Se dobbiamo proprio scovare qualcosa di buono portato dalla pandemia, possiamo trovarlo in un rinato interesse per le attività all’aperto e per la mobilità sostenibile. La bicicletta soprattutto, complice anche il bonus mobilità proposto dal Ministero per l’Ambiente, che dovrebbe entrare nella sua fase operativa a partire dal 19 ottobre, data in cui sarà possibile accreditarsi sull’apposita applicazione web. E in effetti le biciclette negli ultimi mesi sono andate a ruba, tanto che era diventato impossibile trovarne una da acquistare. Tutte queste bici si sono viste in giro, nei parchi e nelle strade del weekend. Ma sono state usate anche per la mobilità urbana, per andare al lavoro, a far la spesa e svolgere le normali attività quotidiane? Secondo la sindaca di Torino Chiara Appendino non ci sono dubbi e i dati relativi alla città subalpina parlano chiaro, riportando un aumento dell’utilizzo della bici rispetto all’anno precedente pari al 22%, un dato assolutamente straordinario. C’è voluta la pandemia insomma per far capire ai torinesi ciò che gli esperti del settore sostengono ormai da anni: se teniamo conto anche dei tempi necessari per trovare un parcheggio, è dimostrato che la bicicletta è più veloce dell’automobile, su percorsi urbani al di sotto dei dieci chilometri.

La bicicletta non solo permette, nelle metropoli congestionate, di risparmiare tempo, ma consente di fare del moto gratuitamente. In un mondo che obbliga ad una vita sempre più sedentaria, per poi rivendere a prezzi salatissimi la forma fisica, non è cosa da poco. Pedalare è un’ottima attività per scuotere l’organismo dal torpore, mettendo in subbuglio i mitocondri, potentissimi motorini biologici, proteggendoci da insidiose malattie come ipertensione, sovrappeso, stress. Inoltre, nell’attuale situazione sanitaria, la bicicletta è forse il mezzo più sicuro per spostarsi in città, quando invece i mezzi pubblici possono diventare un anello critico della catena di prevenzione del contagio. Non sono un frequentatore abituale dei mezzi pubblici, ma una mattina mi è capitato di dover prendere l’11 in via Cecchi a Torino. Mi aspettavo un controllo all’ingresso, che limitasse il numero dei passeggeri ma non ho trovato nulla. Anche con il divieto di occupare sedili vicini, l’assembramento di passeggeri in piedi nel corridoio era incredibile. E pensare che mancavano ancora gli studenti.

Ma di cosa deve tener conto chi ha deciso di abbondonare l’auto e i mezzi pubblici per trasformarsi in ciclista urbano? Della sicurezza prima di tutto. Pedalare nelle nostre città può essere pericoloso, perché il ciclista è un elemento debole della circolazione, l’ultimo anello della catena stradale, insieme al povero, maltrattato e bistrattato pedone. Il ciclista è innocuo per i veicoli a motore, e come tale non viene preso in considerazione in un sistema dove vige la legge del più forte. Essere consapevoli della propria condizione di inferiorità è il primo passo per una seria autodifesa stradale. Quando si pedala, è necessario essere sempre vigili e prudenti, non solo rispettando le norme stradali, ma cercando di prevedere ogni possibile infrazione altrui. Incidenti che sarebbero banali per un automobilista, protetto dalla carrozzeria dell’automobile, possono avere conseguenze serie per un ciclista. Per questo il ciclista deve segnalare sempre, in modo da non dare adito a dubbi, le proprie intenzioni, soprattutto i cambi di direzione e le fermate ed essere adeguatamente illuminato quando pedala al buio. Le statistiche ci dicono che molti incidenti, anche quelli che coinvolgono i ciclisti, avvengono mentre si rincasa, vicino alla propria abitazione. Come se, una volta quasi a casa, ci si sentisse liberi dall’essere prudenti. Chi pedala deve usare le vie ciclabili, quando sono presenti, In realtà questo – e pochi lo sanno – non è solo un consiglio ma un obbligo: in presenza di una ciclovia il ciclista ha l’obbligo di utilizzarla e in caso di incidente potrebbe avere comunque torto se si trova al di fuori di essa. Ma non è sempre facile pedalare sulle ciclabili, che molto spesso vengono utilizzate dagli automobilisti come aree di parcheggio più o meno temporaneo. Alcune importanti innovazioni per la mobilità ciclabile urbana sono state introdotte nel cosiddetto decreto semplificazione 76/220, di cui ci occuperemo in uno dei prossimi numeri.

Luigi Bairo

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