“ Annuccia, Lucia e anche tu Carmine, forza venite giù. Si fa tardi. Lo sapete oggi arriva la nostra amica Giovanna dalla città con suo marito.”

Domenica sollecitava le sue amiche e suo marito a venire giù, bisognava preparare il cortile che stava davanti alle loro case. Abitavano in una frazione che conservava l’antico aspetto contadino che aveva sempre avuto. Un suggestivo luogo appartato.

L’arrivo di Giovanna, la loro amica d’infanzia nella bella stagione, era una consuetudine che durava da anni. Giovanna viveva in città poiché aveva sposato un influente professionista, anche lui nativo del luogo, titolare di un importante studio di architettura.

Anche Giovanna e suo marito, l’architetto De Rossi, anelavano a tornare nel paesello dove avevano lasciato il loro cuore. Nonostante la loro appartenenza alla buona società avevano conservato le tradizioni della loro origine. Non avevano mai voluto vendere la casa avita.

Il gruppetto si dette da fare per pulire e riordinare. Prepararono delle bibite fresche fatte con la frutta del borgo e misero su la caffettiera, già pronta sul fornello.

Dopo un po’ di attesa ecco spuntare in fondo alla strada l’inconfondibile sagoma dell’auto dei De Rossi: una Lancia d’annata. L’architetto era amante delle auto storiche. Soprattutto Lancia.

Non appena l’auto si fermò subito cominciarono i gioiosi saluti fatti di abbracci e baci e pacche sulle spalle da parte degli uomini.

Si sedettero all’ombra per rinfrescarsi e bere una bella bibita fresca. Giovanna disse:” Domani ci raggiunge Elisa con il suo compagno. Non veniva più da molto a motivo dello studio e lavoro.

Quest’anno ha espresso il desiderio di rivedervi. Qui ha vissuto meravigliosi giorni della sua infanzia”.

Elisa, la figlia dei De Rossi, oramai era una brillante donna di trent’anni. Aveva studiato in prestigiose università. Ora era ricercatrice biologa e lavorava a Londra in un’importante azienda.

Alla notizia Domenica e le sue amiche furono prese da una grande eccitazione e felicità: “ Viene Elisa la nostra cocca, che bello!”

Il giorno dopo, verso mezzogiorno, videro apparire all’orizzonte un’auto: era quella di Elisa.

Dall’auto scese una splendida donna: Elisa. Com’era cambiata… Quanti abbracci e baci. Le donne se la coccolavano.

Intanto dall’auto era sceso anche il compagno di Elisa: un giovane uomo alto, robusto, bello. Sfoggiava una splendida parata di denti bianchissimi e un colore della pelle…scuro. Nero. Era un figlio dell’Africa.

Le donne rimasero a bocca aperta, non sapevano che dire.

Fu Giovanna, la mamma di Elisa, a rompere il ghiaccio:” Lui è Osimhee,  il compagno di Elisa. È laureato anche lui in biologia e lavora nella stessa azienda di nostra figlia.”

Osimhee per nulla imbarazzato disse in perfetto italiano disse: “Buongiorno. Elisa mi ha molto parlato di voi. Allora abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno qui. Sono felice di fare la vostra conoscenza.”

“ Siamo onorati di conoscerti, disse Lucia la più giovane e spigliata del gruppo, sei il benvenuto.”

Elisa riprese:” Osimhee proviene dalla Nigeria, la sua è una famiglia benestante. I suoi sono possidenti terrieri. È stato fortunato a nascere nella sua famiglia.”

Annuccia che era la più sfacciata disse” Sei venuto in Italia su un barcone, come si vede in televisione?”

Osimhee proruppe in una bella risata :” No, io sono venuto con l’aereo, con un regolare permesso per studiare. Poi mi sono trasferito a Londra per lavorare e fare esperienza. Fortunatamente era la stessa azienda dove lavorava Elisa. E lì che l’ho conosciuta.”

“ E allora chi sono quelli che arrivano sui barconi?  – disse Carmine – Certi dicono che sono tutti delinquenti e invasori.”

“ Sì, lo so: restiamo qui alcuni giorni. Possiamo parlarne”  propose il giovane .

De Rossi intervenne e disse: ” Osimhee è uno in gamba e motivato, conosce bene la materia. Domani vi spiegherà. Ora andiamo a pranzo e riposare. Nel pomeriggio sistemeremo i bagagli.”

Il gruppo si sciolse e ognuno si ritirò nella propria casa. Si sarebbero rivisti il giorno dopo.

Quella sera i cittadini, abituati ai rumori della città, riposarono magnificamente: si sentiva solo lo stormire delle foglie.

Il giorno successivo, dopo il pranzo, il gruppo si ritrovò nel cortile per trascorrere il pomeriggio a parlare e, dopo aver bevuto un caffè profumato, Lucia, senza preamboli disse:” Osimhee, spiegaci bene questa vicenda degl’immigrati che arrivano sui barconi.”

Il giovane non si fece pregare:” Molto volentieri. Cercherò di essere chiaro e sintetico. Io sono stato fortunato. In Africa quelli benestanti come me sono un’eccezione. In realtà la maggior parte vive una vita poverissima fatta di stenti. Ci sono Stati che sono perennemente in guerra per svariati motivi: religiosi, etnici, economici… Spesso e volentieri i governanti sono collusi con trafficanti. Tutti cercano di trarre vantaggi da questa situazione. In questo vi sono anche responsabilità storiche di molte nazioni europee e non solo. Pensate, molte famiglie, sempre numerose, devono vivere con un dollaro al giorno. Non vi dico poi del dramma dell’acqua. Per procurarsi l’acqua giornaliera spesso bisogna fare anche venti chilometri a piedi con taniche. Questo compito spetta sempre ai bimbi, a ragazzi e ragazze. Se, inoltre, vedeste in che condizioni lavorano, adulti e bambini, nelle miniere da dove estraggono le “terre rare”, indispensabili per creare i nostri cellulari, vi mettereste le mani in faccia per l’orrore.

L’unica alternativa è emigrare. Le famiglie fanno emigrare i giovani perché sono gli unici che possono farcela. Il viaggio è faticoso e lungo, dura molti giorni per arrivare fino in Libia o  ad altro paese. Le famiglie vendono il poco che hanno per permettere ai giovani di emigrare. In Libia cercano di attraversare con i barconi dei trafficanti i quali li taglieggiano e li sfruttano.

Non hanno alternativa. Se non ci riescono il più delle volte il rischio è la morte. Una volta in Europa, se troveranno un lavoro, potranno aiutare le famiglie. Questo è tutto.”

“ Ma allora perché vengono dipinti come delinquenti?” chiese Domenica.

“ Per diffondere la paura dell’invasione che non c’è. Certo nella massa ci sono anche dei poco di buono. Ma ditemi, quando gli italiani emigravano a milioni, erano tutti santi? Non mi pare” disse Elisa.

“Però tutta questa gente non toglie lavoro agli italiani?” incalzò Annuccia.

“Questo è un falso problema”, puntualizzò l’architetto De Rossi. “ In Italia abbiamo bisogno di manodopera, ci sono interi settori che senza immigrati non saprebbero come fare”.

Alla discussione parteciparono tutti. Volevano sapere, capire. Chiedevano notizie sulla sua famiglia e le tradizioni della Nigeria: scoprirono un mondo nuovo.

I giorni seguenti furono vissuti in allegria: chiacchierando, mangiando assieme. Elisa accompagnava Osimhee a conoscere i suoi luoghi d’infanzia, si fermavano a parlare con i borghigiani.

De Rossi si recava all’osteria assieme a Carmine a fare lunghe partite di scopone e tresette in allegre compagnie. Se lo avessero visto i benpensanti del suo ambiente si sarebbero scandalizzati. Lui aspettava questi momenti.

Tra l’altro Osimhee si dimostrò bravo nel lavoro dei campi. Discusse con Carmine delle tecniche di potatura e coltivazione. Carmine rimase meravigliato. “Ma come? Tu sei laureato e benestante e parli e lavori come se avessi sempre fatto il contadino?”

“ A me piace la terra, del resto nostro padre già da ragazzi ci mandava a lavorare nei campi dicendo:  – Dovete capire cos’è la vita e il valore dei soldi. Imparerete a rispettare quelli meno fortunati. – ”, rispose Osimhee.

Furono giorni memorabili vissuti con gioia e allegria. Elisa andò a trovare le sue amiche, sempre assieme a Osimhee. I due, vista la loro esperienza davano consigli utili ai ragazzi e ragazze per aiutarli nelle scelte degli studi. Cosa che fu apprezzata dai genitori dei giovani.

Come si sa, il tempo vola. Arrivò il momento della partenza.

Al momento di partire Giovanna disse:” Lo sapete, noi torneremo. Elisa e Osimhee appena potranno.”

Domenica,  con gli occhi lucidi, prese la parola a nome del gruppo:” Abbiamo trascorso giorni bellissimi. Soprattutto tu Osimhee ed Elisa ci avete aperto gli occhi. Sì, siamo tutti uguali a questo mondo. Questa gente cerca solo un po’ di pace.”

“Anche per me è stata un’esperienza bella e utile. Torneremo di certo”, rispose Osimhee.

“Devo aggiungere una cosa importante.-  disse Elisa –  Io e Osimhee stiamo facendo esperienza e acquisendo competenze. Tra qualche anno ci trasferiremo in Nigeria, dove fonderemo un laboratorio di ricerche e, se tutto andrà bene, creeremo una piccola azienda per creare conoscenze e posti di lavoro.”

“ In questo progetto siamo aiutati dall’azienda per cui lavoriamo che è interessata, dalla mia famiglia e dall’architetto De Rossi” disse Osimhee.”

“Si, disse De Rossi, ci stiamo già lavorando. Èuna bella idea. Siamo già a buon punto. Grazie ai fondi europei abbiamo trovato finanziamenti adeguati e, soprattutto, appoggio politico. La strada è questa. Sarà una bella cosa.”

“Tranquilli, torneranno a trovarci e verranno anche qui. Anche noi andremo a trovarli in Nigeria per seguire il progetto e andare a trovarli”,  chiuse Giovanna.

Mentre le auto si allontanavano Domenica e le altre sospirarono: “Che Dio vi benedica.”

Vittorio Mosca

 

 

 

 

 

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