Nell’articolo “Passaggi dimensionali” pubblicato su “Cose Nostre” avevamo citato un autore di cui intendiamo ora occuparci in maniera più approfondita: la sua opera permanente “Disarticolare un cerchio” accoglie i visitatori all’ingresso della GAM di Torino.

 

Riccardo Cordero (Alba, 1942) fu allievo, presso l’Accademia Albertina, sia di Sandro Cherchi (artista, fra i fondatori del movimento “Corrente”, che nel 1948 acquisì la cattedra di scultura) sia di Franco Garelli (medico, docente di anatomia artistica e celebrato scultore che utilizzò per le proprie opere ritagli di lamiere, materiali metallici e sintetici di recupero, tela e legno).

 

Cordero è stato poi titolare della “Scuola di Scultura” dell’Accademia ed oggi presiede l’Associazione Piemontese Arte-APA, il cui Consiglio Direttivo sceglie i nuovi soci, dei quali sono previste a breve due mostre (Bene Vagienna e Lequio Tanaro) a cura di Gian Giorgio Massara ed Angelo Mistrangelo.

 

La conoscenza dell’utilizzo dello spazio da parte di autori quali il futurista Umberto Boccioni, Umberto Milani (commistione fra figurativo ed astrattismo) oppure Lucio Fontana, il fascino delle idee di Michel Tapiè (teorico e promotore dell’ ”art autre”) e, successivamente, la seduzione delle costruzioni del Barocco piemontese nonché la riflessione sugli ideogrammi accompagnano l’evoluzione artistica di Cordero. La ricerca dello scultore parte dalle sperimentazioni degli anni Sessanta -tanto quelle figurative quanto le composizioni astratte di materiali eterogenei- e procede attraverso il rapporto fra la figura e l’informale, dunque prosegue nella direzione di una progressiva precisione geometrica e della complessificazione, mentre l’autore crea opere di dimensioni via via maggiori.

 

Fondamentale è infatti per Cordero il legame fra l’opera e l’ambiente in cui essa s’inserisce. La successione di archi di circonferenza e di linee spezzate conquista lo spazio aprendosi in ogni direzione, talvolta si dipana, talaltra si estroflette, varia repentinamente l’andamento e disorienta l’occhio che percorre le superfici metalliche.  In alcuni casi la finitura opaca impone una voluminosa presenza, in altri la satinatura dell’acciaio (“Asteroide”-2017) riverbera la luce che proviene dal cielo ed i colori del suolo.

 

Le “Meteore” evocano l’equilibrio dei meccanismi cardanici, paiono scandire il tempo come ingranaggi di un orologio cosmico.

 

L’espansione centrifuga delle linee (“Punto vitale”-2000, “Spina reale”-2001) esprime la tensione verso l’infinito di strutture apparentemente flessibili protese, mentre costruzioni quali “Chakra” (Piazza Galimberti -Torino- e Wuhu -Cina- 2005) invitano il visitatore ad attraversarle.

 

Finanche nelle grandi opere realizzate con la carta viene conservata la personale poetica, esaltata anzi dal candore di pure forme.

 

La capacità tecnica e la possanza comunicativa hanno permesso a Cordero di essere apprezzato quale artista internazionale sia da numerose Gallerie ed Istituzioni (tra cui la Galleria La Bussola, la Sala Bolaffi, il Museo dell’automobile di Torino, l’Istituto Italiano di Cultura a Monaco di Baviera, quindi da Spagna, Uruguay, Argentina, Brasile) sia in occasione di prestigiosi eventi, tra cui la Biennale di Venezia.

 

Creazioni dell’autore impreziosiscono spazi pubblici a Roma, Shangai ed a Taiwan.

 

Nel 2017 è stata trafugata purtroppo l’opera “Rotazione coordinata” (1993) installata nel parco della Pellerina a Torino.

 

Seppur disapprovando profondamente l’atto, ci piace pensare che chi ha sottratto l’opera l’abbia fatto per amore dell’arte.

Maggio 2020

 

 

 

 

 

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Riccardo Cordero

 

“Bozzetto per Meteorite”

 

2008

 

bronzo

 

 

 

 

 

 

 

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