La notizia circa la ricerca di “centomila euro per aiutare don Claudio” riferiti ad un “debito della parrocchia per l’oratorio”, data da alcuni media, non poteva non suscitare trambusto in città.

Le stesse notizie hanno anche riferito di una “sorta di comitato promotore per la raccolta di fondi”.

Questi fatti riguardano tutti noi casellesi e  da molto vicino. Direttamente o indirettamente nel tempo abbiamo avuto modo di beneficiare dei servizi resi dall’oratorio, con tutte le sue attività, ludiche e di intrattenimento.

Attività oggi sospese purtroppo per le enormi difficoltà legate al rispetto delle norme anti contagio Covid19.

Abbiamo così interessato il nostro parroco chiedendogli alcune precisazioni proprio relative alla diffusione di queste notizie.

Dobbiamo subito dire con quanta serenità e pacatezza Don Claudio abbia accondisceso e ben accettato la nostra intervista, felice di poter riferire direttamente attraverso  “ Cose Nostre ” di un episodio che egli stesso avrebbe rivelato non certo con notizie “scoop”, ancorché non espressamente autorizzate.

  • Dunque Don Claudio, ci vuoi raccontare la vicenda? –

 

“ Apro una breve e doverosa parentesi per chiarire questa situazione.

Una coppia di ex-parrocchiani, non di Caselle, aveva perso una figlia sedicenne travolta da una macchina. Mentre eseguivamo i lavori di restauro in S. Maria si erano presentati i genitori e mi avevano lasciato una trentina di milioni per i lavori in memoria della figlia che avevo conosciuto e seguito per diversi anni.  Circa tre anni dopo viene a mancare anche il papà. La mamma, dopo tre mesi, viene a trovarmi e mi propone un sostanzioso contributo per sostenere un progetto parrocchiale. Le ho presentato quello dell’educatore. Lei lo ha accolto volentieri, pensando che sua figlia era cresciuta proprio in oratorio.

Promette un cospicuo lascito ottenuto dalla prossima vendita di una casa  in ri

viera: metà del ricavato lo avrebbe lasciato subito per questo progetto.

Purtroppo questa mamma è venuta a mancare, quasi improvvisamente, non avendo ancora lasciato nulla di scritto, gli eredi si sono rifiutati di corrispondere quanto promesso dalla parente. E così ci siamo trovati con un notevole  debito nei confronti della Cooperativa ET, con la quale siamo  in ottimi rapporti: ci tengo a precisarlo, tanto che continuiamo a collaborare con Andrea, l’educatore

che negli ultimi tempi s’è fatto carico delle attività del nostro centro parrocchiale.

Ci stiamo ora muovendo nel tentativo di coinvolgere tutta la comunità, cercando di far capire l’importanza di un buon funzionamento dell’oratorio per la vita della comunità stessa.”

 

  • Abbiamo saputo che esiste l’interesse di un certo numero di persone cui è stata inviata una lettera nella quale viene espressa la difficoltà di fare fronte al pagamento di cui parliamo. Ci puoi dire come intendi ora sensibilizzare, per ricevere dei contributi per poter avviare concretamente una raccolta e ridare vita ad un progetto esteso che rimetta in corsa un centro fondamentale per la crescita dei nostri ragazzi? –

“ Il progetto, semplice, era quello di iniziare a sensibilizzare prima un certo gruppo di persone, per passare poi a spiegare e motivare l’intervento di tutta la comunità, di tutti coloro che si sentono interessati, a titolo diverso,  per l’oratorio. Questo sarebbe avvenuto in un secondo tempo, verso settembre, per procedere gradualmente, per non creare confusione. Purtroppo le cose non sono andate così, e non per volontà mia

.

Non è che si sia aperto un nuovo conto corrente, ma si vuole solo utilizzare quello che è l’IBAN della Cooperativa ET, per poter fare direttamente, e non attraverso la parrocchia se è possibile, i versamenti a favore del progetto, anche perché seguendo questa strada le donazioni sono deducibili fiscalmente.

Mi auguro che molti si sentano coinvolti a favore dell’oratorio, non solo in questi momenti non proprio facili (ma non perdiamo mai di vista la provvidenza!); ma nell’impegno di seguire l’oratorio nelle sue attività, nelle/sue iniziative perché diventi sempre più un laboratorio di formazione e di incontro e non un “museo”

Se siamo arrivati a dover affrontare questa situazione di debito non è per superficialità nel risolvere i problemi: sono certe circostanze della vita che ci hanno portati.

E chissà che queste circostanze, non cercate e non volute, non aiutino tutti noi (il sottoscritto per primo) a rivedere e rispondere con maggior interesse e costanza all’impegno per l’oratorio.”

 

Senza ombra di dubbio “Cose Nostre” è fortemente vicina al suo parroco che opera qui con noi da trentacinque anni, che è sacerdote da cinquanta e che ha sempre e solo apportato migliorie ai locali delle due chiese ed ha portato tanta tanta serenità e fiducia nelle sua opera pastorale a famiglie, a ragazzi e ragazze, a tutti i giovani che sono passati per l’oratorio.

Come  lui che ci ha sempre insegnato, non mettiamo li

miti alla provvidenza: insieme, ce la faremo.

 

 

Mauro Giordano

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