Il 22 novembre 1963 il presidente degli Stati Uniti d’America, John Fitzgerald Kennedy, venne assassinato a Dallas, in Texas, durante una sfilata. Accanto, sua moglie Jacqueline in una limousine decappottabile. Poco dopo l’attentato venne arrestato in un cinema vicino al luogo dell’accaduto Lee Harvey Oswald, un ragazzo di ventiquattro anni filo castrista. Accusato in un primo momento di aver ucciso un poliziotto a Dallas, venne successivamente accusato anche dell’omicidio del presidente. Oswald si dichiarò sempre innocente, ma non ebbe il tempo di difendersi dalle pesanti accuse in quanto due giorni dopo fu lui stesso ad essere ucciso in segno di vendetta per mano di Jack Ruby. Ruby, si scoprì in seguito, che aveva avuto rapporti con la mafia italo-americana e ciò fece nascere le prime teorie del complotto. Seguirono tre inchieste ufficiali, quella dell’FBI nel 1963, quella della Commissione Warren del 1964 e quella dell’United States House Select Committee on Assassinations del 1979. Il resoconto finale della Commissione Warren divenne la cassa di risonanza per le teorie sul complotto, in quanto escluse ogni responsabilità interna ed esterna al fatto, assegnando il ruolo di deus ex machina dell’omicidio al solo Oswald.Le versioni del complotto sono state molteplici, alcune popolari, altre logiche e condivisibili e altre ancora strampalate e che hanno dell’incredibile. Ci si interrogò su chi desiderasse la morte di JFK e quale fosse il loro movente. Il vicepresidente Lyndon Johnson (successore proprio di Kennedy alla presidenza e istitutore della Commissione Warren) e il suo entourage vennero accusati di volerlo sostituire al potere e di non aderire alla sua politica progressista. L’FBI, ovvero l’agenzia investigativa di polizia federale, il cui capo J. Edgar Hoover venne accusato di ambiguità e di timore per una sua rimozione. La mafia italo-americana, Cosa Nostra, duramente osteggiata dal fratello e ministro della Giustizia Robert Kennedy, anch’egli poi assassinato. I petrolieri texani preoccupati dell’aggressiva politica fiscale che il presidente aveva intenzione di applicare nei loro confronti. I dirigenti della Federal Reserve Bank che si sentivano minacciati dalla direttiva 11110 con la quale si sosteneva l’illegalità di alcune procedure finanziare e la necessità dell’intervento del governo nella stampa delle banconote. Il Ku Klux Klan per leposizioni a favore della segregazione razziale. Il Pentagono e i vertici dell’esercito contrari a un ritiro delle truppe dal Vietnam e ad un accordo diplomatico con l’Unione Sovietica di Kruscev. La NASA, l’agenzia governativa spaziale, perché spaventata dall’intenzione di Kennedy di un riesame delle classificazioni di tutti i files del reparto di spionaggio UFO riguardante la sicurezza nazionale con la conseguente volontà di divulgare questi dati a tutto il paese. Fidel Castro per vendicare i tentativi di attentato orditi nei suoi confronti dalla CIA. Il KGB, i servizi segreti russi, per riequilibrare la situazione dopo la crisi missilistica cubana avvenuta l’anno precedente. Questi i principali protagonisti delle teorie del complotto, anche se ve ne furono molti altri. Nel corso degli anni, comunque, non emersero mai prove evidenti del loro coinvolgimento nell’attentato.
Ad alimentare dubbi e perplessità sulla versione ufficiale, oltre all’incredibile dinamica balistica che ebbe il proiettile il quale entrò nella schiena del presidente americano, per uscire dalla sua gola e colpire prima il dorso, poi il polso ed infine la coscia di John Connally (governatore del Texas anch’esso seduto nell’automobile presidenziale), ci fu una lunga sequenza di morti misteriose.
La morte che destò maggiori sospetti fu senz’altro quella dell’attrice hollywoodiana Marilyn Monroe, la quale si presume avesse avuto una relazione sentimentale con il presidente Kennedy. Alle tre e mezza di notte del 5 agosto 1962 fu trovata distesa nel suo letto priva di vita dal suo psicanalista chiamato dalla governante preoccupata del fatto che non riuscisse più ad entrare nella stanza. Fu dichiarato che la causa della morte fosse stata un’overdose di barbiturici. Molti aspetti si rilevarono poco chiari però. La posizione del corpo, il malfunzionamento dell’impianto idrico della camera, l’assenza di un bicchiere per ingerire le quaranta pasticche ritrovate nel suo stomaco, il comportamento della governante tenuto in seguito al decesso. Alcuni sostennero che la morte di Marilyn Monroe fosse un avvertimento per Kennedy da parte della mafia.
Almeno altre tre furono le morti ricoperte da un alone di mistero. Quella di Mary Pinchot Meyer, ex moglie del direttore dell’Ufficio disinformazioni della CIA Cord Meyer e presunta altra amante di Kennedy, uccisa da due colpi di pistola a Washington il 12 ottobre 1964. Il colpevole non fu mai trovato. Quella di Dorothy Kilgallen, giornalista dell’International News, che in carcere intervistò Jack Ruby, la quale fu trovata esanime nella sua casa di Manhattan in seguito all’ingestione letale di alcool e barbiturici l’8 novembre 1965. Due giorni prima della morte avrebbe telefonato al fidanzato per dirgli che era in possesso di una clamorosa notizia, ma che per ora non poteva aggiungere altro. Infine la morte fulminante per cancro di Jack Ruby prima dell’inizio del processo per l’omicidio di Oswald. Nel corso degli anni si susseguirono una serie di interviste e di rivelazioni di diversi personaggi che ruotavano attorno a coloro che erano coinvolti e che gettarono più ombre che luce sul caso. Non ultima fu quella della first lady Jacqueline Kennedy e dei suoi nastri registrati nei quali identificò Lyndon Johnson e la lobby dei petrolieri e uomini d’affari texani come i mandanti dell’assassinio del marito.
Dal 1964 ad oggi sono emersi una moltitudine di nuovi elementi, soprattutto con la declassificazione completa dei documenti la quale, tra le cose più importanti, ha reso pubblico l’intervento della CIA nel celare informazioni alla commissione Warren. Il prossimo rilascio di materiale ancora classificato sarà previsto proprio per il 2021.
Numerosissimi sono stati i libri sul caso Kennedy. Se ne contano più di millesettecento. Un romanzo di uno scrittore contemporaneo a me caro, Stephen King, scrisse nel 2011 una storia fantasiosa dal titolo proprio “22/11/63”, in cui il protagonista tornava indietro nel tempo con l’intento di far evitare l’uccisione di Kennedy. Nel 2016 fu prodotta anche una miniserie televisiva tratta dal libro. Ci sono stati anche diversi film, forse il più famoso di tutti fu quello del 1991 girato da Oliver Stone dal titolo emblematico “JFK – un caso ancora aperto”, il quale risvegliò l’interesse dell’opinione pubblica sulla vicenda.
È ormai stato assodato che numerosi avversari di Kennedy avrebbero tratto particolari vantaggi dalla sua scomparsa. La CIA, la mafia, l’FBI, i ricchi produttori di armi, lo stesso suo successore alla presidenza, Lyndon Johnson il quale una volta insediatosi alla Casa Bianca modificò completamente la linea politica, consolidando la presenza americana in Vietnam, congelando il dialogo con l’URSS e interrompendo i controlli sulla CIA e sui magnati delle banche e dell’alta finanza.

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