Ha suscitato profonda commozione la scomparsa di Asclepiade “Vittorio” Guzzo, tanto che sono giunti in redazione un sacco di messaggi di cordoglio e ricordo.

Asclepiade era tutto in questo nome di ascendenza greca: l’amore per lo sport, per la sublimazione della fatica generata dalla corsa di lunga durata non potevano che assimilarlo  a Filippide,  il primo maratoneta della storia.

Vittorio Guzzo, com’era altresì  noto, dopo aver corso migliaia e migliaia di chilometri, gareggiando in anni in cui gli ironmen non erano minimamente contemplati e in competizioni  podistiche come la durissima Torino – Saint Vincent  (!), ha poi fatto da chioccia a una teoria infinita di runner casellesi, consigliando e motivando come solo lui sapeva fare.

Di seguito pubblichiamo tutto ciò che alcuni dei suoi ragazzi hanno voluto dedicargli.

Se ognuno di noi è il ricordo che lascia, è indubbio che Asclepiade sia stato un grande.

Elis

Asclepiade, che nome difficile per un uomo solare, semplice e pronto alla battuta tipica del carattere partenopeo.

Ricordo la prima volta che l’ho incontrato, mi ha visto correre e ha detto: – Vieni a correre con noi! – Da quel giorno ho corso sempre con lui.

Grande trascinatore, ma soprattutto grande atleta che ha dedicato la sua vita allo sport e ha saputo coinvolgere tutti noi nella passione per la corsa.

Fianco a fianco durante una Stratorino, per 10 chilometri non ha smesso di darmi suggerimenti per farmi resistere; facevo fatica a stargli dietro perché aveva un passo costante difficile per me da mantenere, però mi ha portato alla fine del percorso e mano nella mano abbiamo tagliato il traguardo.

Grazie Vittorio !

Vito Maggiolino

 

 

Per Vittorio ero “Pina la prof”. Per noi donne lui era semplicemente il coach, una persona che con grinta e determinazione ci ha condotte per mano e accompagnate verso quest’avventura meravigliosa che è la corsa.

Una corsa dell’anima, oltre che del corpo, la medicina di cui avevamo bisogno. Eravamo un gruppo affiatato, ci siamo accostate alla corsa in solitaria, poi in gruppo con Vittorio, e per motivi diversi: salute, noia, voglia di gettarsi i problemi alle spalle, di rimanere in forma, e Vittorio conosceva le caratteristiche di ciascuna di noi e le valorizzava.

Il mio ricordo personale nei primi chilometri dei 10.000 metri “Piano prof., non correre, respira… conserva le energie, vedrai che le acchiappi tutte…, tu sei forte in salita, tranquilla. Lo vedi? Ora sorpassa questa, poi l’altra, poi l’altra ancora…hai visto?” Per Vittorio la corsa era tecnica, cuore, amore puro, lo stesso amore che ha infuso nel gruppo. Oggi corro ancora, coach, quando riesco, e ogni corsa è dedicata a te. Volgo lo sguardo al cielo e punto l’indice verso le nuvole, quasi a toccare una stella a cui stava stretta questa terra ed ha voluto partire, alla ricerca di campi immensi, più liberi, più puri.

Grazie coach !

Pina Porzio

Quando il mio pensiero corre a Vittorio lo vedo scendere dal treno per tornare a casa dai suoi affetti e alla sua corsa, ai suoi percorsi. Dopo anni anche io ho avuto la fortuna di correre con lui, un grande atleta. Ho gareggiato nella Stracaselle 2011, vincendo un bel premio, grazie a lui che mi spronava dicendo che ero pronta. Con Vittorio oltre alla corsa si poteva parlare di tutto, ascoltava e  tirava sempre fuori il lato positivo della vita. Grazie Vittorio per tutto quello che hai insegnato a me e a tutti i tuoi ragazzi.

Antonietta Patruno

Ci conoscemmo per caso, mi portò a correre la prima volta in un caldo giorno di settembre al Lago Gioia, iniziò così la nostra avventura.

La pista di Borgaro divenne il nostro campo di battaglia; il suo metodo di allenamento, come amava chiamarlo era “breve ma intenso”, le sue urla si sentivano in tutto il quartiere, a volte pensavo di non sopravvivere, ma lui era sempre pronto ad ogni giro di pista ad incoraggiarmi, a spronarmi a fare di più. Giorno dopo giorno, al freddo, sotto la pioggia, al caldo cocente restava in piedi a controllare i miei progressi, le mie fatiche  – sì, perché erano tante…- i sacrifici che affrontavo ci univano sempre più. Ricordo ancora le lunghe chiacchierate le opere di convincimento a non mollare, alla gioia per la vita e non per ultimo le tante soddisfazioni.

Ho imparato che le vittorie vanno conquistate, anche quando senti che non ce la fai, quando pensi che non sei all’altezza, che il freddo o la stanchezza prenderanno il sopravvento, ed è allora che devi tirare fuori la grinta, quella forza che è dentro te e ti spinge a non mollare.

Questo ho imparato da lui, a non arrendermi.

Il mio coach amava la vita, una gioia che trasmetteva a chi gli stava vicino, ho avuto l’onore di conoscerlo, di vivere momenti emozionanti, di conoscere belle persone e stringere amicizie vere, di vincere delle battaglie, anche quelle che spesso si ha con se stessi, il nostro è stato un sodalizio bellissimo che porterò sempre nel mio cuore.

Di tutto questo non posso che dire …grazie coach!

Emanuela Montesuelli

Conobbi Asclepiade Guzzo  circa 15 anni fa, in un momento della mia vita, dove avevo bisogno di praticare un po’ di sano sport per uscire dalla routine quotidiana e allo stesso tempo mantenermi in forma, grazie a Anna, che mi vedeva corricchiare spesso verso Ceretta. Quando mi presentò quest’uomo, mi ritrovai di fronte una persona di una certa età con lo spirito di un ragazzino, sempre  sorridente, positivo e solare,  Con Vittori ( così mi disse di chiamarlo e cosi sempre io feci,) al principio ci vedevamo ogni tanto e corricchiavamo insieme. Fu un bel periodo quello, avevo a fianco un uomo che aveva corso per tutta una vita, un grande atleta che poco per volta riuscì a trasmettermi la passione per la corsa, uno sport sano, una vera disciplina per il corpo e la mente. Non era più solo un corricchiare, volevo qualcosa in più. Così  dopo un po’ di tempo iniziai a fare qualche allenamento  più specifico per migliorare i miei tempi nella corsa. Vittorio mi avrebbe osservato da lontano. Sempre con il suo sguardo attento correvo al Prato Fiera, al parco Mennea di Borgaro, al laghetto di Caselle. Ricordo le sue parole:” Muovi le braccia, tira su le gambe, respira lungo”. Conobbi grazie a lui altre persone, con le quali correre, confrontarmi e crescere. Per lui ero un “talento” così mi definiva, perchè io con poco riuscivo ad ottenere dei bei tempi. Ben lungi da me immaginare ciò che mi avrebbe prospettato il futuro: partecipai nel 2011 alla seconda edizione della manifestazione ” Corri con Samuele”. Non avrei mai immaginato di vincere quella gara amatoriale! Arrivai prima e non ci potevo credere. Ricordo al traguardo le lacrime di grande gioia, emozione immensa di Vittorio, per quel successo che avevo ottenuto grazie a lui.  Da allora partecipai a diverse manifestazioni podistiche, anche la staffetta femminile del 2013 che io le mie compagne vincemmo. Poi mi iscrissi  alla società dell’Atletica Balangero, dove ottenni dei bei risultati nelle gare di società alle quali riuscivo a partecipare compatibilmente con la gestione del mio lavoro in ospedale.  Vittorio era il mio coach, ma non solo,  mi resi conto che  quell’uomo con il tempo era anche divenuto come un padre, al quale chiedere suggerimento, sfogarsi e raccontarsi la vita. Lui riusciva sempre a spronarmi ed anche nei momenti tristi riusciva a tirar fuori la leggerezza del suo bel carattere. Con il passare del tempo Vittorio ha sempre mantenuto la sua passione e anche quando non ha più potuto correre continuava a camminare, finchè la pandemia non  lo ha costretto  a casa.  Poi è giunta la malattia. Quando le cose  si sono aggravate, me ne sono presa cura non solo come sanitario ma  come un padre. Purtroppo la sua mancanza non potrà colmarla nessuno: un uomo unico e irripetibile. Sono certa che lui ora è sereno, ci è vicino comunque, facendoci sentire ugualmente la sua presenza con quella risata che lo caratterizzava. Grazie Vittorio, grazie coach per tutto ciò che hai fatto per ciascuno di noi. Sarai sempre nel nostro cuore. Con affetto

Angela D’Auria

 

Ho conosciuto Guzzo – io l’ho sempre chiamato per cognome, in un ormai lontano settembre 1979 – decidendomi finalmente di dare retta alla mia Dottoressa Silvana Costa, che mi consigliava, per la mia salute cagionevole, di fare un po’ di “moto”.

Così quella sera mi misi tuta e scarpe da ginnastica alla volta del Prato Fiera, con l’intenzione di fare 10 giri intorno al prato, ignorando allora la distanza percorsa, in seguito, quando il prato fiera divenne il mio principale campo di allenamento, la distanza divenne ben nota, 525mt. e non solo quella, ogni buca ogni dosso: quasi la posizione di ogni singola pietra mi diventò presto familiare.

Quella sera vidi altre persone che correvano, a passo decisamente più spedito del mio, fu una di queste persone che quando io finii stremato i miei primi 10 giri mi disse “Ciao giovane, vuoi gareggiare domenica?” Io ragazzo 14 enne guardai questo signore allora 42enne un po’ stupito, ma il suo modo allegro di fare, la sua simpatia mista a cordialità e comunque sempre educazione, mi convinse ad accettare, anzi non mi fermai li. Infatti appena dopo la gara svoltasi la domenica successiva a Borgaro, dove arrivai intorno alla 300esima posizione ma già soddisfatto di correre i 10km del percorso senza fermarmi, Guzzo mi portò nella società per cui gareggiava allora (Ecoitalia) e fece iscrivere anche a me.

Così nacque la mia più grande passione, correre, trasmessa da un uomo fantastico che ha sempre amato questo sport ed ha allenato tantissimi atleti, casellesi e non.

Dopo anni io divenni un atleta vero, mi presi anche soddisfazioni perché vinsi non poche gare, tutto grazie a lui, al rapporto speciale che si instaurò tra me e quell’uomo: padre e figlio per età, ma amici e compagni di allenamento all’atto pratico.

AsclepiadeGuzzo , per molti Vittorio – io, ribadisco, per me sarà sempre Guzzo – nacque a Caserta nel 20/11/1937; a 19 anni prese il diploma di Perito Agrario e si trasferì a Milano per lavorare alla Cucirini Cantoni, dove conobbe una donna che poi diventò sua moglie, Letizia.

Nel 1969 venne trasferito alla Cucirini Cantoni di Torino e quindi diventò cittadino casellese.

Nel 1970 per scommessa, senza mai aver corso a piedi 1 solo km accettò di iscriversi alla Torino – Saint Vincent, gara di 100 km che oggi si chiama “la 100km delle Alpi”.

Così senza scarpe adeguate né un supporto tecnico, né adeguata alimentazione, né un minimo allenamento partì per questa storica ultra-maratona. Si fermò poi per sfinimento a Point San Martin, fu necessario prenderlo di peso e sdraiarlo in auto per poterlo riportare a casa ma dopo quell’audace tentativo finito male Guzzo iniziò ad allenarsi seriamente e da li in avanti né la pioggia, né il vento, né il rigido freddo dell’inverno avrebbero potuto frenare i suoi allenamenti: Guzzo divenne un podista.

La 1° squadra a cui si iscrisse fu la “SUPERTEX” di Caselle, con questa squadra iniziò a gareggiare. Dopo un po’ di anni, verso il 1975 cambiò squadra e passò all’allora nota Ecoitalia di Torino, squadra che aveva al suo interno atleti molto forti di fama internazionale come Massimo Strenghetto e Donato D’Auria.

Nel 1983 partecipò attivamente alla fondazione della squadra casellese dei Pascià, nata dall’unione dei parecchi atleti casellesi che gareggiavano per squadre diverse. Nei Pascià Guzzo coprì il ruolo di segretario e preparatore atletico per i giovani, infatti i Pascià subito dominarono il settore giovanile amatoriale provinciale, molti giovani atleti vincevano nelle loro rispettive categorie, atleti che in seguito si affermarono anche in campo regionale.

L’atmosfera dei Pascià divenne quella di una famiglia. Si organizzavano delle gare sociali che sicuro sono un rimpiantoper chiunque abbia avuto la fortuna di viverle. Anni sereni, felici e soprattutto sani in uno sport che era sport per davvero.

Guzzo divenne l’allenatore di Caselle e tantissima gente gli chiedeva supporto e consigli. Lui amava definirsi più un “trascinatore” che un allenatore, perché amava affiancare i ragazzi che allenava per tutto l’allenamento, dedicava insomma tutto il suo tempo a loro.

Negli anni ’90, dopo lo scioglimento della squadra casellese, passò all’Atletica Balangero, dove rimase fino al termine del suo impegno agonistico, ossia il 2000. Continuò però a correre e ad accompagnare molti aspiranti atleti fino al 2017. Negli ultimi anni la sua attenzione si rivolse soprattutto ad atlete di genere femminile che lo contattavano per avere consigli su come rimettersi in forma.

Nel 2007 perse la sua adorata moglie Letizia, grande donna che per tutta la vita ha sopportato e sempre assecondato la sua intensa passione sportiva.

Guzzo ha percorso nella sua vita circa 300mila km, ha dedicato la sua vita a questo sport e ai giovani come me a cui l’ha trasmesso, tutto questo solo per passione senza mai chiedere un minimo compenso.

Asclepiade Guzzo detto Vittorio ci ha lasciati, forse si è lasciato morire poiché un batterio l’aveva obbligato a non muoversi quasi più, anche se il suo fortissimo cuore ha continuato a lottare oltre ogni limite umano. Probabilmente abituato alle ripetute, ai cambi di ritmo, stava cercando di superare anche questo ultimo estremo allenamento.

Ora Guzzo può correre libero, può sorridere come ha sempre fatto con la sua straordinaria e contagiosa positività. Ci mancherai Guzzo, ma un giorno ci rivedremo. Ciao.

Tony

 

 

 

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