Nel mese di agosto appena trascorso i riflettori dell’attenzione mediatica nazionale si sono accesi due volte su Genova. La prima volta, lunedì 3 agosto, per la cerimonia di inaugurazione del ponte ricostruito. La seconda, il 14 agosto, per il triste secondo anniversario del crollo del Ponte Morandi.

Giusto pertanto lasciare lo spazio di questo mese di questa rubrica, dedicata ai giornali di pro loco, al giornale nato in una pro loco che con la valle del Polcevera e con il suo ponte è addirittura confinante.

Il Corniglianese è il nome della testata, che esce, come la nostra, con cadenza mensile, edita dalla Pro Loco di Cornigliano. Un bel giornale, che racconta con passione la vita di questo quartiere di Genova e che come GEPLI seguiamo con attenzione fin dal suo primo numero, uscito otto anni fa.

Dal numero di luglio/agosto del Corniglianese, che gli amici di Genova ci hanno cortesemente trasmesso (e di cui vedete qui sotto la pagina di copertina), il pezzo a pagina due del direttore del giornale Enrico Cirone, a commento dell’inaugurazione del Ponte Genova San Giorgio.

 

 

 

 

Uno sguardo dal ponte

Se sul Giornalino di Marte avessi scritto di un Paese lontano in cui crollano i ponti perché l’incapacità umana ha superato i limiti della dignità, voi, abitanti di Marte e lettori del mio giornale, avreste subito immaginato che quel paese lontano non poteva che essere l’Italia. Proprio per quel po’ di notizie che, ogni tanto, giungono dalla lontanissima Terra.

Al tempo stesso, abitanti di Marte e lettori del mio giornalino, se vi avessi raccontato che in un Paese lontano, un eccellente gruppo di persone ha progettato e costruito a tempo di record un ponte che dopo soli 15 mesi ha legato la valle, i cuori, i sentimenti di una grande città, avreste subito pensato che quelle cose non possono certo capitare in quel Paese lontano che si chiama (sempre) Italia.

Torniamo sulla Terra, nella seconda pagina del Corniglianese, per dirci che è invece tutto vero, tutto quello che abbiamo vissuto e visto in questi due anni: un duello continuo fra contraddizioni mortali e affermazioni clamorose.

Quello che abbiamo passato in questi due anni è stato terribile e doloroso e solo noi, genovesi, liguri, lo porteremo sempre dentro ben sapendo che quando narreremo ad altri italiani ciò che è accaduto in questi due anni, saremo capiti, sì, ma mai compresi del tutto.

Ed è per un segno del destino, che abbiamo voluto cogliere al volo, che abbiamo atteso la cerimonia dell’inaugurazione del ponte Genova San Giorgio per tornare in edicola con il nostro giornale mensile.

Il giornale cartaceo, da sfogliare, da centellinare perché contiene il mese di luglio e di agosto e dovrete aspettare settembre per il prossimo numero.

Un importante momento per tutti noi della redazione, dopo il lockdown che, di fatto, ci ha costretti a lavorare da casa, e dopo la scomparsa, legittima, di tanti sponsor che hanno dovuto fare i conti con la crisi economica.

La Pro Loco di Cornigliano non si è mai fermata (Riccardo, Alfonso, Mimmo… mi viene in mente la brace sotto la cenere) e dopo un enorme lavoro di ricucitura è riuscita a riprendere e a riportare tanti inserzionisti che, superato il momento di enormi incertezze, sono ritornati a credere e ad investire nel nostro mensile.

Già questa e la prossima pagina, e altre ancora, le vedrete in bianco e nero, diversamente da tutti i numeri del Corniglianese che si sono succeduti dall’aprile del 2012 ad oggi.

È un’esigenza che dobbiamo rispettare, spero per non molto ancora, per far quadrare i conti con la tipografia.

Non è stato un cambiamento da poco.

Anche se la stampa in bianco e nero è certo accattivante, il cambiamento costringe a trovare nuovi equilibri all’interno del giornale. Quindi, da questo numero inizia una nuova ricerca (che vede coinvolto soprattutto Salvatore, mio braccio destro e sinistro) che ci porterà ad approfondire la grafica del nuovo format.

Ne approfitto per ricordare al lettore e all’inserzionista che la divisione delle pagine fra bianco e nero e colore, non è una nostra scelta, ma una direttiva della tipografia che ci ha sempre servito con grande professionalità.

Ritorniamo al ponte e all’ultimo evento che noi tutti ricorderemo per quel particolare che un giorno ognuno di noi racconterà certo al figlio o al nipote o al vicino di sdraio al mare. Racconteremo certamente quando in cielo, in quel tardo pomeriggio dell’inaugurazione, in cielo comparve l’arcobaleno.

Se fosse stato il finale di un film avremmo pensato a una romanticheria di chissà quale sceneggiatore, un’esagerazione registica per mandare a casa lo spettatore felice e contento.

E invece l’arcobaleno è comparso veramente.

Dal cinema al teatro. In conclusione, non posso non ricordare l’opera teatrale Uno sguardo dal ponte, un dramma “sociale” di Arthur Miller, che nasce come atto unico nel 1955 e va in scena l’anno successivo, a Londra, con la regia di un giovane Peter Brook. Ambientato nella comunità di immigrati il capolavoro di Miller concentra una serie di temi incandescenti e ancora attualissimi: le contraddizioni di una grande città di mare con il porto, New York, e il sogno americano. Un sogno da accarezzare al di là del ponte, sotto un cielo di stelle misto ad un mare dove si naufraga in una voglia di tenerezza.

Il ponte era quello di Brooklyn.

Oggi dal nostro ponte guardiamo il futuro.

 

                                                                                                                                                          Enrico Cirone – direttore de Il Corniglianese

 

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.