Castello di Magliano Alfieri

È sulla rivista mensile “Piemonteis ancheui” che – di volta in volta – leggiamo la storia dei castelli piemontesi tracciata da Beppe Lachello che ricerca avvenimenti, stili architettonici, ospiti illustri, presenze legate a innumerevoli famiglie nobili e attuali musei ( Cisterna, Castellar, Magliano Alfieri, Mombasiglio, Millesimo ).

Ma la rivista – che in copertina reca sempre un’importante opera d’arte – considera altresì i parchi e le chiese di Torino, poesie legate alla “Compania dij Brandé”, personaggi quali Gianduja o eventi piemontesi, spingendosi a pubblicare la piramide del Moncenisio “Temple de la Reconnaissance” oppure curiosità come “l’om ed la giassa” che portava, ancora negli Anni Quaranta del secolo scorso, i grandi parallelepipedi ghiacciati nelle case.

I castelli: di origine medievale per lo più ma anche neogotici, abbondano in Piemonte tanto che l’Atlante Castellano, per la sola provincia di Cuneo, annovera ben 221 edifici fortificati ( 1 ).

Fra i castelli figura in primis la residenza sabauda di Govone dominante il paesaggio fra Tanaro e Monferrato: qui trascorreva i periodi estivi la corte di Carlo Felice e di Maria Cristina di Borbone; successivamente, il duca di Genova, Ferdinando. Assai interessanti sono le sale cinesi, la decorazione del salone centrale a trompe l’oeil, le grandi statue.

Un gruppo di castelli si può ritrovare sfogliando il Theatrum Sabaudiae; Cortemilia ad esempio, in un foglio dominato dalla torre a pianta circolare, mura e architetture che fra il 1630 e il 1649 subiscono terribili danni da parte del Brissac o degli spagnoli.

A questa cittadina è legata la leggenda di “Nella di Cortemilia” che nasce nelle segrete del castello di Borgomale ove è imprigionata la madre, contessa Adelaide di Castino; per la bellissima Nella giunge finalmente il giorno degli sponsali ma – unitamente alla famiglia di contadini che l’aveva cresciuta – muore travolta dalle acque del torrente Bormida.

Un castello accogliente nelle sue linee neogotiche è quello di Busca ( detto del Roppolo ) legato al nome dei marchesi Massimo e Roberto Tapparelli d’Azeglio: ospita illustri personaggi quali la regina Margherita di Savoia, il re Umberto II, Alessandro Manzoni e Silvio Pellico.

Il castello di Cherasco “con le tor su doi canton e la merladura ghiblin-a” è costruito in mattoni ed è stato restaurato con la supervisione di un personaggio giunto di lontano, Alfredo d’Andrade.

Si tratta di una costruzione legata anticamente al cavalier Biagio Mentone del quale Emanuele Filiberto scrive:

Non solamente gradiamo la servitù sua, ma anco

lo giudichiamo degno di essere riconosciuto in

particolare da Noi delle sue fatiche. ( 2 )

Anche il nome di un beato si ritrova nei preziosi elenchi studiati da Lachello; considerando infatti il castello di Calosso – che era stato restaurato dai Roero di Cortanze, proprietari dal secolo XIV – l’autore cita la cappella dedicata al beato Alessandro Sauli che muore nel 1592 proprio fra le mura del castello, durante una visita al territorio.

Un altro castello è legato al nome di un beato, quello di Bruno che ospita il giovane Francesco Faà di Bruno, religioso che vive altresì nel castello di Benevello.

Rimanendo nella sfera dei personaggi particolarmente devoti è a Barolo che si ritrova la memoria di Giulia Colbert. Costruito nel secolo X° e rimaneggiato, il castello ospita la biblioteca storica ordinata da Silvio Pellico e il salone degli stemmi, doppi se riferiti a matrimoni avvenuti con il casato.

Concludiamo questi flash, citando il castello di Magliano Alfieri, legato al nome di Catalano

( + 1674 ) generale della fanteria sabauda che – accusato di tradimento – viene imprigionato nel palazzo Madama di Torino e condannato a morte. Nonostante Catalano sia stato riabilitato pare che un proverbio maglianese così suonasse:

Nosgnor ch’an  ten-a man da la losna, dal tron

e dal cont Catalan !

Il castello-palazzo domina dall’alto il corso del Tanaro, parimenti a Guarene: al di là delle acque, s’erge la torre di Barbaresco sulla quale s’accendevano i fuochi di gioia per salutare l’arrivo della corte sabauda a Govone.

 

  • “Atlante Castellano”, provincia di Torino e Cuneo, edito dall’Istituto Italiano dei Castelli con il cntributo della Regione Piemonte ( Celid 2007 – 2010 )

 

  • Biagio Mentone combatte al fianco di Emanuele Filiberto nella battaglia di San Quintino e nelle Fiandre.

 

Gian Giorgio Massara

 

 

Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre ( quando si dice il caso…) del 1952. Ha contribuito a fondare Cose Nostre, firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato anche collaboratore di presdtigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis”, seguendo per più di un decennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”. Attualmente è anche direttore responsabile di “0/15 Tennis Magazine”.

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