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Una vacanza da ricordare

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Normalmente tra marzo e aprile si incomincia a progettare la vacanza quella con la V maiuscola. Mare? Montagna? Lago? Italia? Estero? Quando? Quanto?

In questo strambo anno “ventiventi”, credo per molti, il busillis è stato: “Vacanze?…No.. Sì…Forse…Boh!”

In effetti leggendo le news, dopo i primi rientri, la voglia di uscire dalla tana si faceva sempre più flebile. Perciò niente valigie aperte in camera, nessun “pizzicorino” da partenza imminente. Solo rassegnazione.

Poi ha avuto la meglio la voglia di provare ad evadere con le dovute precauzioni, per cercare di esorcizzare un autunno-inverno che si prospetta per niente facile. Naturalmente restando nel territorio nazionale.

Così una mattina di fine agosto, con una settimana a disposizione, all’alba il camper è stato caricato alla bell’e meglio, il motore acceso e via verso il Centro Italia, tralasciando spiagge e città d’arte troppo affollate.

Il viaggio aveva un canovaccio iniziale, ma il bello è stato costruirlo in itinere.

Proprio su questa pagina avevo dato alcune informazioni sul “Cammino delle Terre mutate”, nei luoghi sfregiati dal terremoto del 2016, così Amatrice è stata la prima tappa.

 Viaggio lungo ma tranquillo con poco traffico dopo lo snodo di Bologna; perciò tempi rispettati, se non che un imprevisto ci obbliga ad una deviazione che ci vede imboccare il Parco Nazionale dei Monti Sibillini: curve e controcurve tra sconfinati boschi profumati e incontaminati che mai e poi mai avremmo immaginato di attraversare. Questo è il bello del viaggio senza prenotazioni e con la “casetta” appresso, comme les escargots…, come le chiocciole.

Dopo un’ennesima curva ed uno scollinamento le “Terre mutate” ci appaiono in tutta la loro desolazione: Arquata del Tronto, Accumoli continuano a non esistere e le macerie sono talmente tante che il lavoro di ricostruzione sembra titanico, sovrannaturale.

In silenzio raggiungiamo Amatrice sul calare della sera. Anche se è il paese che ha portato via più macerie in assoluto, rimangono monconi di muro e di facciate, ma la voglia di riportarla in vita si respira.

I Monti della Laga che le fanno da cornice sono bellissimi ed imponenti. e l’aria si rinfresca subito al tramonto promettendo una notte di sonno senza rumori salvo la ninna nanna dei grilli.

Solo al risveglio focalizziamo che siamo ad Amatrice proprio nel quarto anniversario del sisma; molte le persone che sono tornate a ricordare i loro cari scomparsi o a rivedere da lontano la casa ancora lesionata o quel che ne resta. Nonostante le mascherine diligentemente indossate, leggi negli occhi la tristezza e la malinconia per ciò che fu e non sarà più.

 Tanti anche coloro che come noi desiderano portare un piccolo contributo al ritorno alla vita di queste terre. Cosa di meglio se non assaggiare un buon piatto di pasta all’amatriciana? Ottimo ed abbondante!

Con gli ingredienti per riproporre il piatto simbolo di questo paese a casa, riprendiamo il viaggio alla volta de L’Aquila, che avevamo visitato pochi mesi prima del sisma del 2009 e che si presenta ai nostri occhi con  uno skyline di gru.

Vero è che sono trascorsi 11 anni, ma abbiamo trovato la città che ci ricordavamo. La Basilica di Collemaggio perfettamente ricostruita, così come è tornato a vivere praticamente tutto il centro storico; il lavoro di ristrutturazione ora interessa i quartieri periferici e sarà ancora lungo.

 

Campo Imperatore, nel Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, a 44 km da L’Aquila ci accoglie con nuvoloni bassi e scuri, che aggiungono fascino a questo altopiano immenso a tratti lunare. La strada si inerpica rapidamente per poi snodarsi tra greggi di pecore, mandrie di mucche dalle grandi corna, laghetti e declivi ricoperti da erba secca e gialla. Raggiungiamo il piazzale a quota 2138 dove si trova l’Osservatorio astronomico e l’hotel, ora in stato d’abbandono, che vide prigioniero Mussolini in quel lontano 28 agosto 1943 e lì mangiamo con gusto il più buon panino mai assaggiato, consigliato dal “porchettaro” degno del miglior cabaret: porchetta croccante “ pepe e sale”, e solo olio e rosmarino a condirla,  con cicorietta selvatica e patate a mo’ di contorno! Provare per credere.

Prua verso nord. Umbria. Cascata delle Marmore in provincia di Terni.

È una cascata a flusso controllato, formata dal fiume Velino, ed è tra le più alte d’Europa con un dislivello di 165 mt suddiviso in tre salti. In estate il flusso è continuo dalle 9.30 alle 22.

L’avevamo solo studiata sui libri di scuola e la voglia di vederla con i nostri occhi era tanta.

Posizionato il camper sul Belvedere superiore discendiamo il  dislivello, guardando negli occhi la fatica di coloro che hanno deciso di risalire i 165mt a piedi. Noi prudentemente abbiamo in tasca i biglietti della navetta per il ritorno…

Lo spettacolo è da mozzafiato! Frescura e profumo di bosco ci accompagnano fino al fondo delle cascate dove ci asciugano in un batter d’occhio i 40° all’ombra. Come preventivato il bus navetta ci riporta comodamente seduti al fresco fino al  camper. Da evidenziare il rispetto delle norme di sicurezza da parte di tutti i presenti, italiani e stranieri: mascherine e coda ordinata in attesa del proprio turno.

Prossima tappa:  Montefalco patria del Sagrantino, vino rosso di grande valore.

Ci accolgono le tipiche colline umbre, coltivate a ulivi e viti. Il caldo è opprimente: 42° segna il termometro sul cruscotto. Pazienza…abbiamo scelto la settimana più calda dell’anno.

Lungo il tragitto torniamo a passeggiare alle Fonti del Clitunno sulla via Flaminia, limpido specchio d’acqua alimentato da sorgenti sotterranee che sgorgano da fenditure della roccia e che anticamente formavano un fiume navigabile fino a Roma.  Ispirarono fin dall’antichità poeti e scrittori come Plinio il Giovane, Virgilio, Byron e a cui Giosuè Carducci dedicò una celebre ode.

 Breve sosta a Trevi, la  “città chiocciola”, cosiddetta perché si avvita su se stessa come il guscio di una chiocciola appunto, nonché capitale dell’olio.

Su suggerimento di Gianpiero e Daniela Barra, poi, ci spingiamo fino a Rasiglia, nella Valle del Menotre, incantevole borgo in provincia di Perugia. Conosciuta come “Borgo dei ruscelli” per via dei corsi d’acqua cristallina che la attraversano; basava la sua economia su opifici e mulini attivati dalla forza idrica.

 Se un minuscolo borgo riesce ad attirare così tanti turisti, ci chiediamo cosa potrebbe essere Caselle ripristinando canali e rue che le appartenevano…

La sera ci vede a Spello, sempre in provincia di Perugia, una meraviglia da scoprire con lentezza, perdendosi tra i suoi vicoli e le sue stradine lastricate. È famosa per le “infiorate” che si svolgono in occasione del Corpus Domini e che riempiono la cittadina di meravigliosi tappeti floreali. Buonissima e delicata anche l’Acqua di Spello, prodotti di profumeria e cosmetica a base di fiori e olio di oliva.

La settimana volge al termine; ci attende Assisi con una splendida sosta camper ai suoi piedi, che la sera ci permette di godere dello spettacolo indescrivibile di una Assisi illuminata come un grande presepe.

Che dire… Assisi la conoscono tutti. La città di San Francesco, il Patrono d’Italia, il Santo poverello.

Anche qui il terremoto ha fatto sentire i suoi artigli nel 1997, facendo crollare parte degli affreschi e delle volte della Basilica superiore. Purtroppo il crollo provocò ben quattro vittime ed i danni furono ingenti, gli affreschi di Cimabue e di un probabile giovane Giotto furono sbriciolati in oltre 300.000 piccoli frammenti. Ma solo dopo due anni dal crollo la Basilica riaprì al pubblico; fu una vera gara di solidarietà che coinvolse tecnici, esperti e molti volontari giunti da tutta Italia.

Siamo tornati a godere dello splendore di quelle opere. Ci siamo seduti nel banco ed abbiamo riempito i nostri occhi con quelle immagini nel silenzio che regna in un luogo di culto.

Per gustare appieno una città d’arte, però, credo che occorra gironzolare per le viuzze meno frequentate dove si incontra chi ci vive veramente e  per intrufolarsi in piccoli inattesi negozietti artigiani. Così abbiamo fatto sulla via del ritorno; con lentezza abbiamo disceso la “Mattonata” che, fuori dalle mura della città, ci ha riportato al camper in un tramonto di fine estate.

La strada Mattonata di Assisi unisce la città alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e costituisce storicamente il percorso primario degli itinerari francescani. Su un tracciato di origine romana collegava, già al tempo di San Francesco, Assisi con la piccola cappella della Porziuncola, una delle prime chiese che Francesco ed i suoi compagni restaurarono, ai piedi della collina. Proprio lì il 3 ottobre 1226 Francesco muore a soli 44 anni assistito dai suoi amici più stretti. Appena  due anni dopo Papa Gregorio IX lo dichiara Santo.  Questa piccola chiesetta diventa mèta di pellegrinaggi e di culto profondo, per questo è stata inglobata dalla grande basilica fatta erigere da papa San Pio V a partire dal 1569  con lo scopo di proteggerla dal degrado e fa sorridere vedere quanto piccola e povera fosse veramente.

Settimana d’aria terminata.

 Si rientra a casa, ma prima ci aspetta ancora una sosta a Solomeo, frazione del comune di Corciano. Borgo medioevale in prossimità della strada che collegava, forse già in epoca romana, Perugia a Castiglion del Lago, sul Lago Trasimeno, e a Chiusi. Nel 1985 l’imprenditore Brunello Cuccinelli decise di riunire lì gli aspetti simbolici della sua vita, facendone la sua “città ideale” dove bellezza e cultura convivono e sono appannaggio di tutti.

 L’attività aziendale ora è a valle e gli antichi ambienti medioevali accolgono le aule della Scuola di Arti e Mestieri nata nel 2013.

È un borgo talmente bello da sembrare finto, ma c’è da rimarcare che è un’area dedicata alla cultura, all’arte, alla tradizione, alla vita felice. Merita una visita.

Nel raccontarvi questo breve viaggio la mia intenzione era di mettervi a conoscenza di luoghi non troppo lontani (780 km in totale) che uniscono mète prestigiose, come Assisi, con  borghi poco conosciuti ma altrettanto affascinanti. Prendetelo come un passa parola, per suscitare la vostra curiosità e creare l’occasione per una nuova fujtina di qualche giorno.

“ E le sagre?” vi chiederete…

Al momento mi è difficile darvi indicazioni, come potete immaginare.

Quasi tutti gli appuntamenti del periodo sono stati sospesi o  contingentati o ancora in via di elaborazione.

Eh sì, l’anno “ventiventi” sarà da ricordare!

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