Per avere un bosco ancora più verde

La speranza che possa riaprire il nostro Oratorio

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L’argomento oratorio, è stato al centro dell’attenzione di chi ha seguito i vari giornali e le notizie in questo caldo agosto. Anche noi abbiamo voluto incontrare il nostro parroco, don Claudio per conoscere da lui la vicenda, dopo che era uscita la notizia su alcune testate locali. Tuttavia il tema “oratorio” ci ha riproposto alla memoria, i molti pezzi che comparivano proprio su “Cose Nostre” negli anni che furono. Era molto bello ed interessante leggere quelle notizie, sempre piene di iniziative di questo o di quell’altro gruppo. Poi…poi si è frapposto il tempo e ed è cambiato tutto.

Oratorio, in origine stava ad indicare il luogo dove si trovavano i membri di una confraternita e forse il primo oratorio venne istituito da San Filippo Neri intorno al 1500. In tempi più moderni riprese con vigore questa idea il grande Santo piemontese, amato da tutti, anche dai non cristiani: San Giovanni Bosco, don Bosco per i più. E così nacquero gli “oratori” in tutte le chiese d’Italia. Caselle beneficiava di questa grande, bellissima istituzione nelle sue due parrocchie di un tempo. Da sempre affidato alla responsabilità del parroco locale, il quale si avvaleva di operatori pastorali al fine di poter svolgere tutte quelle attività ricreative, ma non solo, che sono proprie di questo istituto. Oggi, passando da via Gibellini o da Via Guibert, non sentiamo più il vociare dei ragazzi che fra una partita di pallone e l’altra, riuscivano a trascorrere un pomeriggio intero.

Covid19, nuove normative, cambiamenti vari a tutti i livelli hanno portato a questo silenzio. Tuttavia, non possiamo nascondere i “rumors” dei cittadini, delle mamme, e degli stessi ragazzi, a cui manca proprio questo tassello così importante che univa la vita scolastica con lo svago, alla luce di un sano momento ricreativo di relax e soprattutto di guida umana e spirituale. Proprio come soleva dire don Bosco: i “giovani devono diventare buoni cristiani e onesti cittadini”. Chiacchierando quindi con Don Claudio, abbiamo chiesto come e se si potrà pensare di ricreare quella vita, quella gioventù vociante, quel “Bosco più verde” proprio come era stata battezzata la comunità di ragazzi dell’oratorio.

Don Claudio, al di là delle difficoltà economiche di cui parliamo in altra parte, cosa pensi si possa fare o ideare per riprendere l’attività dell’oratorio? Non è pensabile, viste le difficoltà economiche di mantenimento della attuale struttura, di riproporre una sorta di oratorio sullo stile del”Bosco più verde” di un tempo?“ –“ L’Oratorio come “laboratorio educativo, ricreativo, centro di aggregazione” più che una istituzione è il frutto, il risultato dell’impegno di tutta la comunità. Certo, ha dei responsabili: il sottoscritto, gli educatori, alcuni volontari. Ma deve vedere  innanzitutto l’interesse, e poi l’impegno della comunità. Il “bosco più verde”, ad esempio, degli anni ’70-’80 era il frutto di questo impegno. È vero, c’era anche una situazione ben diversa: l’Oratorio era spesso il più importante polo di attrazione dei giovani e meno giovani. Spesso era ben presente e trainante la figura di un viceparroco (detto anche “teologo”). Col tempo, specialmente negli ultimi decenni, è venuta a mancare questa figura che, in parte, viene sostituita da educatori, volontari o dipendenti di una cooperativa. Ma il vero nocciolo è questo: la comunità è convinta che l’Oratorio è importante, che ha una funzione non secondaria nella sua vita? Se sì, quali risposte di impegno è disposta a offrire, a mettere in gioco? È vero: negli ultimi mesi si sono aggiunti non pochi problemi (Covid 19 e altro…).Ma la volontà è quella di riprendere, per quanto ci è concesso, la vita dell’Oratorio e nell’Oratorio. Questa vita, un po’ con il fiatone, non è venuta a mancare anche in questo periodo.”

Conoscendo la caparbietà del nostro Don, siamo certi che ce la metterà tutta per far sì che si ricrei un bell’oratorio, pieno di ragazzi, di mamme, di operatori che sapranno attrarre a loro e con loro, i tanti ragazzi oggi un po’ troppo soli. Confidiamo dunque nella Provvidenza, proprio come ha sempre fatto un altro grande santo torinese, San Giuseppe Cottolengo che diceva: “Tutto viene dalla mano di Dio, sia il tanto che il non tanto. La divina provvidenza non è mai mancata a chi spera in lei; lapProvvidenza ha mille modi da provvedere”.La volontà di don Claudio, il sostegno di tanti cittadini casellesi e l’immancabile provvidenza, si fonderanno insieme e da quelle che oggi possono sembrare macerie, nascerà un “bosco più verde ancora”.

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