Caro direttore,

ancora una volta interesso la tua cortesia e la tua ospitalità perché desidero condividere con i nostri lettori alcuni aspetti di questo nostro paese, Caselle, ma anche di quel paese un po’ più allargato: la nostra bella Italia.

Durante la chiusura totale ci eravamo abituati ad uno stile di vita rigoroso, ora con le riaperture, seppure a rilento, ci siamo un po’ come svegliati da un coma profondo.

Abbiamo timidamente indossato una mascherina e abbiamo cercato la vita di prima. Quella che tu hai titolato lo scorso mese ”normalità “.

La stiamo cercando e trovando questa “normalità” nella vita di tutti i giorni, ma quanto è cambiata!

E allora il mio pensiero va sempre agli uomini ed alle donne che stanno “prima” che si verifichino i cambiamenti che noi oggi abbiamo registrato.

Già, perché abituati ad ascoltare il Presidente Conte che ci parlava alle 20 la sera, pochi di noi avranno pensato al suo ufficio stampa. Chi scriveva per lui la traccia dei suoi discorsi?, chi poi scriverà i testi e le norme attuative dei suoi decreti? Dietro a tutto ciò ci sono staff di uomini e donne che hanno lavorato e lavorano per noi.

E così, giorno dopo giorno, siamo arrivati alla libera uscita del 3 giugno.

Ci siamo affacciati su un paese  – Caselle – cambiato, e su un’Italia cambiata.

Il nostro caffè del mattino, al bar, adesso è segnato dalla disinfezione delle mani, dal tavolino dove ci sediamo, distanziato dal vicino. E il lavoro del bravo cameriere attento, vigila, sanifica tutto ciò che noi abbiamo toccato con mani, sorride, serve un nuovo caffè e avanti così.

Siamo andati un po’ tutti, finalmente, donne e uomini, dal nostro acconciatore di fiducia, la rigorosità della sanificazione in quell’ambiente poi, è ancora più stringente.

La Santa Messa festiva? Quante novità, dalla disposizione dei banchi, con i cartelli ”qui puoi sederti”, alla sistemazione di sedie distanziate…

Ed ancora, allo “scambio di un segno pace”, un vuoto: annullato quel rito, vietato toccarsi.

La pace se vogliamo la possiamo trasferire nella nostra vita quotidiana.

La distribuzione dell’Eucarestia? Ora la riceviamo ai banchi: non più la fila dei fedeli, bensì gli operatori pastorali che distribuiscono direttamente ai fedeli l’ostia consacrata…

Per un’Italia cambiata, quanto lavoro dietro ad essa!

Solo il provvedimento del Presidente Cirio attuato per cercare di calmierare il diffondersi del contagio per la movida notturna, ha prodotto una decreto di quattro pagine: semplice a dirsi, meno a farsi; ancora più semplice criticare.

Certo a seconda di come leggiamo queste notizie, ognuno di noi trae le proprie conclusioni, pochi però pensano allo staff di lavoratori che stanno dietro a quelle “quattro pagine”, dietro coloro che hanno deciso di misurare la temperatura corporea prima di entrare al Bennet o prima di accedere ai varchi del mercato di Borgaro.

A Borgaro sì, a Caselle no.

Non chiediamoci il perché di queste differenze, per andare poi andare a criticare, chiediamoci invece chi c’è dietro queste decisioni: decisioni, ognuna rispettabilissima ed ognuna criticabilissima, ma prese sicuramente nell’interesse di tutti noi. Nessuno di noi e nessun governante ha il verbo assoluto.

Questo è quanto attiene ad un Paese democratico e libero, ad un’Italia, che lavora per  cercare di riprendersi, e il tutto passa anche attraverso norme che ci paiono astruse o altre, ai nostri occhi ovvie e invece non adottate. Non è semplice rimetterci in moto. Ecco perché ammiro i gesti semplici dei camerieri dei bar che pensano alla nostra salute, così come quelli dei parrucchieri, chiamati a rispettare protocolli che paiono appartenere più a una sala d’operatoria che ad un salone, e con quanto scrupolo rispettano il tutto. Come non ammirare poi i nostri piccoli: avremmo mai immaginato di far indossare le mascherine dai nostri nipotini anche solo per uscire con noi per le commissioni?

Accettiamo con pazienza queste leggi, accettiamole pensando al lavoro che c’è dietro ad ogni decisione, ad ogni azione e alle loro conseguenze.

Pensiamo  con occhio benevolo al lavoro dei sindaci, degli amministratori, dei parroci, e di tutti i volontari che stanno dietro a tutto ciò che ci ha preservato.

La dimostrazione che l’Italia ce la farà passa proprio da qui.

Dobbiamo essere orgogliosi di essere casellesi, e sempre più orgogliosi di essere italiani, sapendo quanto ha fatto la nostra gente: ognuno di noi ha fatto saputo portare il proprio contributo responsabile. Diciamocelo un grande “grazie!”. E grazie a te, direttore, che ci porti il profumo di un giornale che sa stare sempre al passo con tempi.

Con un caro saluto.

 

 

Mauro Giordano

 

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