“Il lavoro ben fatto consiste nel fare bene le parti nascoste”.

Così mi accoglie Domenico Ercole nella sua mitica “boita” di Caselle, dove sono stato ricevuto con grande affetto e simpatia.

Molti ricorderanno Domenico, nella sua figura professionale-volontaria di responsabile e coordinatore della locale sezione dell’A.C.L.I.- Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani.

Quanti casellesi sono passati attraverso la sua esperienza per beneficiare dei servizi che rendeva in modo eccellente a coloro che chiedevano informazioni per poter accedere alla sospirata pensione di anzianità. E chi scrive lo può dire a buona ragione, utilissima la sua indispensabile, infallibile consulenza.

Tuttavia forse molti non sanno, o non ricordano più, la sua primaria attività professionale di mobiliere ebanista. Quella attività che ancora oggi gli fa dire che “il lavoro ben fatto consiste nel fare bene le parti nascoste”.

L’ho incontrato per lasciare una memoria di questa persona così abile con gli scalpelli più diversi che, guidati dalle sua mani, hanno creato vere e proprie opere d’arte.

  • Caro Domenico, allora un po’ di storia ce la racconta? È un piacere sentire la sua voce partire da lontano, accompagnata dal gesto delle mani che pare creino tutte le opere di cui, estasiati, abbiamo visto-purtroppo-solo in fotografia. –

“ Sono un casellese doc prosegue Domenico, essendovi nato nel 1941. Ho studiato dai Salesiani di don Bosco nel collegio di San Benigno e mi sono diplomato “Maestro Ebanista” dopo cinque lunghi anni di studio e lavoro.

I miei professori erano fantastici, sapevano infonderci cultura, professione, educazione tutto insieme, secondo la caratteristica di don Bosco di cui sono un grandissimo estimatore e devoto.”

Proprio partendo da questi eccezionali insegnanti, Domenico vuole qui ringraziare tutti coloro, insegnanti prima e colleghi di lavoro dopo che gli hanno permesso di arrivare alla maestria di oggi.

Passare attraverso il suo ascolto si transita dai semplici attrezzi in uso dagli ebanisti, quali il “pialletto”e la “sgorbia”, per poi vedere come abbia costruito a mo’ di capolavoro un “tenone” ed una “mortasa”, che sono due tipi di incastri speciali a dimostrazione di come venivano costruiti i mobili artigianali. Infine una bellissima tavola in legno riproduce uno scalatore in ascesa, proprio a voler suggellare un patto con il cielo che aiuti ed inviti tutti a guardare in alto e potersi così innalzare ai massimi livelli.

Il capolavoro in assoluto di Domenico è stato il progetto e l’esecuzione della libreria monumentale presso la Scuola di applicazione d’arma dell’Esercito Italiano di Torino.

Domenico tiene a sottolineare che questi lavori lui li eseguiva come dipendente della ditta Baiano, famosissima azienda torinese che aveva anche coniato il motto con il quale sono stato accolto.

Ma aggiunge, “il sabato, la domenica e feste comandate, ero qui”, non potevo lasciare il mio legno, le mie tavole, non potevo non creare qualche cosa. Così lavoravo per privati, professionisti, aziende, che tenevano ad avere mobili, scrivanie, librerie, studi professionali, adatti al loro rango.” E qui i miei occhi si sono riempiti di altri capolavori, quali l’arredo di uno studio notarile in legno tek, ed una scala elicoidale di tre piani di eccezionale bellezza.

E così come sono stato accolto mi congedo da Domenico, non senza che lui mi mostri il quadro ritraente la Sacra Famiglia di Nazareth da cui Domenico ha sempre preso lo spunto e si è ispirato per condurre la sua vita, in particolare quella dell’ebanista.

Grazie Domenico, più “cose nostre” di così non si può: queste foto e questo scritto, rimarranno per sempre quale punta di diamante negli annali del giornale e della Città di Caselle.

 

 

 

 

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