Nel numero dello scorso aprile del nostro giornale avevo suggerito un tour virtuale tra mostre e musei, comodamente seduti a casa. Ora a distanza di due mesi, direi che siamo tutti un po’ stanchi, o meglio intorpiditi dallo stare in poltrona e, complice la bella stagione che avanza, il nostro desiderio di libertà e la voglia di riscoprire quasi un mondo nuovo, stanno prepotentemente prevaricando su ogni altra cosa.

Potremmo quindi iniziare la nostra passeggiata dal cuore di Torino, da Palazzo Madama,

riaperto al pubblico dallo scorso 28 maggio, con la sua importante mostra “Andrea Mantegna. Rivivere l’antico, costruire il moderno” prorogata sino al 20 luglio.

È curioso sapere che anche la salute delle 130 opere esposte (oltre a Mantegna, Donatello, Antonello da Messina) durante il periodo di lockdown è stata costantemente monitorata; infatti ogni piccola variazione microclimatica o un lieve movimento avrebbero potuto compromettere i capolavori. Le tele sono state coperte con carta velina e tutte le luci della mostra sono state spente, mentre sono rimasti accesi i dispositivi che rilevano la temperatura e l’umidità per scongiurare sbalzi termici, assai dannosi per i quadri.

Restando a Palazzo Madama, l’esposizione  “Argenti preziosi. Opere degli argentieri piemontesi nelle collezioni di Palazzo Madama” farà brillare gli occhi delle signore, tra argenti da tavola, oggetti da arredo e di culto raccontano la storia dell’argenteria piemontese, tra settecento e Ottocento; dal 2 luglio al 15 novembre.

Alla Pinacoteca Albertina (via Accademia Albertina 6) dal 30 maggio è nuovamente vistabile la mostra “Incanti russi: Opere pittoriche di tradizione dell’Accademia Glazunov di Mosca”. Ma una tappa alla Pinacoteca è obbligatoria perché offre un interessante percorso che spazia dalla quadreria dell’arcivescovo Mossi di Morano, che comprende artisti del Quattro-Cinquecento come Filippo Lippi, Martino Spanzotti (della sua scuola è la pregevole Lactatio Mariae nella cappella della Madonnina a Caselle), Defendente Ferrari, pittori fiamminghi  e italiani del Seicento, sino a giungere ai maestri dell’Accademia che hanno caratterizzato la pittura piemontese tra Sette e Ottocento.

Inoltre è assolutamente imperdibile la sala dei Cartoni Gaudenziani: una raccolta unica riferita ai cinquantanove capolavori di Gaudenzio Ferrari e della sua scuola, cartoni datati tra il 1515 e il 1610 e donati da Carlo Alberto all’Accademia di Belle Arti.

Il Museo Diocesano di Torino è una vera sorpresa: sia per la sede, sia per il contenuto. Infatti si trova nella chiesa inferiore del Duomo, in piazza san Giovanni 4 e si articola tra il sottosagrato (esattamente sotto la scalinata di accesso alla chiesa Cattedrale), il sotto sala liturgica ed i reperti archeologici delle basiliche paleocristiane e della vicina Torino romana. Il contenuto è composto da preziose opere (quadri, statue, paramenti sacri, sculture) che testimoniano la lunga storia della Diocesi e della città.

Di tutt’altro genere, ma non meno interessante, è la mostra fotografica “Helmut Newton. Works” alla GAM (via Magenta 31), prorogata sino al 20 settembre. È un intrigante viaggio lungo cinquant’anni di carriera fatto da intensi ritratti a personaggi famosi e da iconiche foto di moda, tra bellezza, glamour, seduzione e un po’ di voyerismo.

La mostra “Divisionismo, la rivoluzione della luce” è godibile solo virtualmente poiché il castello Sforzesco di Novara, che la ospita, è ancora chiuso al pubblico e riaprirà il prossimo autunno. Èstato quindi allestito un virtual-tour completo che comprende le immagini di ogni sala e di tutte le opere e permette di immergerci tra capolavori di artisti (Segantini, Cremona, Fornara, Longoni, Olivero, Previati) che hanno trasformato la pennellata in un strumento per dare luce. Il tour ci fa scoprire, un esempio fra tutti, un inedito Giuseppe Pellizza da Volpedo: non il pittore di protesta e di denuncia – come il “Quarto Stato” ci induce a pensare- ma un artista di grandissima sensibilità e delicata umanità.

Ovviamente gli ingressi a tutte le mostre sono contingentati, vincolati all’uso delle mascherine e alla debita distanza fra i visitatori.

Giannamaria Nanà Villata

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