Il virus della polemica

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I morti diminuiscono, i guariti aumentano: il virus sembra allontanarsi. Il “focolaio” che, invece, non sembra volersi spegnere è quello sui gruppi Facebook del nostro paesello. La polemica imperversa quotidianamente e nessun uomo dotato di istinto di sopravvivenza desidererebbe trovarsi al posto degli amministratori di questi gruppi. Basta un niente per scatenare una guerra civile, che però non ha né vincitori né vinti, dato che nessuno cambia di una virgola le proprie opinioni. E, salvo rare eccezioni, chi meno sa, più commenta. Basta un qualunque post, una polemica su qualunque cosa, per scatenare una rivoluzione. Tra i pezzi clou che possiamo ammirare nella collezione di post “casus belli” vi è l’olio su tela di piazza Boschiassi ad inizio fase 2: piena di gente con e senza mascherina. Tra i mancati sceriffi (o proto-assistenti-civici, come dovremmo dire ora) che augurano a tutti il contagio e i neo-rivoluzionari liberali che se ne fregano di qualunque DPCM, le posizioni intermedie e ragionevoli non possono che soccombere. Risultato finale? I moderati, stufi di perdere il proprio tempo a scrivere commenti di dieci righe, che tanto non verranno mai letti da nessuno, dato che su Facebook si commenta senza leggere quello che scrivono gli altri, abbandonano il terreno di battaglia, lasciando gli estremisti ad insultarsi fino a che qualche amministratore di buon cuore non blocca i commenti sotto al post. Per non parlare della questione delle mascherine della Regione Piemonte, distribuite con il supporto della Protezione Civile e del Comune, grazie a cui qualche decina di casellesi ha trovato di che impiegare le proprie giornate. Non si tratta nemmeno di un affare a sfondo politico, dato che la Regione è di centrodestra, il Comune è di centrosinistra e la Protezione Civile è super partes. È spesso stato un lamentarsi fine a sé stesso, concretizzatosi attraverso messaggi del genere “in via Bona sono arrivate” seguiti da una decina di inutili “in via Audello no”, “via Gandhi ancora niente”, “da me nulla” e qualche invettiva di dubbio gusto. Valore aggiunto zero, soprattutto se teniamo presente che la struttura pubblica, nonostante le indubbie criticità, ce la sta mettendo tutta. Anche i pacchi alimentari, lodevole azione portata avanti dal Comune, dalla Protezione Civile, dalla Croce Rossa e da numerose altre realtà del nostro territorio, si sono rivelati una fonte di polemica. Insomma, ironicamente potremmo dire che si è sparato anche sulla Croce Rossa. Distribuendo svariate decine di tonnellate di generi alimentari può capitare che sfugga una mela bacata o qualche verdura un po’ bruttina, ma sono errori che possono accadere. E questi tre non sono che alcuni dei numerosi esempi della polemica efferata e incondizionata che anche qui, nella nostra modesta comunità casellese, si è impadronita dei social, distorcendone l’utilizzo e convertendoli di volta in volta a ring o tribunale. Se la pandemia andasse avanti ancora qualche mese, tutti i cittadini che non hanno voglia di farsi venire il sangue amaro a leggere polemiche su polemiche uscirebbero dai gruppi social, o quantomeno li silenzierebbero a lungo. Questa pandemia, forse, non ci ha reso così migliori, come qualcuno si aspettava. Per concludere, tutti noi crediamo nella libertà di pensiero, di parola e di espressione, tutti noi siamo contro alla censura, ma in certi casi sarebbe da augurarsi che un po’ di (auto)censura la facessero gli autori stessi di determinati contenuti, domandandosi prima di postarli quale sia l’utilità pubblica delle loro parole.

Andrea Borello

 

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