Metamorfosi potrebbe essere la nuova parola d’ordine dopo il termine“ lockdown”. Trascorso il periodo che ci ha visti chiusi ermeticamente nelle nostre case-rifugio, trasformati dai duri giorni dell’isolamento, finalmente liberi ci apprestiamo a ripercorrere le strade delle nostre città, del nostro Paese, speriamo presto anche quelle del mondo. Ma cos’è cambiato? Perché se è pur vero che la natura ha continuato imperterrita a fare il suo corso, tutto il resto si è fermato, ha rallentato, si è rigenerato in una nuova e diversa “normalità”. Siamo “volati” virtualmente a New York e abbiamo chiesto ad Andrea Ferroglia, casellese  di nascita e newyorkese d’adozione, di raccontarci la metamorfosi della Grande Mela, ai tempi del Covid.

“Sono negli States dal 2010 – racconta Andrea – insegno Fisica al “New York City College of Technology “ ed abito a pochi isolati dalla sede in cui lavoro, nel quartiere  di Downtown Brooklyn, proprio nelle vicinanze del ponte omonimo. La lenta metamorfosi della città ha avuto inizio a marzo. Si guardava a ciò che avveniva in Europa, ma con l’impressione che avremmo passato indenni la bufera. L’eco delle notizie arrivava, ma si continuava la vita di sempre, pensando che nulla avrebbe potuto fermare la città che “non dorme mai”. È stato così che invece, dentro la bufera, ci si è ritrovati  tutto  d’un colpo.

Le maggiori Università di New York hanno chiuso le lezioni “in presenza” solo  intorno all’8 di marzo; il mio college l’ha fatto, in modo piuttosto repentino, l’11 dello stesso mese, dopodiché , nell’arco di una settimana, sono iniziate le lezioni online che continueranno anche nel semestre estivo. Lo stop a tutte le attività, non ritenute essenziali, è avvenuto il 15 marzo : “Stay home” è diventato  l’imperativo più diffuso: hanno chiuso ristoranti, bar e locali pubblici, anche se con  la possibilità di acquistare cibo  e bevande da asporto .

Così, nel giro di poche settimane, New York  ha cambiato il suo volto: città  sospesa tra le strade silenti di  Broadway e Soho, le  saracinesche abbassate , i teatri e i cinema svuotati. È pur vero che  non vi è mai stato il divieto di uscire, anzi  le persone sono state spronate a fare passeggiate all’aperto, mantenendo la distanza di sicurezza ma  i ritmi della quotidianità  e la percezione della realtà  sono profondamente cambiati. Ho continuato a fare le mie  consuete passeggiate, ho incrociato i runners  e coloro che praticavano il footing, in genere in modo responsabile, mantenendo la distanza di sicurezza. Alcune strade, soprattutto quelle  legate alla ristorazione, si sono spopolate. Bisogna tener conto che N.Y, più di altre città, ha una cospicua  forza lavoro  impiegata in questo settore e in quello dello spettacolo e dell’intrattenimento, quindi è stata colpita  molto più duramente  di altre  dal punto di vista economico. L’uso delle mascherine, inizialmente, è stato addirittura sconsigliato: data la  loro penuria, le autorità chiedevano di non acquistarle per lasciare la priorità al personale ospedaliero per cui erano indispensabili. Dopo qualche settimana  Cuomo, il governatore dello stato di New York, ha consigliato, ma mai imposto, l’uso di qualche forma di mascherina quando non era possibile mantenere la “social distancing “. Anche nel periodo più critico, verso la metà di aprile, non tutti  le indossavano. ma per questo nessuno è stato mai  multato. Verso la seconda metà di marzo e nelle prime settimane di aprile, risultava difficoltoso fare la spesa, code chilometriche stazionavano  davanti ai supermercati più economic, mentre  gli ingressi ai centri commerciali   erano limitati; curiosamente, risultavano introvabili generi come la carta igienica. Si percepiva il grande cambiamento della quotidianità,  ma lo stato di emergenza si è toccato con mano per la  presenza di  alcuni simboli ben visibili: un ospedale da campo a Central Park e la  nave-ospedale dell’esercito  la Usns Comfort, ferma  nel porto, a quanto pare, sotto- utilizzata rispetto alla capienza. Sicuramente l’aspetto più impressionante era dato dalla visione dei camion-frigoriferi che stazionavano vicino ad ogni ospedale e funzionavano da obitori. Anche sul retro del piccolo ospedale che dista un chilometro dalla mia abitazione, per due mesi,  ne ho visto parcheggiato uno. Solo   recentemente, ho notato che era sparito, l’unico segno della sua presenza è rimasta  la rampa di legno che veniva usata per portare le barelle all’altezza del camion. Per un certo periodo, nel mese di aprile, si notavano, negli incroci o vicino ai portoni, dei depositi di cibo in scatola, per le tante persone in difficoltà economiche: iniziativa pregevole ma che non è durata a lungo. A New York gli “homeless” sono una realtà ben visibile lungo le strade, ma in questo periodo c’ è stato un incremento delle persone in stato di povertà che si avvicinavano e chiedevano soldi. Dai media arrivano notizie allarmanti: la disoccupazione, in tutti gli States , salita al il 20% della forza lavoro totale. I quartieri ricchi si sono svuotati velocemente, per ripopolare le residenze dei vip negli Hamptons, a Long Island. Un evento eccezionale  è stata la chiusura notturna della metropolitana, dall’una alle 5 del mattino, per la prima volta nella storia, per permettere la sanificazione dei vagoni. Attualmente la situazione si è molto allentata: la nave dell’esercito ha lasciato il porto, l’ospedale al Central Park è stato smantellato e, nella maggior parte dello stato le attività essenziali sono state riaperte. A New York si pensa che la ripresa decisiva avverrà tra la prima e la seconda settimana di giugno. Anche l’attenzione al distanziamento sociale  è molto diminuita: proprio in questi giorni, sono capitato, durante una delle mie passeggiate, a Williamsburg, nel quartiere degli ebrei ortodossi e le strade brulicavano di gente che certamente non manteneva la distanza di due metri consigliata dalle autorità. Alcune strade sono state chiuse al traffico per permettere ai pedoni di avere più spazio per camminare: si vedono circolare pochissimi taxi e  moltissime biciclette, tutti coloro che vendono o affittano bici, hanno fatto affari d’oro. È nuovamente  possibile fare la spesa on-line, attività essenziale e diffusissima, che nei giorni della massima crisi, era risultata impraticabile.

Il mio lavoro non è cambiato un granché, proseguiremo coi corsi online probabilmente anche all’inizio del semestre autunnale per poi probabilmente tornare “in presenza”. Le scuole elementari, medie e superiori, rimarranno chiuse fino al termine dell’anno scolastico.

Esiste, a questo proposito,  una forte pressione sul governatore affinché vi sia una riapertura nel nuovo anno. Qui la scuola, oltre ad assolvere al ruolo educativo, ha una forte valenza sociale, essendo  l’unico luogo sicuro  in cui i ragazzi possono restare  mentre i genitori lavorano. Per le classi più disagiate il pasto in mensa rappresenta l’unico della giornata.

Sono iniziate le prove per un ritorno ad una non ben definita normalità, anche se i casi  di contagio a New York rimangono ancora alti, per cui chi si sposta in altri stati partendo da qui, deve rispettare  14 giorni in quarantena. In tutti gli States sono state riaperte, in occasione del  Memorial Day Weeekend, le spiagge, anche a New York ma in modo limitato: non sono presenti i bagnini e non si può entrare in acqua. La vita ha ripreso a scorrere ma  il volto della città è cambiato. Ora i problemi sembrano non essere più il Covid ma le manifestazioni di protesta che ne sono derivate dopo l’uccisione di George Floyd: solo alcuni giorni fa  ho assistito dal sedicesimo piano in cui abito,  ad una barricata  che ha stazionato sotto casa mia ed ha bloccato  Manhattan Bridge.  ”

Una città sospesa tra le note della celeberrima “New York New York”  e le immagini del corto di Spike Lee che la racconta malinconica ma vitale, alla ricerca di una nuova dimensione, per tornare ad essere l’ombelico del mondo.

Antonella Ruo Redda

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