da panni dei fratelli Giuseppe e Gaspare Antonio Capuccini (che a Caselle erano proprietari di tre cartiere), il qual gode dell’uso delle acque della bealera del Molino.

Il sito del follone, tra fabbrica, corte, piccolo giardino, e un po di prato è di 148 tavole compreso il sito del fosso scaricatore, ed è stato il tutto acquistato dal detto Sig. Conte Feudatario con atto del 12 Genaio 1741, mediante il canone annuo di 60 lire.

– Beni posseduti dai Corpi Religiosi

La suddetta Parrochiale possiede sul territorio giornate 77:53; i Padri del Carmine di Torino possiedono giornate 108:89:11; i Padri di San Domenico pur di Torino giornate 25:90:6; la Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri di Torino giornate 52:85:2; i Padri Serviti di detta Città di beni anche allodiali in tutto giornate 180:61:2; i Padri pur Serviti di Caselle giornate 13:7:8; la Compagnia del Corpus Domini eretta nell’anzidetta Parrocchiale, i cui confratelli si vestono d’abito bianco nelle funzioni, tavole 81:5; la Congregazione locale di Carità giornate 1:32:6.

– Strade e visita d’esse

Le strade pubbliche intersecanti il territorio sono le seguenti: la strada che si dice Reale tendente da questo luogo a Torino, e dal Recinto d’esso a quello di Caselle; la strada che deriva dalla suddetta sino al luogo di Leynì detta dei Vernetti; la strada denominata del Pasqueto o anche di Leynì; la strada che diramandosi dalla suddetta si protende fino al luogo di Settimo Torinese.

Proceduto alla visita di dette strade si sono date, a luogo a luogo, le opportune disposizioni per il ripristino delle stesse in conformità alle ultime Regie Istruzioni.

Foto 1 Borgaro in una carta dell’inizio dell’ottocento

foto 2 Il centro abitato nel 1760 circa

foto 3 la bealera Sturetta

foto 4 la parrocchiale cinquecentesca

foto 5 frontespizio del catasto settecentesco

foto 6 la cappella della Vergine delle Grazie oggi scomparsa

foto 7 l’imponente ingresso della cascina di Santa Cristina

foto 8 l’interno del mulino feudale prima della demolizione

foto 9 demolizione del mulino feudale nel 2003

foto 10 il corso della Stura in un progetto del 1790 per la costruzione di ripari.

STATO DEL PERSONALE

Numero delle Persone secondo le consegne

del 1750

del 1751

aumento

diminuzione

causale dell’aumento o diminuzione

600

578

22

per l’abbandono di famiglie dal territorio

DISTINZIONE DEI BENI DEL TERRITORIO

campi

prati

alteni

boschi

beni comuni gerbidi

Totale giornate

1.500

600

68

925

75

3.168

Vi sono tra li suddetti beni compresi giornate 150 circa di beni feudali, e giornate 110 circa d’immuni ecclesiastici.

PRODUZIONE DEL TERRITORIO

prodotti

misura

produzione del luogo

necessario per il luogo

raccolto eccedente il bisogno

bisogno oltre il raccolto

Bozzoli da seta

Rubbi Piemonte

80

80

Fieno

Tese da R. 50

1.600

1.000

600

Frumento

Sacchi da emine 5

2.700

350

2.350

Barbariato e Segala

Sachi

900

500

400

Meliga e altri minuti

Sachi

1.500

840

660

Riso bianco

Sachi

10

10

Castagne

Sachi

6

6

Canapa e lino

Rubbi

250

200

50

Vino

Carra da Brente 10

50

100

50

Noci

Emine

250

250

Oltre li controscritti generi si raccoglie pur anche una quantità di frutti di rama, cioè pomi.

BESTIAME DEL TERRITORIO

Bovi da giogo

70

Vacche da tiro

Vacche da latte

152

Erbarole e manzi di allevamento

200

Vitelli da latte

138

Pecore

Montoni

Capre

Cavalli

8

Muli

Somarelli

2

in tutto

570

Vi sono nate in quest’anno 1751 bovine n° 120






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