Abbiamo oltrepassato il giro di boa di questo 2020, e adesso navighiamo verso il 31 Dicembre sperando, pregando, implorando e facendo scongiuri, in questa tempesta che siamo costretti ad affrontare, col timore di accendere la tele e sentire dal notiziario che tra una bomba d’acqua, il clima torrido e pericoloso, il traffico da bollino rosso e nero, la recessione, le guerre civili e incivili, la petroliera che si spezza come un grissino uccidendo un intero ecosistema, e l’onnipresente Covid, si annunci pure un meteorite di proporzioni che nemmeno nel film Armageddon, perché non vedo cosa altro possa capitare da qui alla fine; naturalmente non c’è scampo: alla tele o ti becchi le repliche, o ti prendi le notizie con annesse gocce di tranquillante.

Purtroppo per ora vediamo solo repliche, sbandierate come un qualcosa di irrinunciabile e atteso da tempo, imperdibile; prendiamo le fiction: sicuramente ben fatte, ma sinceramente non ne posso più del “Giovane Montalbano”, di “Don Matteo”, dei “Cesaroni”, di “Che Dio ci Aiuti”, della deludente “Sorelle”: dai, basta!

Adesso è arrivato anche il meglio de “I migliori anni”, il meglio di Crozza, degli spettacoli di Gigi D’Alessio, e chissà di cos’altro prima del nuovo palinsesto di Settembre le cui colonne portanti saranno ancora  “Ballando con le Stelle”

e “Tale e Quale Show”…. Mamma mia!

Prendiamola così, non possiamo farne un dramma, anche perché digitando il canale 48 ti parte Rai News e sprofondi nella disperazione.

Tra le repliche non poteva ovviamente mancare l’ennesima figuraccia di una Juventus che ormai arranca senza forze, delusa e deludente.  Colgo l’occasione per ricordare ciò che scrissi mesi fa: la nuova maglia, quella inguardabile, porterà sfiga, particolarmente in Champions!

Dicevo, tra le repliche, l’andamento ormai monotono della squadra bianconera è un qualcosa che dura da troppi anni, ormai non la guarda più nessuno, tutto

scontato, anche i commenti in casa Agnelli, e vedere quelle maglie non più bianconere in uno stadio senza pubblico, incassare l’ennesima eliminazione, è mortificante quanto macchiarsi di sugo la camicia: devi tenerla su, e si vede.

Il rosso si vede bene. Purtroppo non si vede quello della Ferrari che, in replica anche quest’anno, ha mandato in onda un campionato inguardabile. Se ci fate caso le performance dei gran premi sono appena accennate nei notiziari della domenica sera, tanto cosa ci sarebbe da dire? Forse la soluzione sarebbe cambiare quelle macchine: oggi ci sono forti sconti e grossi incentivi sul mercato dell’auto.

Anche i “furbetti” sono una replica, a volte del quartiere, altre della bollatrice, altre ancora del cartellino e adesso si sono palesati quelli del bonus Covid, cioè politici, parlamentari, assessori e consiglieri che probabilmente spariranno posatosi il polverone e magari si ripresenteranno in altri partiti, e chiederanno il voto, la fiducia degli Italiani, cambiando casacca. Naturalmente la colpa non è loro, dicono, ma della legge malfatta nelle cui pieghe e lacci si sono ritrovati impigliati a chiedere ed ottenere un q

ualcosa che la morale avrebbe dovuto impedire loro, insomma non hanno saputo trattenersi.  Anche questa purtroppo è una replica, vergognosa, e sicuramente peggio di “Non dirlo al mio capo”, che almeno ha nel cast una Vanesssa Incontrada bella e simpatica.

Ed è arrivata la replica dei negazionisti, che col passare del tempo hanno solo l’imbarazzo della scelta su cosa negare sia realmente avvenuto o stia accadendo: dall’ Olocausto alle Torri Gemelle, dall’ Uomo sulla Luna alla Terra piatta, ed oggi senza freni a negare l’esistenza di un virus. Anche questi ritornano, con una fantasia ed una visione da fare invidia a George Orwell.

Abbiamo ancora assistito alla replica di quanto e come gli Stati che compongono l’ Unione Europea, vadano sempre e comunque per proprio conto, in particolar modo nel pieno di questa pandemia con decisioni quantomeno sconcertanti.

A pensarci bene, è tutto un già visto, un qualcosa che si ripete, che ritorna magari con una regia ed una sceneggiature rivista e corretta, ma prevedibile, a tratti banale, come accade spesso nei nostri comportamenti, in particolare quelli

“alla faccia del Covid”, replicati all’infinito anche se sbagliati.

 

 

Luciano Simonetti

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Luciano Simonetti
Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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